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I viaggi della memoria: capire il dolore di Auschwitz

Il lavoro dell’associazione Deina, nata per fare memoria coltivando, tra i ragazzi, il suo indelebile legame col presente.

Un giorno per ricordare la Shoah. Una data in cui fermarsi a riflettere, commemorare, rivedere la storia. E se ne parlassimo il giorno dopo? E poi anche il mese successivo? E magari ci preparassimo per un viaggio nei luoghi della memoria? Ecco come l’associazione Deina cerca di uscire dallo schema della commemorazione, facendo la storia sui luoghi che la custodiscono. Nata cinque anni fa, l’associazione si propone infatti di fare educazione attraverso il viaggio, attraverso un’esperienza condivisa, di comunità. Ne abbiamo parlato con Elena Bissaca, socia fondatrice di Deina.

“Lavoriamo con l’educazione non formale e il viaggio diventa uno strumento educativo proprio per l’esperienza fuori dall’aula scolastica. Ora organizziamo anche viaggi di istruzione su diverse mete costruiti con laboratori in classe prima di partire e un percorso sulla storia del 900 durante il viaggio, per analizzare momenti storici diversi. Per esempio, nel viaggio a Berlino visitiamo il campo di Sachsenhausen ma anche il Muro, a Praga il campo di Terezin ma parliamo anche del 68. Andiamo anche a Barcellona per concentrarci sulla guerra civile spagnola e a Sarajevo e Srebrenica per riflettere sulla guerra degli anni 90. In ogni caso, durante il viaggio stimoliamo il ragionamento e lo scambio per riflettere su cosa significa visitare, qual è il valore della memoria e quali ripercussioni ha sul presente, a cominciare da temi vicini ai ragazzi come il razzismo e la responsabilità”.

Quali sono le difficoltà che incontrano generalmente i gruppi durante questi viaggi della memoria?

“La cosa più sconvolgente per i ragazzi è non provare abbastanza dolore. Quando arrivano ai cancelli di Auschwitz non trovano l’impatto emotivo che si aspettavano e questo ha una ricaduta fortissima su di loro. Allora li stimoliamo a parlarne, a confrontarsi per evitare il rischio dell’incomunicabilità, soprattutto una volta rientrati a casa. Deina si concentra molto sul percorso di restituzione di quanto i ragazzi, o meglio ognuno di loro ha visto e sentito in questa esperienza, per fornire loro degli strumenti utili a fare un racconto. E questo crea un forte legame, una vera e propria comunità di chi ha viaggiato insieme”.

Il giorno della memoria o il viaggio della memoria?

“Il giorno della memoria spesso rientra nella categoria dei momenti imposti: alcune scuole ripetono le stesse cose ogni anno, altre non fanno niente, per i ragazzi spesso è qualcosa di noioso. Credo si debba rompere lo schema. Ecco perché noi introduciamo sempre questi temi con la visione delle prime scene di Bastardi senza gloria di Tarantino: parla di coraggio e della categoria grigia del complice. Poi ci focalizziamo sui carnefici, specie se sono uomini comuni. Con queste figure non si entra in empatia, come con le vittime, ed è più interessante cercare di trovare risposte sulla natura dell’essere umano. Che è capace di fare cose meravigliose e mostruose”.

Spesso i viaggi della memoria e il turismo nei campi di concentramento sono criticati come banalizzazione della Shoah e di quei luoghi così terribili.

“Certo, vedere Auschwitz recensito con le stelline su Trip Advisor come un ristorante è scioccante. Come è terribile se il viaggio diventa turismo. Quello che Deina cerca di fare è creare una rottura col quotidiano e intraprendere un vero e proprio viaggio. Spesso per i ragazzi il passaggio da Auschwitz ha il valore di un romanzo di formazione: capire il dolore di Auschwitz significa, per loro, diventare adulti. Spesso non si sentono in grado di capirlo veramente, delusi, come dicevo prima, dei sentimenti che provano davanti a quel cancello, simbolo della sofferenza. Ma questo scontro con la storia fornisce loro strumenti per ragionare su contesti più piccoli, su ciò che hanno intorno. L’Olocausto allora diventa un modello con cui confrontarsi nella riflessione sul presente”.

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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