Cultura
Il 25 aprile a Milano, una mostra, tre archivi e otto storie

L’esposizione online ViteAttraverso, nata dalla collaborazione degli archivi Cdec, Intesa San Paolo e Golgi Redaelli

Tre archivi, otto storie e una mostra per raccontare la liberazione. Si intitola ViteAttraverso: storie,
documenti, voci di ebrei milanesi nel ‘900 la mostra realizzata da Fondazione CDEC, Archivio Storico Intesa Sanpaolo e ASP Golgi Redaelli che inaugura oggi online. Un lavoro interessante che intreccia documenti di tre archivi diversi e che riesce a restituire al pubblico il racconto di otto famiglie ebraiche milanesi che, in circostanze diverse, subirono la discriminazione delle leggi antiebraiche e a partire dall’8 settembre 1943 la persecuzione nazi-fascista. Le famiglie raccontate sono Caminada, Dana, Levi, Lopez, Luzzatto, Molho, Pardo Roques, Schwarz.

“L’archivio di Banca Intesa conserva il Fondo Egeli, l’Ente Gestione e Liquidazione Immobiliare del governo fascista, che si occupava della gestione delle attività di confisca dei beni di proprietà ebraica”, spiega Carla Cioglia, curatrice della mostra per l’archivio storico Intesa San Paolo. “Il fondo conserva pratiche nominative di 1400 persone sottoposte alla confisca e anche informazioni successive, soprattutto da parte degli eredi che hanno cercato di recuperare i beni di famiglia. Grazie alla rete Milano Attraverso, che coinvolge e mette in relazioni gli archivi, abbiamo trovato alcune convergenze tra i fondi e abbiamo cominciato a lavorare per trovare delle storie intrecciate nei tre archivi. Così è nata la mostra”.

“Non abbiamo moltissimo”, spiega Francesco Lisanti dell’archivio ASP Golgi Redaelli “Sono sei buste per circa un migliaio di documenti in cui si trovano le segnalazioni di aiuti alla sussistenza alla comunità ebraica e poi, dopo la guerra, agli ex internati italiani e non. C’è stata anche la collaborazione di qualche altro archivio che ha permesso di aggiungere informazioni alla storia complessa delle otto famiglie che abbiamo scelto di narrare”.

Così comincia l’avventura, che poi si è dipanata in un lavoro iniziato lo scorso settembre e arrivato alla sua esposizione oggi. Ma non alla sua conclusione, perché l’obiettivo dei curatori è proprio quello di proseguire e di fare di questa piattaforma un luogo di conoscenza, a partire dalla data del 25 aprile. “Il Cdec ha fatto da tessutto connettore a queste vicende, soprattutto l’archivio fotografico”, spiega Laura Brazzo, “Di queste persone avevamo informazioni generiche che si sono arricchite nella collaborazione con gli altri archivi e per contro noi come Cdec abbiamo potuto dare spessore alle storie grazie a testimonianze e fotografie. Siamo riusciti inoltre a contattare tutte le famiglie di cui abbiamo scelto di parlare e tutte hanno collaborato alla mostra attivamente, fornendo anche foto private e addirittura anche nuovi Fondi donati all’archivio Cdec. L’archivio Cdec in effetti è stato decisivo per dare spessore al racconto e il lavoro precedentemente fatto sulle foto che sono qui conservate è stato fondamentale per avere accesso al contesto”.

Un racconto, come abbiamo detto, da seguire online, decisamente ricco. Ogni storia è suddvisa in sei parti e il visitatore è libero di seguire il percorso proposto o di crearne uno su misura, con eventuali approfondimenti specifici sulla storia o sulla città.

ViteAttraverso: storie, documenti, voci di ebrei milanesi nel ‘900


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