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Cultura
Il Babyn Yar Holocaust Memorial Center

Il memoriale verrà realizzato sul luogo dell’eccidio del 1941

Sono trascorsi quasi ottant’anni dal tragico 28 settembre 1941 in cui migliaia di ebrei furono condotti con i loro beni e documenti presso un burrone nei pressi di Kiev e qui uccisi dai nazisti a colpi di mitragliatrice. Le esecuzioni durarono due giorni e più di centomila persone vi persero la vita, tra cui migliaia di rom, prigionieri di guerra e civili sovietici, insieme alla maggior parte della comunità ebraica della capitale ucraina.
Eppure, non esiste ancora alcun museo che ricordi quello che è stato uno dei più famigerati massacri della seconda guerra mondiale. Anzi, fino a tempi relativamente recenti lo stesso luogo preciso degli omicidi era stato tenuto nascosto. Presto però non sarà più così. Come racconta il Jerusalem Post in un articolo scritto in collaborazione con lo stesso Babyn Yar Holocaust Memorial Center, nell’area del burrone di Babyn Yar sorgerà un vasto complesso museale, comprendente una dozzina di edifici in memoria delle vittime ebree e non del massacro e dei circa 1,5 milioni di ebrei assassinati in simili sparatorie di massa naziste in Ucraina e nell’Europa orientale.

Secondo i piani, che sono stati resi noti nelle settimane precedenti l’ultima Giornata della Memoria, il centro includerà sia un museo sul massacro di Kiev, sia uno spazio espositivo dedicato a tutti gli ebrei ucraini e dell’Europa orientale. Accanto a una struttura destinata ad accogliere i nomi delle vittime, che tutti potranno eventualmente contribuire ad aggiornare, sorgerà un centro religioso e spirituale che comprenderà una sinagoga (la cui apertura è prevista per i prossimi mesi), una chiesa e una moschea, un polo di ricerca scientifica e didattica, un centro multimediale con archivio digitale di libri, materiali d’archivio e foto, uno spazio educativo e ricreativo destinato ai bambini, un centro informazioni e uno spazio conferenze. Il primo dei centri espositivi dovrebbe aprire entro il settembre 2021, mentre il termine dei lavori è previsto entro i prossimi tre anni.
Il Jerusalem Post si è confrontato con il direttore artistico dell’ambizioso progetto, il regista russo Ilya Khrzhanovsky, e con diversi membri del suo team, che ne hanno illustrato caratteristiche e unicità rispetto a iniziative dello stesso genere. Tra gli esperti interpellati, il professor Robert Jan van Pelt dell’Università di Waterloo, uno dei massimi studiosi di Auschwitz, ha sottolineato quanto a differenza di altri famosi musei sull’Olocausto, che non si trovano in luoghi direttamente collegati agli eccidi, il Babyn Yar Holocaust Memorial Center sorgerà sul luogo stesso in cui sono state commesse le atrocità. «L’ambizione di Babyn Yar è quella di essere un museo dell’Olocausto che si occupi sia del luogo e di quanto vi è accaduto, sia di un problema più ampio: la storia degli ebrei dell’Europa orientale», spiega van Pelt, secondo cui Babyn Yar sarà destinato non solo a commemorare il modo in cui morirono gli ebrei, ma anche a ricordare come vivevano prima dell’Olocausto.
Secondo Anna Kamyshan, alla guida del dipartimento di architettura e design BYHMC, poiché il museo si troverà sul luogo degli omicidi, sarà importante anche mostrare il dovuto rispetto per il luogo durante la costruzione: «Dobbiamo trovare un modo per non disturbare la terra».

Un altro punto evidenziato dai responsabili del Babyn Yar Holocaust Memorial Center è che questo sarà il primo grande museo dell’Olocausto nato senza l’intervento della generazione dei sopravvissuti, fondamentali con la loro testimonianza per la costruzione dei principali musei della Shoah. Negli altri casi «tutto era stato guidato dai sopravvissuti e i sopravvissuti e l’idea della testimonianza erano stati essenziali. In questo caso tutto ciò non sarà possibile. Siamo arrivati troppo tardi. Babyn Yar è in qualche modo il primo tipo di museo commemorativo dell’era post-sopravvissuti», sottolinea van Pelt. Gli fa eco Khrzhanovsky, secondo il quale la sfida qui sarà quella di costruire un ponte, una connessione emozionale con il passato.
Sono dedicate al tema fondamentale della testimonianza e della memoria anche le riflessioni del professor Troy Conrad Therrien della Columbia University, capo curatore di Architettura e iniziative digitali al Solomon R. Guggenheim Museum, secondo il quale «abbiamo a che fare con una cultura che deve ancora fare i conti con l’Olocausto». Al momento, il sistema educativo ucraino dedica pochissimo tempo all’insegnamento dell’Olocausto e da recenti sondaggi condotti nell’ex Paese sovietico risulta che secondo il 68% degli intervistati il ricordo dei genocidi del XX secolo sta svanendo dalla coscienza del pubblico, mentre appena il 16% dei residenti sa che oltre un milione di ebrei sono stati uccisi nelle loro case durante l’Olocausto.

 

 

Camilla Marini
collaboratrice

Camilla Marini è nata a Gemona del Friuli (UD) nel 1973, vive a Milano dove lavora da vent’anni come giornalista freelance, scrivendo prevalentemente di cucina, alimentazione e viaggi. Nel 2016 ha pubblicato la guida Parigi (Oltre Edizioni), dove racconta la città attraverso la vita di otto donne che ne hanno segnato la storia.


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