Voci Ebreo Non Ebraico
Il Pesah Virale: un’avventura dell’ENE, Conte di MonteKosher

ENE, l’Ebreo Non Ebraico, è tornato. E ci porta con lui nel mirabolante mondo dei preparativi per l’imminente seder. Leggete con attenzione: abbiamo un compito da assolvere…

L’ENE ama Pesah. Per lui non c’è celebrazione più bella e giusta in tutto il Lunario.

Gli piaceva anche quando non riusciva a trovare l’afikomen.
In realtà la mamma gli dava doppia razione di uova sode e polpettone se permetteva ai cuginetti di vincere il premio – e lui ci stava. Tanto, poi, mentre i grandi litigavano per futili motivi, come a ogni fine seder che Mosè comandi, l’ENE bambino si ripigliava tutto – a Poker Ebraico, e barando, naturalmente. Ma questa è un’altra storia , ed è solo per abbonati.

Di Pesah l’ENE ama soprattutto il Seder.

Fra ricordi di famiglia stretta e allargata, e aneddoti che risalivano quasi fino a quando i Fiandra si chiamavano ancora solo Aboav; fra giochi infantili e prime cotte; fra tremori da “ma nish ta nà” e machismi da “ChiSapesseChIntendesse”; fra sbagli di pronuncia e tormentoni: “Ah, l’Haroset come zia Pina, nessuno mai…” / “Un filino esagerato, il Signor Braccio Disteso, no?” / “Ma Mosè, dico, aveva veramente le corna? E lui, Santo Sempre ? Con tutte quelle ammiratrici…”; fra odori di vino, matzà bagnàda co la zivòla, scacchi co’ le erbe, apere e bisse, gnocheti de matzà e lingua salmistrata

Sí, si pregava anche, e anche con partecipazione (tutto anche in italiano), ma insomma: la verità è che festeggiavamo la tribù, quella familiare e quella comunitaria.

Non se ne è perso uno, l’ENE, da 65anni.
Lo stesso non potrebbe dire, se non mentendo, per qualsiasi altra ricorrenza ebraica.

Fino al 5779, cioè al 2019.

Per le note ragioni, quest’anno non solo non saremo, come auspicato l’anno scorso, a Gerusalemme, ma non saremo nemmeno qui. Oh, Skype FaceTime e Zoom ci permetteranno un SederVirtuale, e l’opportuna mail aperta dell’ ARI (Assemblea dei Rabbini d’Italia) ci conforterà e aiuterà, ma – andiamo – a chi piacciono le uova di lompo se è abituato al caviale?

L’ENE ha deciso che la sera dell’8 aprile si collegherà via web con qualche Seder popolare in Eretz Israel o a New York; che si rivedrà un film dei Fratelli Marx e qualche episodio di UNORTHODOX e di TRANSPARENT; che si leggerà 20 pagine de LE LEGGENDE DEGLI EBREI e tutto il PIRQUÈ AVÒT. E, soprattutto, si sbaferà un TriSandwich di Hillel (e anche uno di Shammai, che se no ci resta male, e poi lui ci mette il tartufo); otto metà di ovosodo, cucinati per sei ore a fuoco lente in acqua e olio; una scodella colma di gnocchetti di matzà in poco brodo; un piatto di scacchi (matzot dure con verdure e cubetti di lingua salmistrata); quattro krantz (e senza avvolgerli come al solito di pancetta!).

Leggerà tutta l’Haggadah (traslitterata dall’ebraico e in italiano); sarà sia il più piccolo (e reciterà il ma ni shta na) sia il più vecchio (rispondendosi); finalmente canterà a squarciagola Dayenu e Anì Iodea senza timore di venir museruolato come al solito; cercherà l’afikomen che avrà nascosto (cuginetti ? tiè !!)…

Ragion per cui, per procurarsi il necessario, l’ENE – assumendo l’identità di Robert Dantonstein e in compagnia dell’Abatessa Violria – martedì 31 è fuggito dalla quarantena all’Isola del Contovello per raggiungere lo spaccetto kosher della Comunità di Trieste.

Alle 12 precise, come da istruzioni, e con l’apposita AutoEbreoDichiarazione rilasciata dall’UCI, l’ENE ha varcato la soglia del AronAHaroset, dal quale – previo versamento adeguato di Manna espressa in Euro, e grazie alle gentilezze di due Cherubini – ha prelevato quantitativi abnormi, golemici di OgniBenDiDio. L’Arca della AudiAlleanza ne fu riempita; l’abatessa lo rimproverò, perché è il suo modo di apprezzare; il Mar Orso si aprì al loro passaggio, mentre i vigili urbani a caccia di untori scivolavano sulla propria invidia. Infine il carro di cuoco ha raggiunto il MonteKosher, dove – sul roveto ardente – Aronne era già pronto per il BBQ, dopo aver nascosto dietro un dirupo uno scornatissimo Agnello di Vermeil.

Per l’ENE, il fondamento dell’ebraismo è in autoironico equilibrio fra i due poli dell’Interpretazione e della Riparazione, ed è per questo che Pesah è celebrazione di quel che è stato, è e sarà essere ebrei, ebraici o non.

Buon Pesah a tutti, dunque. Credenti, laici, ortodossi: questo è il nostro tempo, che lo si voglia o no; interpretarlo è necessario, ripararlo urgente. Chi si astiene è complice della sua distruzione. Amen.

Valerio Fiandra
Collaboratore

Valerio Fiandra abita a Trieste ma vive altrove.

Ha sessantacinque anni ma non li dimostra.

È Ebreo, ma non ebraico.


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