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Israele: entra in vigore il divieto di prostituzione

Scatta l’applicazione del “modello svedese”: incriminazione dei clienti e investimenti per la riabilitazione ed il reinserimento delle donne che si prostituiscono

Da venerdì scorso è entrata in vigore in Israele la legge approvata nel dicembre del 2018 che impone il divieto di frequentare prostitute. La novità più rilevante è che per la prima volta la responsabilità della prostituzione ricadrà anche sui clienti . Che verranno sanzionati.

In sostanza, chiunque venga sorpreso con una sex worker sarà passibile di una multa di 580 dollari, In casi di reiterazione la multa può arrivare a mille dollari. Se poi le violazioni della nuova legge dovessero essere multiple, allora la sanzione amministrativa arriva fino a ventimila dollari e nei casi più gravi potrebbe scattare anche l’incriminazione penale.

Come riportato da HaaretzAyelet Dayan, capo della task force contro la tratta delle donne, ha detto che “la legge è una dichiarazione storica in cui lo Stato afferma che l’uso delle donne per la prostituzione non è più accettabile. L’effetto della legge è già percepibile, c’è una riduzione del consumo di prostituzione e un aumento delle richieste di riabilitazione. Lo Stato deve riconoscere a tutte le donne rapite e sfruttate come lavoratrici del sesso lo status di vittime della tratta di esseri umani e garantire loro tutti i diritti che meritano”.

Con questa legge, Israele si unisce ad altri Paesi che hanno adottato il modello svedese, che si basa sull’incriminazione dei clienti e su un massiccio investimento nella riabilitazione delle donne che lavorano nella prostituzione.

A questo proposito, Eunews.it riporta l’opinione di Simon Häggström, l’ispettore di polizia svedese che ha raccontato l’applicazione del modello nordico nel libro Shadow’s Law: The True Story of a Swedish Detective Inspector Fighting Prostitution: “Legale o illegale che sia, la prostituzione è connessa al crimine organizzato, in quanto prostituzione e traffico di esseri umani vanno a braccetto e anche in un Paese come la Germania, dove il fenomeno oramai è assolutamente legale, l’80/90% delle donne è vittima di traffico di esseri umani. Ci sono centinaia di migliaia di uomini che comprano il sesso abitualmente e legalizzare il fenomeno non è la risposta giusta. Finché ci saranno Paesi in cui la prostituzione è legale ci saranno sempre organizzazioni criminali pronte a sfruttarla”.

 


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