Cultura
It Sounds Jewish#6

Il senso ebraico di Keren Ann Zeidel, geniale sound designer dal tocco universale

Il nome lo notai per la prima volta nel 2000, con l’uscita di un CD fra i più belli degli ultimi vent’anni, Chambre avec vue di Henri Salvador. Il crooner caraibico-francese tornava sulle scene con una classe impareggiabile e con un repertorio tutto nuovo: ritmi di bossanova, arrangiamenti raffinatissimi, jazz, lounge music e molta chanson francese delle migliori. Lei, Keren Ann Zeidel, aveva firmato molti dei testi, delle melodie, degli arrangiamenti. Si definiva e definisce non una musicista, non una cantautrice, ma una sound designer. Io non sapevo chi fosse. Ma poi, all’inizio degli anni 2.000, torna a Tel Aviv da Parigi e scopro che ha origini francesi e olandesi, israeliane, giavanesi perfino, ma comunque saldamente ebraiche.

Ça fait des siècles que j’attends
Sous le paravent
Le vent du désert m’allonger
M’allonger sous le paravent
Sous le sable blanc
Tout près de la mer à côté
Un palais un palace
Pour voir le temps qui passe
Je ne suis pas sur la photo
Je suis au bord de l’eau
Etre en vie n’est pas assez ni trop
Je sais c’est rien mais je préfère
La seule chose que j’sais faire
Des ronds dans l’eau
Les herbes folles et la rivière
Les plages du Finistère
Et la mer
Ça fait des siècles que j’entends
Les pas de passants
L’eau de la fontaine et la pluie
La pluie qui tombe sur les passants
Et sur le paravent
Tout près de la Seine à l’abri
Un palais un palace
Quand on oublie, hélas
Je n’ai pas vu le temps passer
Les soleils se coucher
Etre en vie n’est jamais trop ni assez
Je sais c’est rien mais je préfère
La seule chose que j’sais faire
Des ronds dans l’eau
Les herbes folles et la rivière
Les plages du Finistère
Et la mer…
Oh…

Non scelse degli anni meravigliosi per tornare nella Terra ove era nata. La seconda intifada falciava vittime a casaccio per le strade, negli autobus, nei bar, nei ristoranti. Le prospettive di pace volatilizzate dalle bombe umane cariche di tritolo, chiodi e addirittura sangue infetto. L’economia in recessione totale. Più l’ombra lunga e pesante dell’11 settembre. La sua prima performance a Tel Aviv fu un mezzo disastro. Si presentò sul palco decisamente alticcia, stonò lo stonabile, la sua voce spariva di continuo. Ma poi viene fuori il suo primo album in inglese, ed è uno smash hit, come dicono gli americani. La voce delicata, suadente, sinuosa, fragile eppure forte. I giri armonici per nulla banali. Not Going Anywhere diviene un manifesto mondiale, non solo israeliano, finisce per essere una signature song di una serie televisiva fra le più popolari di tutti i tempi, Grey’s Anatomy (seconda stagione).

 

This is why I always wonder
I’m a pond full of regrets
I always try to not remember rather than forget
This is why I always whisper
When vagabonds are passing by
I tend to keep myself away from their goodbyes
Tide will rise and fall along the bay
And I’m not going anywhere
I’m not going anywhere
People come and go and walk away
But I’m not going anywhere
I’m not going anywhere
This is why I always whisper
I’m a river with a spell
I like to hear but not to listen,
I like to say but not to tell
This is why I always wonder
There’s nothing new under the sun
I won’t go anywhere so give my love to everyone
Tide will rise and fall along the bay
And I’m not going anywhere
I’m not going anywhere
People come and go and walk away
But I’m not going anywhere
I’m not going anywhere

Non andare da nessuna parte può essere un’espressione in codice per segnare l’incapacità di andare avanti nella vita: può esprimere una piccola, enorme e rassegnata disperazione per una situazione che non propone vie d’uscita; ma può anche manifestare una presa di posizione fermissima, e in tutti questi sensi fu interpretata e vissuta da molti israeliani.

Poi, cercare di non ricordare ma non voler dimenticare, era esattamente lo stato d’animo della nazione in quegli anni. La transitorietà enorme di ogni situazione, persone che vanno e vengono. Sentirsi vagabondi sulla Terra (perenne condizione ebraica). Parlare come in un soffio, come la voce di Dio quando si manifesta nuovamente al Profeta Elia: una voce sottilissima, eppure salda come roccia, quale la voce di Keren Ann. Una voce che si carica anche delle parole del Qohelet: nulla di nuovo sotto il sole. Chiavi nascoste, a volte quasi dichiarate, a volte quasi misteriose, ma che molti israeliani colsero benissimo in tutti i loro echi e riverberi letterari e biblici.

Dove il gioco delle allusioni multiple e multidirezionali si fa quasi esplicito, con chiare allusioni a dimensioni ulteriori, a numerologie tradizionali e cabalistiche, è in un pezzo del 2011. 101. Una lunga numerazione a ritroso, come nel celebre Chad Gadià o E uno chi sa del seder di Pesach.

Perché 101? Perché è l’autostrada che porta fuori da Los Angeles, in un periodo in cui Keren Ann lavorava in studi di registrazione californiani. Perché è il numero delle emergenze, ambulanze, casi mentali, atti criminali in tutto Israele, quasi a voler dire che è bene avere sempre un dito vicino al bottone con cui si chiede aiuto. Di nuovo, la coscienza della precarietà. Perché le iniziali del nome Keren Ann, in ebraico, sono Qof e Alef, valore numerico 101. Perché, dice l’autrice, “il Salmo 101 mi ha sempre guidata”. “Non voglio vedermi davanti agli occhi nessuna azione malvagia, odio ciò che devia dalla retta via, nulla di simile si attaccherà a me”. Versi che spiegano anche tanti testi di Keren Ann, il suo atteggiamento di fondo.

La numerologia a ritroso comprende ogni aspetto della realtà, il bene e il male, gli echi evangelici e quelli coranici, i riferimenti cinematografici e quelli pop, i riverberi cabalistici o comunque radicati nella cultura ebraica. Soprattutto questi ultimi. Le 70 anime di Giacobbe (quando scese in Egitto). Le 50 porte dell’impurità. Le 44 candele che complessivamente si accendono nel corso di Channukkà. I 13 attributi della Misericordia divina. Le 12 tribù d’Israele. I 5 libri della Torà. Le 4 Madri (Sarah, Rivqà, Rachèl, Leàh), i 3 Padri (Avrahàm, Yitzchàq, Ya’aqòv). Le 2 Tavole della Legge. Ma anche i 63 anni dall’indipendenza, ovvero Israele nel 2011. E i riferimenti privati. I 14 mesi di morfina di suo padre, per domare i dolori del cancro. E ancora, ancora, ancora… Trovateli e decifrateli anche voi. Vi è tutta la realtà universale, o quasi. Nei suoi estremi. Al termine dei quali, vi è il numero Uno, che tutto riassume e che tutto genera: Dio.

La voce è accattivante ma distaccata, la voce di una scienziata affascinante, una sorta di salmodia elencante, con un sound complesso e raffinato, che crea tensione, ma non esprime nulla, come si conviene ad una visione dall’alto, compartecipe ma priva di veli illusori, del reale.

One hundred and one floors
One hundred days to abundance
Ninety nine percent
Ninety eight minutes
Ninety seven dollars
Ninety six men in uniform
Ninety five theses
Ninety four pages
Ninety three million miles away
Ninety two Johnson solids
Ninety one space wings
Ninety stable isotopes
Eighty nine bullets
Eighty eight constellations
Eighty seven acres
Eighty six Fahrenheit degrees
Eighty five kilometers of paved roads
Eighty four millimeters
Eighty three writers called Nancy
Eighty two bars
Eighty one poems
Eighty shilling ale
Seventy nine star trek episodes
Seventy eight revolutions per minute
Seventy seven developing nations
Seventy six trombones
Seventy five springs
Seventy four guns
Seventy three lunar eclipses
Seventy two virgins
Seventy one solar eclipses
Seventy souls in the house of Jacob
Sixty nine lies
Sixty eight beats per minute
Sixty seven counties
Sixty six verses
Sixty five notorious crimes
Sixty four positions
Sixty three years since independence
Sixty two destroyers
Sixty one kings
Sixty seconds
Fifty nine cents
Fifty eight round trips
Fifty seven channels
Fifty six members
Fifty five weeks
Fifty four edges
Fifty three postcards
Fifty two white keys
Fifty one genes
Fifty gates of impurity
Forty nine nights of meditation
Forty eight pairs of shoes
Forty seven wives
Forty six human chromosomes
Forty five samurais
Forty four candles
Forty three journeys
Forty two lettered name
Forty one rounds
Forty years of probation
Thirty nine lashes before crucification
Thirty eight slots
Thirty seven years since birth
Thirty six hours
Thirty five soldiers
Thirty four horses
Thirty three recorded miracles
Thirty two paths of wisdom
Thirty one equal frequency ratios
Thirty Celsius degrees
Twenty nine years to orbit the sun
Twenty eight grams
Twenty seven amendments
Twenty six miles
Twenty five frames per second
Twenty four carats
Twenty three feet below sea level
Twenty two guitars
Twenty one cannon shots
Twenty years between capture and destruction
Nineteen holes
Eighteen promises
Seventeen unsent letters
Sixteen kingdoms
Fifteen minutes of fame
Fourteen months of morphine
Thirteen attributes of mercy
Twelve tribes of Israel
Eleven stars of Joseph
Ten Commandments
Nine moons of Jupiter
Eight individual resurrections
Seven days of creation
Six sections of repetition
Five books of Moses
Four mothers
Three fathers
Two tablets of stone
One God


2 Commenti:

  1. Mi sono dimenticato di sottolineare, come nel pezzo cantato in modo sublime da Henri Salvador il villino ripercorra, meravigliosamente, le tracce di Stephane Grappelli…

    1. Intendevo naturalmente violino, ma il correttore spesso fa quello che gli pare…


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