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Cultura
La rassegna stampa di JoiMag #3

Una breve selezione di articoli dalla stampa internazionale

Una selezione di articoli che stimolano la riflessione, invitano al dibattito e parlano di storia, cultura ed attualità. Da leggere e magari commentare su queste pagine: ci piace sempre conoscere la vostra opinione.

Il delirio del clown suprematista

No, non è uno scherzo, in America i suprematisti bianchi stanno cercando di appropriarsi dei clown a supporto delle loro tesi di stampo razzista. Lo scrive Aiden Pink su forward.com. “Come riportato dall’Osservatorio Right Wing Watch, il 4 aprile, gli utenti della bacheca online 4chan, popolare tra i nazionalisti bianchi, stanno cercando di rendere popolare un personaggio chiamato Honkler, la mascotte di un cartone animato con un naso da clown e una parrucca colorata”.

L’immagine del clown per propagare odio e intolleranza pare che si stia diffondendo rapidamente online. Aumentano ogni settimana, infatti, gli avvistamenti in rete di utenti che si presentano come clown e ’denunciano’ i rischi per la razza bianca in un paese multirazziale. In crescita esponenziale la caricature di ebrei raffigurati come clown (anche un’immagine di Maometto con la parrucca da clown ha iniziato a circolare nei giorni scorsi).

Come sempre il passaggio dalla rete alla realtà è stato rapido, e così il 22 aprile a New Orleans due uomini travestiti da clown hanno fatto irruzione in una biblioteca pubblica per interrompere una lezione di storia per bambini condotta da due drag queen. I due appartenenti a un movimento di estrema destra si sono presentati con un cartello che recitava: “Benvenuti nel mondo dei clown, honk honk”.

Sicurezza nelle sinagoghe: tra tecnologia e guardie armate

La sicurezza nelle sinagoghe è il delicato tema dell’articolo di Ari Felman su Forward.com. Negli Stati Uniti, dopo i tragici fatti di Pittsburgh e Poway (San Diego), gli esperti di security insistono sulla necessità che le comunità ebraiche investano nell’addestramento di personale e in sistemi tecnologici di protezione. Misure indispensabili, ma molto costose, sottolinea forward.com

“Utilizzare ufficiali di polizia fuori servizio può costare da 45 a 60 dollari l’ora. I consulenti di sicurezza privata richiedono quarantamila dollari per formare il personale e creare piani di sicurezza. Ingenti anche i costi dei metodi tecnologici più avanzati. Un sistema di telecamere di sicurezza richiede un investimento di centomila dollari, mentre un sistema di accesso alla sinagoga tramite impronte digitali oscilla tra i 75 e i 125 mila dollari.

Ci sono anche nuovi prodotti hi-tech: Gabriel, un’azienda israeliana, ha realizzato un pulsante antipanico da posizionare sulla mura dell’edificio, ma anche attivabile attraverso un software che può essere installato su dispositivi mobili. Tutti strumenti utili, ma il punto centrale della questione sicurezza riguarda l’utilizzo di guardie armate. Il rabbino Benjamin Weiner, leader della comunità ebraica di Amherst, nel Massachusetts,  sostiene che l’assenza di guardie in grado di difendere la sinagoga crea un senso di insicurezza diffuso. E che quindi, pur avendo piena consapevolezza dei problemi di budget, non tenere in considerazione questa istanza lo metterebbe in una posizione difficile.

A volte ritornano: la rivincita dei coffeeshop Kapulski

La rinascita di Kapulski, uno storico brand israeliano di food & coffee è il tema dell’articolo di tabletmag.com firmato da Flora Tsapovsky. “Negli anni 70, apparve in Israele un’elegante nuova catena di coffeeshop. Si chiamava Kapulski, dal nome dei suoi proprietari. Tutto iniziò con tre locali, incluso quello centrale a Tel Aviv, spesso frequentato dal poeta bohémien Hayim Nahman Bialik e dei suoi sodali. In breve quello dei Kapuski diventò il primo vero sistema di franchising in Israele. L’idea era quella di ricreare l’atmosfera delle caffetterie europee per famiglie con menu a base di pasta, formaggi e ricchi dessert”. Fu un successo straordinario a cui poi fece seguito un lento declino iniziato nel 1995. Kapulski venne surclassato da catene più agili e moderne come Aroma e Arcafe. Per sopravvivere Kapulski tentò di vendere le sue celebri torte nei supermercati, ma il business non decollò.

Nel 2015, racconta tabletmag.com, Kapulski vendette tutto alla famiglia Engel produttrice di torte e biscotti. “Sono un panettiere di terza generazione, e ho amato Kapulski sin dall’infanzia, sognando di riportarlo in vita”, ha detto Liron Engel, il proprietario dell’azienda. E così è stato. Il nuovo Kapulski utilizza le ricette originali di David Kapulski e ingredienti pregiati. Tra i classici, la torta Sabrina imbevuta di rum, l’elaborata torta Concorde a base di mousse e meringa e il ricco e sfarzoso spettacolo della Foresta Nera.

La parola chiave di questo ritorno in grande stile è nostalgia. “Kapulski era il posto dove andare quando eravamo al liceo”, ha ricordato Livnat Gotlib, una pasticciera e insegnante di pasticceria entusiasta del ritorno di Kapulski. “Negli anni del liceo andavamo lì e ci sentivamo come delle signore adulte, ordinando torte e caffè. Quando ho saputo della riapertura sono rimasta sorpresa perché era così old style. Non credevo che potesse funzionare nel 2019. E così, ci sono andata mossa dalla nostalgia, ma poi ci sono tornata per i sapori…”.

L’America vuole il know how di Israele per la cannabis medica

“Quando la scienziata israeliana Nirit Bernstein ha ricevuto una chiamata cinque anni fa da un istituto di ricerca americano per chiedere se fosse interessata a lavorare sulla coltivazione della cannabis medica, disse sì. Poi un pensiero le attraversò rapidamente la mente: Oh mio dio, che cosa dirà mia madre?”. Inizia così l’articolo di Maya Mirsky su timeofisrael.com.

Bernstein studia la cannabis al Volcani Institute in Israele ed è una dei numerosi esperti in vari campi, tra cui scienze, medicina e affari, che si sono incontrati a San Francisco a inizio maggio per il CannaMed / Tech Summit. Il tema era quello della cannabis medica. Le imprese e gli investitori americani puntano molto per questo settore su Israele dove la ricerca non è solo consentita ma anche finanziata, mentre negli Stati Uniti, le severe leggi federali sono un ostacolo agli studi clinici. Il Centro multidisciplinare per la ricerca sui cannabinoidi dell’Università ebraica, studia possibili applicazioni per farmaci da utilizzare contro il cancro, l’emicrania, i tessuti infiammati, lo stress, il dolore e le malattie renali.

In America, scrive timeofisrael.com, la Federal Drug Administration ha approvato un solo farmaco che usa composti di cannabis: Epidiolex, che tratta l’epilessia. “Non c’è un giorno in cui io non raccomandi la cannabis ai miei pazienti“, ha dichiarato di recente Donald Abrams, un noto oncologo del General Hospital di San Francisco. Michael Mendez di Renew Biopharma ha dichiarato che negli Stati Uniti la cannabis è classificata come droga del Programma 1 insieme a eroina, lsd ed ecstasy. Quindi, fino a quando le normative americane non cambieranno, le aziende e gli operatori sanitari degli Stati Uniti si avvarranno sempre di più dell’esperienza israeliana.

Gianni Poglio

Giornalista, autore, critico musicale. Dopo numerose esperienze radiofoniche e televisive, ha fatto parte della redazione del mensile Tutto Musica e del settimanale Panorama (Mondadori). Dal 2015 conduce i talk show del Panorama d’Italia Tour, con interviste “live” ai protagonisti della musica italiana.


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