Cultura
Lampo all’alba: un capolavoro di Lea Goldberg in italiano

Una splendida raccolta di poesia ebraica. Antica e moderna al tempo stesso, ispirata dalle ombre della Seconda guerra mondiale e dalla nascita dello Stato d’Israele

Oggi festeggiamo l’uscita per la casa editrice Giuntina di Lampo all’alba, una raccolta della poetessa israeliana Lea Goldberg, a cura di Paola Messori. Si tratta davvero di una grande festa per quanti amano la poesia – in generale, non solo quella ebraica – poiché giunge a colmare una lacuna nel panorama editoriale italiano. Quando citiamo Lea Goldberg, ricordiamo, infatti, la poesia israeliana colta in uno dei suoi vertici maggiori, in una delle sue espressioni più articolate e riuscite. In un momento in cui nella Palestina Mandataria la poesia era soprattutto strumento di diffusione di idee e di coesione nazionale, Lea Goldberg (Könisberg 1911- Gerusalemme 1970) ha mantenuto la scrittura lontana dai clamori, lasciando che la sua generazione, “chiamata a combattere grandi guerre e battaglie di ogni genere, trovasse nella poesia un luogo privato, il quale non si contrappone per forza al pubblico, ma esiste legittimamente accanto esso” (Tuvya Ruebner). Contraria a ogni genere di pathos, la poesia di Lea Goldberg offre al lettore momenti di amore e sofferenza, brani di nostalgia e squarci di pacata bellezza, i quali contribuiscono a delineare, nella sua complessità, il mondo di un’autrice che ha vissuto su di sé la dolorosa esperienza dell’identità ebraica nel Novecento.

Come recita la quarta di copertina, Lampo all’alba (Baraq ba-boqer), comprende poesie scritte fra il 1948 e il 1955, le quali si situano dunque all’ombra della Seconda guerra mondiale e nei chiaroscuri del nascente Stato d’Israele. Esse presentano una notevole varietà di argomenti: poesie sulla natura e sul paesaggio della Terra d’Israele, ricordi d’infanzia, liriche d’amore e altre che potremmo definire “filosofiche”. Accolto in patria da critiche per lo più entusiastiche, questo libro ci mostra un poeta – una poetessa, Lea Goldberg – in stato di grazia, capace di disporre dello strumento della parola poetica con rara sapienza. Una forza insolita irradia da queste liriche, dalle quali il lettore non può che dirsi immediatamente catturato.

L’accurata edizione di Paola Messori mira a presentare un’ampia scelta dell’opera originale, la quale segue la traduzione di un’altra opera di Lea Goldberg, Sulla fioritura (A Oriente! Milano, 2011). Insieme, queste due raccolte riescono a restituirci l’immagine di un’autrice di levatura davvero internazionale. A seguito delle poesie e di un ricco apparato critico, la cui dovizia di dettagli illumina ulteriormente i versi della Goldberg e gli eventi della sua esistenza, spesa tra l’Europa e Israele, la bella postfazione di Giddon Ticotsky, studioso che rappresenta l’eccellenza dell’accademia israeliana, ci aiuta a comprendere l’importanza di questa raccolta. Apprendiamo, infatti, la complessa e felicissima relazione di Lea Goldberg con il sonetto, delle cui forme è stata una profonda innovatrice, aprendo la strada alle generazioni successive, in particolare a Yehuda Amichai, il quale più volte ha dichiarato di considerare la poetessa di Könisberg una delle sue principali ispiratrici al riguardo.

Accanto ai sonetti trovano posto liriche reputate più “popolari”, molte delle quali sono impresse nella memoria di chiunque frequenti la cultura israeliana, come la poesia Pino, dove nello spazio di pochi versi Lea Goldberg ha saputo esprimere la difficoltà dell’esperienza di generazioni di immigrati e di profughi (“questo dolore che è avere due patrie”), o il ciclo poetico Dai canti dell’amata mia terra. Ancor più stupefacente è la serie delle poesie che compongono L’amore di Teresa de Meung, dodici sonetti ispirati all’amore disperato dell’omonima nobildonna francese vissuta nel Cinquecento per il giovane precettore italiano dei figli. Quella di Teresa de Meung è una maschera di rara intensità emotiva e poetica, di cui, come riporta Ticotsky, la Goldberg ebbe a dire significativamente: “ho scritto i dodici sonetti di Teresa de Meung. Adesso dove finisce lei e comincio io, non lo so”. In altre parole, Lampo all’alba è un libro imperdibile.

Sara Ferrari
Collaboratrice

Sara Ferrari insegna Lingua e Cultura Ebraica presso l’Università degli Studi di Milano ed ebraico biblico presso il Centro Culturale Protestante della stessa città. Si occupa di letteratura ebraica moderna e contemporanea, principalmente di poesia, con alcune incursioni in ambito cinematografico. Tra le sue pubblicazioni: Forte come la morte è l’amore. Tremila anni di poesia d’amore ebraica (Salomone Belforte Editore, 2007); La notte tace. La Shoah nella poesia ebraica (Salomone Belforte Editore, 2010), Poeti e poesie della Bibbia (Claudiana editrice, 2018). Ha tradotto e curato le edizioni italiane di Yehuda Amichai, Nel giardino pubblico (A Oriente!, 2008) e Uri Orlev, Poesie scritte a tredici anni a Bergen-Belsen (Editrice La Giuntina, 2013).

 


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