Cultura
Le cinque accuse dure a morire dell’antisemitismo

Senza nulla togliere all’importanza storica dell’antisemitismo cristiano, qui vogliamo provare a guardare al prima, al mondo antico, dunque, in cui compaiono accuse contro gli ebrei ancora oggi all’ordine del giorno

Talvolta si è tentati di distinguere nettamente tra antigiudaismo teologico su base cristiana, precedente l’apertura dei ghetti, e antisemitismo di matrice razzista successivo. Si tratta di fatto di una divisione forse utile a segmentare la materia affrontata – il pregiudizio contro gli ebrei che, vale la pena ricordare, non è un problema degli ebrei ma di coloro che lo coltivano e nutrono – ma allo stesso tempo riduttiva. Insomma, una semplificazione che sminuisce la complessità di ciò di cui si parla, esagera la discontinuità riducendo la continuità e talvolta porta a grossolani fraintendimenti. Una delle caratteristiche più sorprendenti della lunga storia dell’odio antiebraico, infatti, è che nelle diverse epoche si aggiungono nuove accuse, senza però che quelle vecchie scompaiano. Talvolta si trasformano, rimanendo però quasi sempre centrali nell’immaginario antisemita. Persistenza e adattamento di antiche accuse possono essere considerati perciò aspetti tipici e non banali della storia del pregiudizio contro la minoranza ebraica. Un secondo aspetto che talvolta si sottovaluta è l’antichità di questo pregiudizio. Molte storie dell’antisemitismo cominciano da quello degli apologeti cristiani e dei padri della Chiesa, che in effetti è decisivo nell’impostare un discorso incentrato su disprezzo ed emarginazione duraturo e ancora oggi non completamente esaurito. Qui vogliamo provare a guardare al prima, senza nulla togliere all’importanza storica dell’antisemitismo cristiano. Al mondo antico, dunque, in cui compaiono alcune accuse contro gli ebrei ancora oggi all’ordine del giorno.

1. Impuri

Nel III secolo a.e.v. il sacerdote egizio Manetone assimila gli ebrei ai lebbrosi. Come questi ultimi, gli ebrei sono impuri e per questo motivo sacrileghi. Ebrei e lebbrosi vanno dunque tenuti ai margini della società. È possibile che questa accusa, come tante accuse antisemite negli oltre due millenni successivi, prenda spunto dall’ampia discussione su lebbra e impurità contenuta nella Torà nel libro di Vayiqrà/Levitico. Per quanto le fonti a nostra disposizione non siano molte, è noto che la tradizione ebraica antica con le sue storie di fondazione (a partire dall’esodo) e le sue norme si costruisca largamente come specchio rovesciato dell’Egitto. Se in Egitto si fa in un certo modo, l’ebraismo antico sceglie l’opposto. Allorché l’Egitto perde l’indipendenza in epoca persiana prima ed ellenistica poi, questa opposizione irriducibile viene percepita anche da parte egizia, sicuramente in ogni caso da Manetone. Questo probabilmente diffonde un certo rancore – difficile quantificarlo – nel clero egiziano, che si scontra con pratiche religiose agli antipodi: gli ebrei, per esempio, sacrificano animali che in Egitto sono sacri e adorano un solo dio contro gli innumerevoli oggetto di venerazione lungo il Nilo. Abbiamo notizia di una sommossa popolare nel 410 a.e.v. contro la comunità ebraica di Elefantina, corrispondente all’odierna Assuan nell’Alto Egitto, secondo le fonti scatenata dal clero locale. Impurità e sacrilegio, oltre a connivenza con i dominatori persiani, le accuse principali. Nel XIV secolo in Francia e poi in Europa gli ebrei saranno nuovamente accostati ai lebbrosi (per una ricca analisi tematica si veda R. Girard, Il capro espiatorio, e soprattutto C. Ginzburg, Storia notturna). Dopo l’emancipazione l’accusa di impurità si trasformerà in quella di contaminazione: come funghi velenosi, tumori, batteri o virus, gli ebrei infettano i corpi altrimenti sani delle società in cui vivono. C’è tuttavia una notevole differenza: mentre l’ebreo-lebbroso va isolato, l’ebreo-tumore va rimosso. Si apre così una prospettiva genocida.

2. Superstiziosi e ostinati

Anche l’idea che gli ebrei siano teste dure, ostinati impossibili da convincere perfino quando hanno la verità sotto gli occhi non è invenzione cristiana, sebbene da alcuni cristiani sia ampiamente sviluppata. Lo storico latino Tacito racconta che il sovrano ellenistico di Siria Antioco IV Epifane cercò di “guarire gli ebrei dalle loro superstizioni e di dare loro costumi greci”. Insomma di portare anche presso questo popolo barbaro la civiltà. Nella prima metà del II secolo a.e.v. Antioco promuove una politica di ellenizzazione forzata, dalla reazione alla quale nascerà la famosa rivolta dei Maccabei ricordata a Chanukkà. Tra gli esempi della superstizione ebraica riferiti dagli autori antichi va citata l’adorazione di una testa d’asino all’interno del Tempio di Gerusalemme o in alternativa di una statua di Mosè a cavallo di un somaro; oppure la pratica di sacrifici umani. Secondo Petronio gli ebrei adorano un dio che ha le fattezze di maiale, ed è questo che spiega il loro rifiuto di mangiarne la carne. Per Cicerone gli ebrei sono affetti da “superstizione barbara”, per Tacito disprezzano gli dei, ignorano i più elementari legami famigliari e sono pronti a rinnegare la propria origine. Come si vede, questi autori utilizzano, in versioni deformate e caricaturali, motivi tratti dalla tradizione ebraica. Non molti secoli più tardi l’antisemitismo cristiano utilizzerà immagini tratte dalla Torà, per esempio quella del vitello d’oro, per accusare gli ebrei di riottosità, infedeltà, cecità, tradimento della promessa divina e così via. Anche l’antisemitismo moderno riprende episodi della Bibbia per additare gli ebrei come violenti tardi di comprendonio e grossolani. Si pensi, per esempio, a numerose vignette (quelle del brasiliano Carlos Latuff, per limitarsi a un nome) in cui oggi vengono raffigurati i soldati o i politici israeliani come bestioni imbecilli assetati di sangue.

3. Diversi, gretti e miserabili

Gli ebrei hanno uno stile di vita diverso da quello di tutti gli altri popoli, e come se non bastasse, invece di adeguarsi alla civiltà, si beano del loro miserabile esclusivismo. Questa accusa è in primo piano al tempo del già citato Antioco Epifane e più in generale in età ellenistica. In un’epoca di grande mescolanza di idee, costumi e persone (che nei fatti coinvolge gli ebrei non meno degli altri, ma questo evidentemente ai loro detrattori non interessa), c’è un popolo che fa della diversità una bandiera. Non può non venire in mente il rotolo di Ester, in cui il malvagio Haman è promotore dell’annientamento, poi fallito, di questa minoranza considerata inassimilabile. Il racconto romanzesco a lieto fine di Ester fornisce perfettamente gli estremi dell’accusa. Si pone il medesimo problema, anche se la risposta fornita è differente, la Lettera di Aristea, un testo scritto da un ebreo che raffigura una convivenza idilliaca tra ebrei e potere politico nel contesto ellenistico. Al contrario, i poeti latini Marziale e Giovenale ridicolizzano gli ebrei per la loro miseria. Giovenale in particolare nelle sue satire lancia una serie di strali xenofobi contro questo popolo orientale inassimilabile alla romanità, cioè alla civiltà. Ma anche nella vignettistica diffusa dal regime di Nasser in Egitto nei mesi precedenti la guerra dei sei giorni (1967) l’ebreo israeliano viene raffigurato sovente non come il potente massacratore (come avverrà nella maggior parte dei casi dopo la sconfitta subita) ma come un individuo vestito di stracci e tremante di paura circondato da arabi armati fino ai denti. Per il resto, l’accusa di ostinarsi a mantenere le differenze anziché smorzarle avrà una lunga storia nello sviluppo dell’ostilità antisemita. Spesso, paradossalmente, sarà utilizzata proprio da chi farà di tutto per mantenere gli ebrei diversi e ben distinti dal resto della popolazione per poi accusarli di questa diversità. La diversità è dunque il risultato della persecuzione oppure una delle cause addotte per giustificare la stessa persecuzione?

4. Odiano i non ebrei

Gli ebrei, si sa, sono misantropi. Odiano cioè il genere umano, naturalmente con l’eccezione di sé stessi e degli altri ebrei. Così nel I secolo a.e.v. Apollonio Molone e circa cento anni più tardi Apione, di cui sappiamo grazie al Contro Apione dello storico ebreo Giuseppe Flavio. Giuseppe scrive una vasta opera innervata di intento apologetico in cui cerca di rintuzzare le calunnie rivolte al suo popolo. Allo stesso tempo, descrivendo la latente guerra civile ebraica del I secolo e poi l’insurrezione contro Roma del 66-70, restituisce nel modo più chiaro le profonde divisioni tra fazioni ebraiche contrapposte su tutto o quasi, dalla visione politica a quella religiosa. Per i già citati Marziale e Giovenale, al contrario, gli ebrei sono genericamente ostili a stabilire rapporti con persone di origine diversa dalla loro. Secondo Giovenale venerano esclusivamente la legge trasmessa da un certo Mosè in un misterioso libro che comanda le seguenti cose: non indicare la strada al viandante non ebreo; mostrare la fonte agli assetati esclusivamente se sono circoncisi; oziare un giorno ogni sette rinunciando ai più elementari doveri. Tacito va più in dettaglio, sostenendo che gli ebrei sono ostinatamente legati uno all’altro e solidali tra loro, mentre odiano implacabilmente tutto il resto del genere umano. Con i non ebrei non consumano pasti, non dormono e non si uniscono sessualmente, neanche se si tratta di rapporti occasionali. Adorano un dio solo, il loro, e disprezzano le divinità altrui. Secondo la propaganda antisemita nell’età dei ghetti l’odio degli ebrei sarà quello del servo nei confronti del signore, del cieco nei confronti di chi vede, del miserabile calpestato nei confronti del ricco fortunato (l’odio del mercante di Venezia, tanto per fare un esempio); nell’Ottocento diventerà anche odio verso la massa ignorante dei goyim che non si rende conto di essere ingannata e sfruttata. Non occorre molto perché gli odiatori del genere umano diventino disumani, inumani e quindi da espellere dall’umanità.

5. Traditori

Una delle accuse rivolte agli ebrei nel 410 a.e.v. a Elefantina in Egitto è quella di essere un corpo estraneo al paese in cui risiedono. Peggio ancora, di essere inaffidabili, infidi e traditori. Traditori al soldo dei persiani, per il clero egizio che guida questo primo remoto pogrom. Traditori al soldo di Cesare per Cicerone, che al tempo delle guerre civili a Roma appartiene alla fazione avversaria di quella guidata dal conquistatore delle Gallie. Traditori al soldo dei romani per greci ed egiziani ad Alessandria nel I secolo e.v. In tutti i casi, quinte colonne del potere che opprime, o che viene considerato oppressivo. Tacito aggiunge che gli ebrei sono pericolosi per l’ordine imperiale perché rifiutano di prestare i dovuti onori all’imperatore. Poiché inoltre si espandono ovunque e crescono con l’opera di proselitismo, rappresentano una forza ostile all’ordine costituito potenzialmente rivoluzionaria. L’antisemitismo cristiano rilancerà l’accusa del tradimento a partire dall’immagine di Giuda, il traditore per definizione trasformato in immagine di tutti gli ebrei del suo tempo e di quelli successivi che si ostinano a non riconoscere la divinità di Gesù e anzi sono responsabili della sua crocifissione. Con l’antisemitismo razzista ottonovecentesco l’ebreo traditore è quello che per i propri loschi interessi, spesso scatenati da insaziabile avidità, pugnala alle spalle la nazione (per esempio la Germania durante la prima guerra mondiale), scatena carestie o crisi finanziarie (per esempio lo scandalo del canale di Panama nel 1885 in Francia), è fautore di allarmanti flussi migratori (per esempio Soros nella pubblicistica attuale). In alcuni casi l’ebreo è traditore al punto da tradire sé stesso: ecco quindi comparire immagini di Hitler ebreo oppure di sionisti che organizzano la Shoah per poi ottenere la fondazione dello stato di Israele giocando con il senso di colpa degli europei.

Sebbene ci siano altre testimonianze di ostilità antiebraica nel mondo antico oltre a quelle citate, va detto a scanso di equivoci che nel complesso non sono molte. Bisogna tenere conto del fatto che l’antichità è per noi una vasta regione buia in cui qui e là, spesso grazie a circostanze fortuite, emerge qualche angolo illuminato. C’è insomma molto, probabilmente troppo che non sappiamo per azzardare conclusioni. Per esempio, le testimonianze che abbiamo sono quasi solo letterarie: questo basta per inferire che il pregiudizio contro gli ebrei nell’antichità sia fenomeno circoscritto alle classi colte? Evidentemente no, poiché gli argomenti ex silentio non sono propriamente buoni argomenti; tuttalpiù può essere considerato un semplice indizio, da accompagnare a testimonianze che vanno in direzione diversa come quelle a proposito di esplosioni di furore popolare contro gli ebrei a Elefantina nel 410 e ad Alessandria nel I secolo e.v.

Oltre ai cinque gruppi di accuse che abbiamo visto, nell’antichità ne compare un’altra, forse la più inquietante, che però rimane troppo isolata per costituire una vera e propria categoria. Ma la fortuna che avrà nei due millenni successivi sarà immensa. Viene citata da Giuseppe Flavio, secondo cui alcuni sono convinti che nel Tempio vengano consumati sacrifici umani con vittime non ebree debitamente ingrassate. Anche in questo caso è possibile pensare a un rovesciamento parodistico di motivi effettivamente ebraici come la storia della legatura (“il sacrificio”) di Isacco e l’astensione dal sangue. Il legame tra sacrificio umano, profanazione dell’ostia, omicidio rituale fino ad arrivare alle vignette in cui vediamo i politici israeliani sbranare bambini palestinesi o gli spicchi di arance Jaffa da cui colano gocce di sangue apre un nuovo scenario tanto terrificante quanto a suo modo interessante – comunque troppo ampio perché sia affrontato qui.

Giorgio Berruto
collaboratore
Cresciuto in mezzo agli olivi nell’entroterra ligure, dopo gli studi in filosofia e editoria a Pavia vive, lavora e insegna a Torino. Ama libri (ma solo quelli belli), musei, montagne

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