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Marathon Mother, campionessa contro i pregiudizi

Due chiacchiere con Beatie Deutsch: ortodossa, mamma di cinque figli e maratoneta da record

Il suo nickname social dice già tutto: Marathon Mother. Bracha Deutsch, detta Beatie, vive nel quartiere di Har Nof a Gerusalemme, è una mamma di cinque figli e una campionessa sportiva. Nata e cresciuta in New Jersey, ha solo 19 anni quando si sposa e si trasferisce in Israele. Oggi, dieci anni dopo, ha appena festeggiato la sua prima vittoria internazionale.

Tutto è cominciato appena quattro anni fa, quando Beatie, arrivata al quarto figlio, ha deciso che ne aveva abbastanza di sentirsi fuori forma. E siccome è un tipo “tutto o niente”, ha messo in pratica il suo proposito allenandosi per correre la sua prima maratona. Alla nostra domanda sulle ragioni del suo amore per la corsa rispetto ad altri tipi di allenamento, risponde: “Ho scelto la corsa per la flessibilità che offre – puoi farlo in qualsiasi momento della giornata –  e perché mi dà la carica, l’opportunità di apprezzare il mio corpo, di avvicinarmi alla mia anima e staccarmi dalla follia del nostro mondo”.

Beatie corre la sua seconda maratona nel 2017 a Tel Aviv, incinta di sette mesi del quinto figlio. Un anno dopo, nel 2018, vince la maratona di Gerusalemme (stabilendo un nuovo record per la corsa femminile israeliana) e la mezza maratona di Beit She’an. Meno di un mese fa, il 19 maggio, ecco la consacrazione internazionale, con la vittoria nella mezza maratona di Riga.

Ma cosa rende Beatie davvero speciale? Non solo la sua carriera fulminea, ma anche e soprattutto il suo background: Beatie appartiene alla comunità haredit, che segue con scrupolo i principi dell’ebraismo ortodosso. Uno di questi prevede il rispetto della tzniut, il valore della modestia e della discrezione: un concetto ampio che abbraccia pratiche e comportamenti diversi, tra i quali la necessità di conformarsi a precisi criteri di abbigliamento. Così, nel competitivo mondo della corsa, in cui ogni dettaglio può determinare il nanosecondo decisivo, Beatie corre a capo coperto, gonna fino alle ginocchia e maglietta con le maniche lunghe.

Un esempio che mette in discussione tutti i pregiudizi sulle donne del mondo religioso e sul loro potenziale di successo e indipendenza; oppure, sarebbe meglio dire, sul potenziale delle donne tutte o, ancora più generalmente, sulla possibilità di ogni essere umano di realizzarsi senza rinunciare alla propria personalità e ai propri principi.

Beatie con la sua famiglia, dal suo sito ufficiale

Entrare a far parte del mondo dello sport senza tradire le proprie convinzioni si può? Beatie è positiva e determinata: “Qualche volta è successo che un allenatore mi dicesse in tono scherzoso: “Non ce la farai a continuare a correre così, fa troppo caldo”, ma io sono sempre rimasta salda nel mio proposito di vestirmi con modestia. Più ti rispetti e sei semplicemente te stessa, più gli altri ti rispettano per questo. Non c’è ragione di scusarsi per essere se stessi, né c’è bisogno di scendere a compromessi”. A chi, a differenza sua, vive le origini (religiose, nazionali, sociali…) come un fardello, consiglia di “Ascoltarsi, sintonizzarsi sul proprio sogno e non permettere a nessuno di mettersi in mezzo. Gli ostacoli derivanti dal proprio background servono solo a renderci più forti, a diventare la miglior versione di noi stessi”.

L’atteggiamento positivo di Beatie si riflette molto anche nella sua comunicazione social: su Facebook e Instagram, la “mamma maratoneta” insiste sull’importanza della fiducia in se stessi e di un rapporto positivo col proprio corpo: come si raggiunge questa consapevolezza e cosa suggerire a chi – al contrario – non è a proprio agio con se stesso? Beatie racconta di dovere la sua autostima all’educazione dei genitori che “hanno sempre incoraggiato noi figli a essere noi stessi e a non preoccuparci dell’altrui giudizio”, e aggiunge: “Credo che per essere in sintonia con il proprio corpo si debba lavorare sull’apprezzarsi e amarsi in quanto essere umani, un processo che comincia con una profonda presa di coscienza di sé e conduce all’accettarsi completamente, punti di forza e debolezze, corpo incluso”.

E alla nostra curiosità sui suoi progetti futuri, risponde pronta: “Lavorare sodo per migliorare i miei tempi e qualificarmi per le Olimpiadi“.

Da una persona che parte da “Sarebbe meglio che facessi un po’ di sport” per arrivare a vincere una maratona internazionale ci aspettavamo forse qualcosa di diverso? Behatzlaha Beatie, JOIMag fa il tifo per te!

Silvia Gambino
Responsabile Comunicazione

Laureata a Milano in Lingue e Culture per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale, ha studiato Peace & Conflict Studies presso l’International School dell’Università di Haifa, dove ha vissuto per un paio d’anni ed è stata attiva in diverse realtà locali di volontariato sui temi della mediazione, dell’educazione e dello sviluppo. Appassionata di natura, libri, musica, cucina.


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