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Cultura
Max la Matzà – ambasciatore degli ebrei d’Olanda

Le fantastiche avventure della mascotte del Museo ebraico per bambini di Amsterdam

Ovunque in Europa, il personaggio di un cartone animato chiamato Max la Matzà difficilmente troverebbe considerazione al di fuori di una barzelletta ebraica.

Ma in Olanda, dove il pane azzimo per molti non ebrei è un cibo che si compra tutto l’anno, Max si è trasformato in un improbabile successo per la popolazione tutta.  Dalla sua creazione, circa 15 anni fa, come mascotte non ufficiale del Museo dei bambini del quartiere culturale ebraico di Amsterdam, Max ha guadagnato popolarità tra i 40.000 ebrei del paese.

Max è una figura dagli occhi di rana la cui testa, che sale dritta dalla vita di un paio di pantaloni verdi, è una matzà rotonda. Le sue braccia muscolose non sarebbero fuori luogo su un supereroe Marvel.

A puppet of Max the Matzah inside an umbrella near the Portuguese Synagogue of Amsterdam. (Courtesy of JCK)

Nasce nei primi anni 2000 come un disegno realizzato dall’artista israeliano Ram Katzir e da Petra Katzenstein, manager del Museo ebraico per bambini, un luogo unico nel suo genere in Europa. Da allora, Max è stato riprodotto in migliaia di pupazzi su commissione del museo.

Recita e funge da guida nelle animazioni che accompagnano le mostre nel Museo per bambini, le quali accolgono circa 20.000 visitatori ogni anno.

È apparso dappertutto sui taxi come parte della campagna pubblicitaria del museo e su decine di migliaia di scatole di Hollandia, la fabbrica di azzime dei Paesi Bassi che si trova nella città di Enschede. (È soprattutto grazie a questa fabbrica, in origine di proprietà di ebrei, che la matzà, il pane non lievitato che gli ebrei consumano durante Pesach per ricordare gli antenati che uscirono frettolosamente dall’Egitto, è famosa qui.)

Petra Katzenstein holoding a Max the Matzah puppet near the dollhouse of Amsterdam's Jewish children's museum. (Cnaan Liphshiz)

Nel 2010, Max ha ottenuto il suo fumetto, pubblicato dal museo e ancora disponibile nelle librerie per bambini di tutto il Paese.

Nel 2017, in occasione del decimo anniversario del museo dei bambini, Max è apparso insieme al più famoso presentatore olandese di trasmissioni per bambini, Siemon de Jong. Il museo ha anche creato un video rap di Max quell’anno, consolidandolo come l’indiscusso ambasciatore dell’ebraismo olandese presso i bambini.

Secondo Katzenstein, in nessun altro posto in Europa Max avrebbe potuto ottenere la stessa risonanza.

Spiega: “Se non sai cos’è una matzà, non puoi capire nemmeno Max”. Ma in Olanda succede che “A Pasqua, tutti mangiano le azzime, anche se non conoscono il loro vero significato per noi ebrei.”

Questo fa sì, afferma Katzenstein, che la matzà, e quindi Max, rappresenti un buon punto di partenza per insegnare qualcosa sulla storia e le tradizioni ebraiche. Motivo per cui Max si muove su uno sfondo ben elaborato.

Vive in una casa per bambole nell’attico di una famiglia olandese ebraica, gli Hollanders, insieme ad altri membri di una famiglia multiculturale di pasticcini, che include una varietà di gocce di cioccolata. Tra gli altri, Max è parente di Benny il Bagel, Ayalah la Challah e Gita la Pita.

La storia della famiglia, raccontata in un video d’animazione nel museo, “effettivamente racconta la storia degli ebrei della Diaspora,” dice Katzenstein.

Non sorprende che Max abbia un fantastico successo tra le famiglie ebraiche qui, molte delle quali hanno il pupazzo a casa. Max appare annualmente alla mostra di Pesach del principale asilo ebraico della città, Simcha.

I genitori apprezzano il personaggio di Max come tentativo di riconciliare la vulnerabilità degli ebrei nel corso dei secoli con la loro determinazione, attraverso il sionismo, a porle un limite facendo ritorno nella patria degli avi.

“Da una parte Max è fragile e vulnerabile, ma dall’altra forte e solido”, dice Katzenstein.

A puppet of Max the Matzah at the entrance to Amsterdam Jewish children's museum. (Courtesy of JCK)

In una delle canzoni rap composte per lui, Max canta: “Non voglio finire in pezzi, ho dei pantaloncini da boxe, ho aggiunto qualche calcio e ora sono in forma “. Il riferimento alla boxe non è casuale.

Prima della Shoah, ebrei come Max Baer, Daniel Mendoza e Samuel Elia, erano tra i più famosi atleti d’Europa.

L’autore olandese Piet Mooren, nel suo libro del 2002 De smalle marge van de multiculturele samenleving  [I margini stretti della società multiculturale], scrive che Max la Matzà gli ricorda esattamente Ben Bril, un campione ebreo olandese di boxe sopravvissuto alla Shoah.

“Questo moderno David ha subito una trasformazione multiculturale nell’importante figura del fumetto Max la Matzà” scrive Mooren.

I numerosi strati di Max, metaforicamente parlando, gli hanno portato fan ben oltre la comunità ebraica e i visitatori del museo.

Nel 2017 de Jong, che da anni ospita il programma per bambini “Le torte di Abel”, è apparso con Max in un cartellone pubblicitario e in una campagna di scatole di azzime, per celebrare il decimo anniversario del museo.

De Jong, il cui partner è israeliano, ha anche ospitato un contest di decorazione di matzot nella piccola cucina del Museo dei bambini, dove i visitatori potevano preparare la challà e la matzà.

Durante lo show, de Jong e il bambino ospite preparano una torta e nel mentre si raccontano storie di vita. Un ospite ha raccontato del coming out di suo padre. Un altro era orfano di madre, morta suicida.

“Le conversazioni possono diventare davvero profonde,” dice De Jong.

In un episodio, De Jong ha ospitato un bambino arabo che si è rifiutato di mangiare la challah che avevano appena preparato perché “Così è come gli ebrei hanno avvelenato Arafat”. Su queste esperienze, commenta: “Mi hanno dimostrato che c’è moltissimo lavoro da fare”.

Katzenstein racconta di come un’altra conversazione sconvolgente con una bambina l’abbia spinta a creare il museo che ora gestisce. Al tempo, stava lavorando come guida nel principale museo ebraico, che ora è una delle cinque istituzioni principali comprese nel Quartiere Ebraico Culturale di Amsterdam. Il complesso riceve circa 380000 visitatori l’anno e include la Sinagoga Portoghese e il Museo Nazionale della Shoah.

“La bambina era rimasta sconvolta dalla scoperta che io fossi ebrea,” ricorda Katzenstein. “Quando le ho chiesto il perché, lei mi ha detto ‘credevo che tutti gli ebrei fossero morti’”.

La giovane interlocutrice di Katzenstein non ci era andata così lontana. I nazisti e i loro collaboratori uccisero il 75% dei 140000 ebrei olandesi – il più alto tasso di morte nell’Europa dell’Ovest occupata dai nazisti.

Questo significa che fuori Amsterdam, “i bambini olandesi non ebrei non hanno l’opportunità di conoscere coetanei ebrei, di sapere come vivono,” dice Katzenstein. “Fa parte del motivo per cui il museo dei bambini è stato progettato per assomigliare a una casa ebraica”.

E aggiunge: “La nostra casa aveva bisogno di un “capofamiglia”. E credo che Max stia facendo un ottimo lavoro”.

 

[Traduzione dall’inglese di Federica Astrologo]

Cnaan Liphshiz
Giornalista presso JTA
Cnaan Liphshiz vive nei Paesi Bassi, i suoi pezzi si occupano di vita ebraica in Europa. Nato in Israele, in passato ha lavorato nella sezione esteri della redazione di Maariv e come corrispondente per Haaretz.

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