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Michael Jackson: il grido d’allarme inascoltato di Earth Song

In una canzone del 1995 l’anticipazione delle terribili immagini dell’Amazzonia in fiamme

Il video degli studenti polacchi che intonano Earth Song di Michael Jackson alla COP24, la Conferenza sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite a Katowice, in Polonia, a dicembre del 2018, è l’ennesima prova di quanto la sua musica e il suo messaggio siano ancora oggi, a 10 anni dalla sua morte, attuali e rilevanti.

Ancor di più in questi giorni mentre stanno facendo il giro del mondo le drammatiche immagini della foresta dell’Amazzonia in fiamme.

Anche se spesso non viene riconosciuto, Michael Jackson, che oggi avrebbe compiuto 61 anni, è stato un precursore in tutti i sensi, un vero artista capace di raccontare lo spirito del suo tempo, o, meglio ancora, di anticiparlo. Michael Jackson ha rivoluzionato la musica black, la videoarte,  e, tra i primi, ha posto all’attenzione del mondo l’emergenza ambientale con una canzone-capolavoro Earth Song, pubblicata ben 24 anni fa nel disco HIStory, il doppio album più venduto di sempre con oltre 30 milioni di copie.

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Rileggendo oggi il testo del brano con la consapevolezza del cambiamento climatico oggi in atto e dell’emergenza incendi che sta falcidiando il verde in Amazzonia e in Africa, c’è da rimanere davvero stupefatti di come quel grido di allarme, puntuale e lucido, sia rimasto inascoltato per quasi tre decadi dai governanti (e dall’opinione pubblica, che ha votato quegli stessi governanti).

Dalle guerre alla deforestazione, dall’inquinamento delle fabbriche all’uccisione degli animali a scopi di lucro, passando per il dramma della carestia e della povertà senza distinzioni di razza, la canzone è un duro atto d’accusa nei confronti dell’uomo e dei suoi errori, che hanno compromesso non solo il pianeta, ma l’intera umanità. “Che ne è di tutti quei sogni/ che dici fossero tuoi e miei / ti sei mai fermato a notare/ tutti i bambini morti per via della guerra/ Ti sei mai fermato a notare/ questa terra che piange, queste coste che piangono?“.

Ancora più emblematici i versi “Che dire dei sentieri nei boschi? Bruciati nonostante le nostre suppliche (Che dire di noi)/ Che dire della terra santa?(Che dire di questo)/ Divisa dalle religioni(Che dire di noi)/ Che dire dell’’uomo comune?(Che dire di noi)Non possiamo liberarlo(Che dire di noi)/Che dire dei bambini che muoiono?(Che dire di noi)Non li senti piangere?(Che dire di noi)Dove abbiamo sbagliato?Qualcuno mi dica perché“.

L’inconfondibile modo di cantare di Jackson, ritmico e staccato, caratterizzato da sillabe brevi, versi, acuti, sospiri, singhiozzi ed esclamazioni, aveva l’obiettivo di trasmettere una sensazione durevole nell’ascoltatore, che andasse oltre al significato letterale delle singole parole.

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Si pensi al ritornello di Earth Song, un grido di disperazione per le gravi condizioni della terra che non ha bisogno di parole per trasmettere il suo messaggio: basta un “Aaaaaaaaah Oooooooooh” per dire tutto quello che c’è da dire, in modo da risvegliare le coscienze assopite.

Earth Song: GUARDA IL VIDEO

Una prima bozza della canzone venne scritta e composta da Michael già nel giugno 1988, durante il suo soggiorno all’Hotel Imperial di Vienna, dove soggiornò per la tappa austriaca del “Bad World Tour”. Rielaborata nel 1991 durante le registrazioni di Dangerous, fu poi incredibilmente scartata dalla tracklist finale insieme a They Don’t Care About Us. Da quando è stata pubblicata, il 27 novembre 1995, Earth Song è diventata in poco tempo l’inno ecologico più importante e famoso di sempre. “Sentivo così tanto dolore e sofferenza per le condizioni del pianeta”, ha dichiarato il cantante quando è uscito il singolo. “E per me, questa è proprio la canzone della Terra”.

Il brano si è messo subito in evidenza, oltre che per il forte messaggio, anche per la capacità di tenere insieme gospel, opera, blues e rock in un solo brano, per non parlare dell’impatto emotivo del video, diretto da Nicholas Brandt, dove il Re del Pop canta in uno scenario post-apocalittico, deserto e in fiamme, intervallato da immagini di repertorio che mostrano senza filtro gli effetti devastanti dell’incuria che ogni giorno logorano il nostro pianeta.

Gabriele Antonucci
Collaboratore

Giornalista romano, ama la musica sopra ogni altra cosa e, in seconda battuta, scrivere. Autore di un libro su Aretha Franklin e di uno dedicato al Re del Pop, “Michael Jackson. La musica, il messaggio, l’eredità artistica”,  in cui ha coniugato le sue due passioni, collabora con Joimag da Roma


1 Commento:

  1. Ho adorato questa canzone è l’interpretazione di Michael Ancora oggi mi fa venire i brividi.Come la sua voce, la sua potenza espressiva.Rimango calamitare davanti a quelle immagini.Indimenticabile lui, la sua dolcezza e sensibilità.Mi manca moltissimo.Ha lasciato un gran vuoto, ma bellissimi ricordi…


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