Cultura Cinema
Roberta Grossman racconta il suo docufilm sul ghetto di Varsavia

La regista americana mette in scena le vicende del gruppo Oyneg Shabes, intellettuali resistenti impegnati a raccontare la verità

Vi riproponiamo questo articolo in occasione di Yom HaShoah, e vi segnaliamo che il Memoriale della Shoah di Milano propone una proiezione speciale del film il giorno 5 maggio alle ore 18.

Cosa significa produrre oggi un film sulla Shoah? “Sapere già che la prima reazione della persona che hai davanti sarà quella di roteare gli occhi ed esclamare: “Oh Dio, un altro film sull’Olocausto!”. Questa è una storia importante, ma, sì, è in effetti un altro film sull’Olocausto”, commenta ironicamente Roberta Grossman, regista, scrittrice e produttrice che ora porta nelle sale il suo Chi scriverà la nostra storia?, un docufilm prezioso sul gruppo Oyneg Shabes del ghetto di Varsavia. L’obiettivo dei giornalisti, scrittori ed economisti che formavano il gruppo era quello di raccontare la verità su cosa stava succedendo nel ghetto. Una storia di resistenza, di consapevolezza, resa possibile da diari, una sorta di cronaca quotidiana di tutto ciò che gli Oyneg Shabes vedevano e vivevano. I quaderni venivano poi consegnati a un custode-archivista fino a che, a pochi giorni dalla distruzione del ghetto, vennero nascosti, sotterrati in un posto segreto. Il loro ritrovamento, negli anni 50, dopo lunghe ricerche tra le macerie del ghetto, è stato possibile grazie a una di loro, la sola persona a salvarsi. Ecco, a scrivere la loro storia ha pensato Roberta Grossman con un lavoro molto meticoloso sul materiale d’archivio, che fa da base a una sceneggiatura per un film che mescola documenti e recitazione (con le voci di Adrien Brody e Joan Allen).

“Ci sono voluti sette anni per realizzare questo film”, spiega Grossman, “Anni per studiare tutti i documenti, scegliere di fare un documentario, trovare i soldi, scattare, fare editing, scrivere e poi ancora scattare, fare editing, scrivere… Fare un documentario è come trasportare una roccia sopra una collina: richiede molte energie. Ma soprattutto la convinzione, quasi ossessiva, che quella storia vada raccontata. E quella degli Oyneg Shabas era esattamente questo”.

Perché ha scelto di mixare due stili diversi e mettere a punto un docu-film? “Il materiale visivo che avevamo a disposizione era solo quello della propaganda nazista. Lo abbiamo usato, ma va fatto con cautela. Era importante per me che fosse evidente la sua provenienza. Di contro, avevamo descrizioni precisissime dei luoghi del ghetto e di come si viveva al suo interno, scritte molto bene, capaci di restituire immagini perfette al lettore. Così ho scelto di ricreare quei luoghi e di ambientarci la storia, interpretata dagli attori con lo scopo di renderla viva, reale. Non solo. Mi preme sottolineare che tutte le parole che recitano sono prese esattamente dai diari. Era annotato tutto, dialoghi inclusi, non ho aggiunto niente, non ho dovuto immaginare nulla: ho fatto dei diari la sceneggiatura, puntuale, del mio lavoro”.

In effetti, il risultato è sorprendente per l’aderenza alla storia, per il contrasto brutale con le immagini della propaganda e per le interviste a esperti e studiosi, poste quasi a intervallare la quotidianità straordinaria degli Oyneg Shabes, utili perché forniscono al pubblico tutti gli elementi per leggere il film.

Perché raccontare questa storia oggi? “Direi che non potevano esserci tempi migliori per fare uscire un film come questo. Parla di Olocausto, certo, ma è una storia sull’uomo, è una storia universale, con una valenza storica ma anche un monito molto attuale: resistere è il messaggio centrale del film. E oggi, con il risorgere dei nazionalismi, del razzismo, dell’odio, dell’antisemitismo, le vicende di un gruppo di intellettuali che decide di morire per salvare la verità spero possano essere di ispirazione. Per me, raccontarle è un dovere. Più precisamente, il dovere di resistere alla denigrazione della verità”.

Chi scriverà la nostra storia?, scritto e diretto da Roberta Grossman che lo ha prodotto con Nancy Spielberg, narrato dalle voci del premio Oscar Adrien Brody e della candidata Oscar Joan Allen, è tratto dall’omonimo libro dello Storico Samuel Kassov sull’archivio segreto del ghetto di Varsavia. In Italia, distribuito da Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema, sarà al cinema il 27 gennaio.

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.