L'agenda di Joi
Cultura Di canto in canto
Che c’entra un cocker spaniel con Ronny Someck?

Un incontro con il poeta israeliano (e due poesie da gustare)

Nel corso degli anni ho avuto più volte la fortuna di incontrare il poeta israeliano Ronny Someck. La prima è
stata a Torino, nel 2008, durante il Salone Internazionale del Libro che aveva Israele come ospite d’onore nel
sessantesimo anniversario della sua fondazione. Un’edizione che è stata una vera festa per gli appassionati di letteratura israeliana. Ricordo che mi aggiravo nell’atrio dell’albergo adiacente al Lingotto con lo stupore di una bambina al suo primo ingresso in un negozio di caramelle: da una parte Meir Shalev, intento a
sorseggiare un caffè, dall’altra Aharon Appelfeld, al braccio dell’inseparabile moglie Judith, un po’ più in là
Etgar Keret, col suo sorriso da eterno adolescente. E poi i poeti: Shimon Adaf, Tali Latowicki, Maya
Bejerano e, ovviamente, Ronny Someck. Di lui mi ha colpita subito la statura imponente, da ex giocatore di pallacanestro ‒ chissà perché poi, come se i poeti dovessero essere per forza creature deboli e malaticce! In capo a pochi minuti, ho potuto apprezzarne l’umorismo sottile e raffinato, la grazia innata, da bohemien di altri tempi. Nello stesso anno era uscita anche quella che finora rimane l’unica antologia dell’opera di Someck tradotta in italiano, ossia Il bambino balbuziente, curata da Sarah Kaminski ed edita dalla casa editrice Mesogea. Dopo un’emozionante lettura collettiva dei poeti presenti, Someck ha voluto a ogni costo regalarmi una copia del libro, sulla prima pagina del quale, accanto alla dedica, ha disegnato un fiore. Un dono che il poeta ama fare sovente ai suoi lettori, con lo stesso garbo che ritroviamo nei suoi versi, puri ed equilibrati, privi di vezzi inutili.

Dopo diversi anni, nel 2019 mi sono ritrovata di nuovo accanto a Ronny Someck durante una sua
breve permanenza a Milano, che lo ha visto protagonista di alcuni eventi culturali di successo. Un mio breve
bilancio di quelle giornate è contenuto in un articolo dedicato al ruolo della poesia nel nostro tempo dal titolo Cosa significa scrivere poesia oggi? , impressioni che ancora oggi sento ben vive in me. Domenica 28 giugno alle 20.40, su Zoom, io e Ronny Someck ci incontreremo nuovamente per un
incontro intitolato Poesia e melodia, organizzato dall’Associazione Italia-Israele di Milano. Insieme a noi ci saranno anche Sarah Kaminski, da Torino, e l’Ehud Ettun Trio, Israeli Jazz Band, che ci accompagnerà con alcuni interventi musicali in diretta da Mitzpe Ramon.
Sarà un’ulteriore opportunità per discorrere con Ronny Someck, che di certo saprà trasformare il dialogo in spettacolo, anche a distanza. Ovviamente leggeremo diversi testi, sia in italiano sia in ebraico, e discorreremo con l’autore di ciò che alimenta l’ispirazione poetica, senza trascurare il caleidoscopio della sua
identità di ebreo-israeliano-iracheno. Senza dubbio l’esplorazione di questa esperienza storica e biografica è uno degli aspetti fondamentali della sua opera. Tuttavia, la poesia di Ronny Someck è efficace perché egli sa far sorgere la poesia dalla vita e la vita dalla poesia, in un intreccio unico di cura meticolosa del verso e cultura pop. A differenza di altri, infatti, Someck non ha dimenticato che la scrittura emerge sovente dalla strada e là è bene che faccia ritorno.

Tre francobolli olandesi
Forse lei è ancora là, in piedi in un bosco olandese sepolto dalla neve,
una sciarpa di vento continua a fasciarle il collo
e chissà se ha poi imparato a fissare l’amore
come si fissa un ferro di cavallo.
Di lei non mi restano che tre francobolli,
staccati dalle lettere del litigio:
su ognuno di essi l’immagine di un cocker spaniel.
Quanta innocenza c’è in questi cani,

che proprio come i francobolli,
prima di ogni addio
non dimenticano
la lingua che li ha leccati.

Lettera a Emily Dickinson

Non hai mai mandato in frantumi
la verginità vitrea
di una vetrina
non ti sei mai inginocchiata
a piangere sui frammenti
né hai chiesto davvero a un chirurgo di fare attenzione
col bisturi.
Leggo i punti interrogativi della tua vita
Nelle righe senz’anima
Che ti hanno dedicato su Wikipedia, imparo che il tuo cane
si chiamava Carlo, vedo nelle immagini (da bravo figlio di sarta) quanto sono ordinati
I tuoi abiti
E non capisco perché per la maggior parte della tua vita non sei uscita di casa.
Perciò scrivo alle porte sprangate, alle
Chiavi delle cinture di castità
E alla metafora delle vetrine che tengono alla larga
Dalle tue poesie.
Consentimi anche di immaginare
la precisione del pettine

che sapeva dividere in due bande
i tuoi capelli e ricordare che fuori i sudisti si battevano
contro i nordisti
e che tu nascondevi polvere da sparo nel calamaio dove imprigionasti i tuoi giorni.

 

Domenica 28 giugno alle 20.40, su Zoom,
Poesia e melodia, Con Ronny Someck, Sara Ferrari, Sarah Kaminski e l’Ehud Ettun Trio, Israeli Jazz Band. Un appuntamento organizzato dall’Associazione Italia-Israele di Milano.
Join Zoom Meeting https://us02web.zoom.us/j/81890219764?pwd=VFdqMGlkZDhmaW5aTmE2bG1OZ1Y4UT09

Meeting ID: 818 9021 9764
Password: 3EB4gB

 

Sara Ferrari
Collaboratrice

Sara Ferrari insegna Lingua e Cultura Ebraica presso l’Università degli Studi di Milano ed ebraico biblico presso il Centro Culturale Protestante della stessa città. Si occupa di letteratura ebraica moderna e contemporanea, principalmente di poesia, con alcune incursioni in ambito cinematografico. Tra le sue pubblicazioni: Forte come la morte è l’amore. Tremila anni di poesia d’amore ebraica (Salomone Belforte Editore, 2007); La notte tace. La Shoah nella poesia ebraica (Salomone Belforte Editore, 2010), Poeti e poesie della Bibbia (Claudiana editrice, 2018). Ha tradotto e curato le edizioni italiane di Yehuda Amichai, Nel giardino pubblico (A Oriente!, 2008) e Uri Orlev, Poesie scritte a tredici anni a Bergen-Belsen (Editrice La Giuntina, 2013).

 


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