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Cultura
Com’era il rock al di là del Muro: il sound della Germania Est

Viaggio tra le band musicali oltrecortina

Negli anni Sessanta, mentre spopolavano in America i Beatles, i Rolling Stones e i Beach Boys, la Germania Est produsse una ricca scena musicale che attingeva dalla tradizione popolare, mescolandola anche ad elementi occidentali come blues, country, beat e twist.

Nella Ddr esistevano oltre cento rock band professionali, mentre i gruppi amatoriali erano circa duemila.

Per esibirsi bisognava avere un permesso statale e, a partire dagli anni Cinquanta, nacquero le istituzioni per la sovvenzione dei talenti musicali.

Nel maggio del 1958 un centinaio di giovani rocker attraversarono una piccola città del sud della Ddr con lo striscione “Elvis Presley é il nostro idolo! Vogliamo solo rock and roll!”. Il risultato: scontri con la polizia e otto giovani vennero arrestati per “disturbo della convivenza socialista”.

Era assai ricca la scena beat locale nella quale, tra il 1964 e il 1965, pubblicano per l’etichetta di stato Amiga gli Sputniks, che incidono 4 singoli come “Gitarenn twist” , “Shazam”, “Mich hat noch keiner beim Twist geküßt” e “Leila” , prima di subire le restrizioni del regime; il Franke Echo Quintet e il Duan Mostra Quartett, che suonavano prevalentemente surf beat strumentale; il Theo Schumann Combo, molto attivo sul fonte discografico dei 45 giri, tra cui le versioni in tedesco di “I should known better” dei Beatles e “Last time” degli Stones, proseguendo la sua attività fino a metà degli anni Settanta.

Nel 1965 i disordini scoppiati a Berlino Ovest in un concerto dei Rolling Stones indusse il regime a chiudere il programma radiofonico “DT64”, che trasmetteva molta musica occidentale. Due anni dopo la situazione tornò normale con i 45 giri beat di Gerhard-Stein-Combo, Günther Fischer Quintett, Manfred Ludwig Sextett, Ulrich Gumpert Quintett, Horst Krüger Sextett, Die Alexanders, Joco Dev Sextett, Dresden-Sextett, Reinhard Lakomy Combo, Music-Stromers e Thomas Natschinski.

Si affermarono anche cantanti donne, che spaziavano dal twist al pop rock, come Ruth Brandin, ex componente delle Kolibri, che pubblicò nel 1964 l’album “Teenager-Party mit Ruth” in inglese, prima che la lingua di Albione venisse proibita dalla DDR, oltre ad alcuni fortunati singoli prima di essere emarginata per essersi rifiutata di collaborare con la Stasi e di trasferirsi in Germania Ovest.

Ebbe un buon successo anche Ina Martell, che incise numerosi singoli (tra cui “Wenn du Hochzeit hast/Helle Nächte und Küsse” con il Theo Schumann Combo), collaborando anche con il Thomas Natschinski & Seine Gruppe, considerati i Beatles della DDR, prima di ritirarsi dalla scene alla fine degli anni Settanta per lavorare in una ditta di pompe funebri.

Karin Prohaskasi mise in luce con due hit nel 1965, “Bis zur Hochzeit wird alles wieder gut”  (il disco più venduto in DDR quell’anno) e “Ich such’ mir meinen Bräutigam all eine aus” (coverizzati per il mercato dell’ovest da Helen Shapiro), mentre Helga Brauer promosse un rock n roll tipicamente dell’Est, promosso dal Partito per contrastare quello angloamericano che furoreggiava all’Ovest, battezzato Lipsi, con brani come “Heute tanzen alle jungen Leute”,  “Im Lipsi Schritt” e “Mister Brown aus USA”.

Da segnalare anche Petra, la prima artista a cantare e ballare il twist alla televisione nazionale nel 1962, Britt Kersten, che arrivò al successo nel 1964 con Santa Lucia Twist, il duo Chris Doerk e Frank Schobel, Gabriele Kluge, già membro dei Connys.

I funzionari del Sed (Partito socialista unificato di Germania) alla fine degli anni Sessanta fecero pressioni per “una musica rock con testi tedeschi”, in modo da evitare l’utilizzo dell’inglese, temendo che i “prodotti dell’incultura americana” e della “decadenza dell’imperialismo”, come venivano indicati dalla stampa di stato, avrebbero spinto i giovani della Ddr verso la corruzione.

L’obbligo di usare il tedesco, oltre al fatto che quasi tutti i musicisti rock della Ddr erano diplomati al conservatorio, dettero vita a una musica autoctona fortemente caratterizzata e originale.

Le band, i cui compensi erano stabiliti dallo stato dopo aver suonato davanti a un comitato di ammissione, dovevano ottenere il consenso di un ufficiale preposto alla zona che decideva se un gruppo fosse idoneo o meno a esibirsi nel suo distretto.

Gli anni Settanta hanno segnato il passaggio dal beat al rock, anche nelle declinazioni più dure, soprattutto hard, punk e metal. I concerti delle band locali, però, erano poco coinvolgenti, gli agenti della Stasi erano dappertutto, in modo da controllare i comportamenti del pubblico, e i testi delle canzoni erano soggetti a censura, per cui molti giovani di nascosto ascoltavano le radio della Germania dell’Ovest, che trasmettevano molta musica inglese e americana.

La sola meritevole eccezione era la radio dell’Est chiamata DT64, che organizzava un festival e che aveva due programmi molto apprezzati: uno, chiamato “Duet”, faceva ascoltare interi album, mentre il sabato c’era una trasmissione che passava brani speed metal e death metal.

Una delle band di culto della DDR è stato certamente il Klaus Renft Combo, guidati da Klaus Jentzsch (il nome d’arte, Renft, viene dal cognome della madre da nubile). Klaus Renft fu continuamente ostacolato nella sua carriera musicale, tanto che per tre volte gli fu ritirato il permesso di suonare, la prima volta nel 1962, perché il repertorio della sua band differiva da quello presentato durante la valutazione statale. Fu costretto a esibirsi con una band e un nuovo nome, fino all’ultimo, definito divieto  nel 1976, che lo costrinse a scappare, insieme con la sua compagna, a Berlino Ovest.

Nello stesso anno la giovane cantante Nina Hagen segui il patrigno Wolf Biermannn ad Amburgo, diventando così una dei pochi rocker della Ddr che ha raggiunto un successo duraturo nell’Occidente, diventando una star mondiale.

I due musicisti con idee più radicali, Pannach e Kunert furono arrestati e tenuti in galera fino al 1977, mentre rimasero nella DDR i due membri più abituati al compromesso e la band continuò ad esistere, con il nome Karussell. Il loro manager era membro della Stasi.

Solo dopo la caduta del muro, Klaus scoprì che nella sua Germania Est i Klaus Renft Combo erano diventati una band cult. Lì i loro dischi costavano più di quelli dei Pink Floyd e la loro “Wer die Rose ehrt” (Chi onora le rose) è l’inno rock più famoso della ex Ddr.

Un altro gruppo fondamentale furono i Sandow, talentuosi, provocatori e politici, che si sciolsero nel 1999. La loro “Born in the GDR”, chiaramente ispirata a “Born in the Usa” di Bruce Springsteen, ebbe numerosi problemi con la censura statale, in particolare i versi “vogliamo avvicinarci al confine e superarlo”, tanto che la loro etichetta gli vietò di inciderla all’interno di un album.

A metà degli anni Settanta anche nell’est si affermò l’estetica punk, con i pantaloni stracciati, i capelli rasati, le spille e i capelli colorati dei punk, anche se integrati con elementi tipici del luogo. La “punk attitude” era più una ribellione adolescenziale che una questione politica, qualcosa di simile alle provocazioni dei beatniks in altri tempi, ma ciò non fermò nel 1983 la repressione da parte di Erich Mielke, il capo dei servizi segreti, a cui si deve una lunga serie di arresti di giovani punk a Berlino. Mielke affermò senza mezze misure: “Non voglio più vederli in giro per le strade”.

Negli anni Ottanta il rock della Ddr ebbe un periodo di crisi non solo perché molti artisti si erano ormai trasferiti ad Ovest, ma anche per l’evento della Neue Deutsche Welle (la new wave tedesca), uno stile musicale più leggero, nel quale il post punk si coniugava all’electropop.

La caduta del muro di Berlino segnò non solo la fine del comunismo, ma anche l’ultimo capitolo di una musica autarchica, ma di grande fascino, come quella nata e diffusasi nell’ex DDR. I Rammstein, ex punk di Berlino Est, sono scampati all’oblio grazie al fatto di essersi sempre presentati come una band genericamente tedesca, quasi senza passato.

Sono ormai trascorsi ventiquattro anni esatti dall’uscita di Herzeleid, l’album di debutto dei Rammstein, che si sono messi subito in luce per il loro singolare connubio tra industrial-rock, gothic ed elettronica da loro stessi descritto come “tanz metall”, ma la band capitanata da Till Lindemann, carismatico frontman e autore di gran parte dei testi delle canzoni, è ancora oggi uno dei gruppi rock più amati e influenti a livello internazionale.

Gabriele Antonucci
Collaboratore

Giornalista romano, ama la musica sopra ogni altra cosa e, in seconda battuta, scrivere. Autore di un libro su Aretha Franklin e di uno dedicato al Re del Pop, “Michael Jackson. La musica, il messaggio, l’eredità artistica”,  in cui ha coniugato le sue due passioni, collabora con Joimag da Roma


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