Cultura
Due itinerari siciliani

Le giudecche di Palermo e Ortigia

Era il 59 a.C. quando i primi ebrei misero piede in Sicilia. Siracusa. E poi, tutta l’isola. Si formarono, nei secoli, oltre 50 giudecche, con sinagoghe, rabbini, scuole, insegnanti, medici, statuti autonomi e maggiorenti. Ghetti, grandi e piccoli, in cui poteva vivere fino al 30 per cento della popolazione locale. Naturalmente il 1492 pose fine a questa meravigliosa convivenza: espulsione, aveva decretato Ferdinando il Cattolico. E per quanto la Sicilia avesse cercato di posticipare, o addirittura costituire un’eccezione alla regola, alla fine dell’anno successivo tutti gli ebrei avevano preso il largo. Qualcuno accettò il battesimo e rimase, cambiando il proprio nome, prendendo per cognome quello della città, ma non se la passò bene: l’inquisizione perseguitava anche gli atteggiamenti “giudaizzanti”. Di fatto, dalla sola Siracusa partirono circa tremila persone e la giudecca sull’isola di Ortigia si svuotò completamente.

Ortigia

Il palazzo di via Alagona 52, nel 1989 era in ristrutturazione. In quell’occasione è venuta alla luce un meraviglia dell’isola: il Bagno rituale di casa Bianca. L’unico rimasto dei tre (gli altri erano vicino alla sinagoga, ora  sotto la chiesa di San Filippo Apostolo, e in via dell’Ulivo) è un luogo incredibile. Si trova a 10 metri di profondità, per raggiungere la falda acquifera che alimentava il bagno. Dunque una scala piuttosto ripida intagliata nella roccia accompagna il visitatore fino a uno spazio scandito da grosse colonne e volte a crociera, interrotte da un camino a fare entrare l’aria e la luce. Cinque vasche, ognuna alimentata da un taglio nella roccia da cui passa la falda, disposte in maniera molto particolare: un gruppo di tre è sistemato a trifoglio e due sono in ambienti riservati. Tutte le vasche sono profonde 140 cm per potersi immergere completamente in posizione verticale. L’origine di questo luogo potrebbe essere bizantina, probabilmente una cisterna, trasformata poi dal gruppo ebraico di Ortigia in bagno pubblico in età tardo medievale.

L’ospedale, la casa degli elimosinieri, la sinagoga, chiamata con il termine arabo di meschita e altri due bagni rituali componevano la giudecca, fatta di case basse tra via Giudecca, via Larga, il mare e una serie di vicoli interni tra cui si può passeggiare ancora oggi: il reticolo viario è rimasto lo stesso.

Palermo

Sono due i luoghi della Palermo ebraica: la Guzzetta, dove si svolgevano i commerci e la meschita, con la sinagoga, l’ospedale per i poveri, la scuola e il miqweh, bagno rituale. Qui si possono rintracciare elementi interessanti della vita ebraica nella città siciliana, tra l’Archivio storico comunale di Palermo e Palazzo Marchesi, che ospita, al suo interno il bagno rituale. Un luogo straordinario anche questo. La giudecca di Palermo mantiene la struttura architettonica dell’epoca: casette basse, piuttosto umili, ai lati del torrente Kemonia, con piccoli accessi tra le case e uno più ampio,  quello della Meschita, in via dei Calderai.

 

Probabilmente la sinagoga si trovava nel luogo che oggi ospita l’Archivio storico (che per altro, al di là dell’itinerario ebraico, merita una visita). E doveva essere straordinariamente bella. Obadia di Bertinoro in una lettera del 1488 la descrive come senza eguali nel mondo, abbellita da piante secolari: “Essa è cinta da tre lati da un’esedra fornita di grandi sedili.. . In detta corte v’è un bel ed elegante pozzo. Nel quarto lato si apre la porta della Sinagoga il cui edificio è un quadrato lungo quaranta cubiti e largo quaranta… Attorno alla Sinagoga vi sono molte camere destinate alla carità: quella dell’ospedale in cui sono preparati dei letti per gli ammalati e per gli stranieri… che non hanno dove albergare, la camera delle acque e quella molto grande e bella per gli eletti…”.

L’associazione Terre d’amare organizza una visita guidata alla Palermo ebraica venerdì 7 giugno alle ore 10. La prenotazione è obbligatoria: 320.7672134 – eventi@terradamare.org

 

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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