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Elezioni comunitarie, Milano 2019: focus welfare & servizi sociali

Il secondo confronto delle due liste candidate al consiglio della comunità milanese

Il secondo appuntamento con le liste candidate al consiglio della Comunità ebraica milanese parliamo di sevizi sociali. Per la lista Milano ebraica – La comunità di tutti abbiamo intervistato Antonella Musatti e Rosanna Bauer. Wellcommunity invece è rappresentata da Vanessa Alazraki e Daniele Leoni.

Vanessa Alazraki: Sono laureata in psicologia, ho tre figli e da sei anni lavoro come assessore ai servizi sociali della comunità ebraica milanese.

Daniele Leoni: Conosco la Casa di Riposo come le mie tasche, a partire dagli ospiti: sono stato ospite a mia volta a causa di un incidente che ho subito, poi ho cominciato a occuparmi di alcuni ospiti da volontario e ora affianco i servizi sociali con le mie specifiche competenze nel settore.

Antonella Musatti: Ho un lungo background in Comunità prima come “utente”, poi come operativa ed infine come “politica”. Non mi sono mai allontanata e non sarei riuscita a farlo perché amo la mia Comunità, ho un forte sentimento di appartenenza e la considero un elemento essenziale della mia identità di ebrea nella diaspora. Credo che non esista individuo senza comunità e vorrei che la nostra comunità avesse lo stesso ruolo per tutti.  Dopo la mia vita lavorativa in Pirelli (strategie, pianificazione e controllo, marketing di prodotto e commerciale), sono stata responsabile per 12 anni della Residenza Anziani Guastalla Battino / Arzaga e negli ultimi quattro anni ho ricoperto l’incarico di Vicepresidente e Assessore alla Residenza Anziani e al Welfare nel Consiglio CEM in scadenza, due settori chiave dell’assistenza ai segmenti fragili della Comunità.

Rosanna Bauer: Sono biologa e farmacista, Presidente del Volontariato Federica Sharon Biazzi, che ho realizzato insieme a Joice Anter Hasbani. Ho collaborato in qualità di Consigliera con l’Adei Wizo di Milano e partecipato per alcuni anni al Comitato dei Servizi Socio-Sanitari della CEM. È la prima volta che mi candido alle elezioni: ho accolto l’invito perché mi sono trovata molto in sintonia con il programma di questa lista. Amo la CEM e ho fiducia che la nostra squadra possa contribuire a renderla più inclusiva e accogliente.

Qual è attualmente la situazione di welfare e servizi sociali?

Vanessa Alazraki: Partiamo dai punti di forza: le persone. A questo settore lavorano due dipendenti eccezionali e una serie di volontari straordinari. L’anno scorso ho lavorato molto per coinvolgere più volontari. Non ne sono arrivati molti, ma la qualità era molto alta. Così abbiamo potuto rispondere a una delle problematiche maggiori, quella della solitudine, soprattutto tra gli anziani. La loro socialità è importantissima e abbiamo messo a punto il programma Attivi da casa che propone alcune attività di svago e socializzazione, tra cui la seguitissima domenica mattina al cinema Anteo, solitamente con una partecipazione di una cinquantina di persone. I punti di debolezza, naturalmente, riguardano le risorse economiche disponibili: sono troppo poche.

Antonella Musatti: La gestione del welfare è affidata a due operatrici, dipendenti della Comunità, che possono contare su una rete di volontari, provenienti sia dal servizio sociale, sia dall’associazione Biazzi, sia da altri enti di volontariato. Tradizionalmente, il welfare della comunità si è rivolto prevalentemente (ma non solo!) al segmento degli anziani e grandi anziani che vivono ancora a casa. Cerca di intercettare i loro bisogni, materiali e immateriali, ad esempio supportandoli nell’attivazione dei sussidi della Claims (il fondo per le vittime del nazismo) se ne hanno diritto o attivando assistenza domiciliare qualificata. Ma sempre di più, negli ultimi anni, ci rendiamo conto che essere una comunità significa venire incontro ai bisogni di più segmenti e non solo attraverso il welfare classico, ma anche attraverso la consulenza e l’orientamento. Quando parliamo di altri segmenti, parliamo di adulti disoccupati, famiglie in difficoltà, giovani con situazioni difficili famigliari, personali o professionali. Incrementare l’attenzione e l’intervento sui bisogni di queste altre tipologie è una priorità della nostra lista.

 Quali sono i bisogni?

Vanessa Alazraki: A parte quello della solitudine degli anziani cui ho già accennato e che sicuramente occupa una buona parte del nostro lavoro, siamo a disposizione di tutti coloro che hanno bisogno, dalle difficoltà famigliari al dissesto economico, dai problemi adolescenziali a problematiche e patologie gravi. Prendersi cura l’uno dell’altro è una Mitzvah, fa arte dei nostri valori. La comunità è una realtà piccola e questo ci permette di avere un rapporto umano con gli utenti e non da protocollo. Abbiamo anche quello, ma cerchiamo di costruire percorsi unici, su misura, fornendo la risposta più adatta ad ogni bisogno con l’obiettivo di permettere alla persona in difficoltà di recuperare la propria autonomia. Lavoriamo in sinergia con i servizi del comune e con Claims Conference, un fondo tedesco per i sopravvissuti alla Shoah, la cui attivazione richiede la produzione di una valanga di documenti e il nostro servizio è di grande aiuto per gli anziani. Abbiamo anche il supporto di alcuni psicologi e di una serie di professionisti che gratuitamente aiuta a risolvere varie problematiche, per esempio quelle legali.

Daniele Leoni: Per quel che riguarda i grandi anziani, la casa di riposo rappresenta un ottimo supporto. Abbiamo proposto un questionario agli ospiti e agli operatori per conoscere l’indice di gradimento. La prima segnalazione negativa va al cibo: non va mai bene. E la questione è delicata, tra kasherut, problemi dietetici e costi, ma dobbiamo migliorarla. Poi vorremmo rispondere a un bisogno che si sta mostrando sempre maggiore, quello dell’assistenza domiciliare. La Residenza Arzaga è per la maggior parte utilizzata da grandi anziani rimasti soli, ma ci sono anche casi di persone relativamente giovani che hanno bisogno di assistenza, anziani non ebrei e ebrei molto osservanti che vivono insieme nel rispetto reciproco. Complessivamente, la Residenza è una realtà positiva con tanto di bilancio in attivo, può (e deve, secondo me) diventare una risorsa economica per la Comunità.

Rosanna Bauer: Rispondo portando la mia esperienza di Presidente del Volontariato Biazzi, associazione indipendente e autonoma. Al presente possiamo contare su 22 volontari, abbiamo quattro macchine per il trasporto di carrozzine e accompagniamo gratuitamente le persone a fare le terapie. Lavoriamo dentro la Comunità ma anche fuori, soprattutto con molti bambini: riceviamo una gratitudine indescrivibile a parole. Per quanto riguarda i bisogni, la priorità è combattere la solitudine, che può colpire chiunque, indipendentemente dalla situazione economica: coinvolgere le persone isolate con proposte che le spingano a uscire di casa, le portino a sentirsi nuovamente appartenenti. In questo vogliamo che l’Associazione e il servizio della Comunità continuino a collaborare, come è stato ad esempio per il programma per la terza e quarta età Attivi da casa, che è riuscito a coinvolgere circa 80 persone offrendo tornei di burraco, tornei di backgammon, appuntamenti al cinema o a visitare delle mostre…

Quali sono le proposte delle rispettive liste?

Vanessa Alazraki: Prima di tutto occorre recuperare dei fondi. La quota contributiva versata dagli iscritti alla comunità non è sufficiente a coprire tutte le esigenze e le richieste di aiuto, così abbiamo lanciato il bossolo, uno strumento facile ma abbastanza efficace e abbiamo in programma di fare campagne di fundraising, oltre a un lavoro capillare e complesso fra bandi di ogni tipo che ci permettono di ottenere alcune sovvenzioni a progetto. Lavoriamo in equipe per fornire un aiuto mirato alle persone ed eventualmente per metterle in contatto con i servizi offerti sul territorio dai servizi sociali del Comune, fornendo un aiuto anche sulla parte burocratica. Mi piacerebbe creare una struttura in modo da organizzare il lavoro che diversi professionisti della comunità ci offrono pro bono che risulti più funzionale per gli utenti, per esempio con uno sportello legale gratuito aperto in determinati giorni.

Antonella Musatti: Vorremmo innanzitutto trovare i fondi per riattivare l’Agenzia Job, un’agenzia per il lavoro accreditata con Regione Lombardia, che purtroppo ha interrotto la sua attività per motivi economici. Qualcuno potrebbe chiedersi perché proprio la Comunità dovrebbe mettere a disposizione tale servizio, con tutte le agenzie per il lavoro che ci sono in città: la risposta è che la nostra Comunità ha una sua struttura e una sua sociologia specifiche. L’Agenzia Job dovrà ricreare un ponte tra domanda ed offerta di lavoro ma dovrà anche fare da filtro con la grande città e promuovere un sistema in cui si aiutano le persone “ad aiutarsi”, a prender in mano la propria vita. Nel nostro programma sottolineiamo l’esigenza di lavorare su più fronti, non solo sul fundraising. Si tratta anche di riavvicinare, ascoltare, rispondere e recuperare l’empatia con le persone che si sono allontanate perché non ci credono più. Abbiamo bisogno di lavorare tutti insieme: la Comunità deve essere una comunità di /per tutti

Qual è la situazione della Residenza Arzaga?

Daniele Leoni: Funziona piuttosto bene. Abbiamo un ottimo personale OSS e bravissimi volontari che offrono le loro competenze con attività specifiche e mirate per gli ospiti, dall’arte terapia in avanti, un meraviglioso giardino realizzato grazie all’intervento del volontariato Biazzi, progettato per i suoi effetti terapeutici. Dobbiamo risolvere il problema della palestra, troppo fredda in inverno e troppo calda in estate, ma molto importante per la salute degli ospiti e quello della lista di attesa, piuttosto lunga. Wellcommunity sta vagliando la possibilità di ampliare la struttura per offrire circa 30 posti letto in più, una decisione che potrebbe risultare vantaggiosa anche per il bilancio della comunità. Abbiamo anche diversi casi di alzheimer e demenza senile e con la psicologa interna stiamo lavorando a un progetto per rendere la vita di queste persone migliore. Uno spazio loro dedicato che consenta una maggiore autonomia, come esiste già in altre strutture di eccellenza, sarebbe di facile realizzazione e offrirebbe sicuramente un servizio di qualità a tutti gli ospiti. Manca, infine, la presenza di un rabbino di riferimento per gli ospiti che vorrebbero avere la possibilità di un confronto. Della questione alimentare ho già detto. Un tasto dolente, che va certamente preso in considerazione.

Antonella Musatti: circa l’80% dei suoi residenti proviene dalla Comunità, ma è aperta a tutta la cittadinanza. Vi convivono tutte le edot [sottogruppi della Comunità]: sefarditi, ashkenaziti, religiosi, laici…e vige il più completo rispetto reciproco tra la maggioranza (una volta tanto!) ebraica e la minoranza di fede cristiana. Ritengo che la Residenza, così come il Volontariato Biazzi, si inserisca in quella tradizione di ebraismo integrato nella società e di solidarietà aperta che risale a Prospero Moisè Loria (fondatore dell’Umanitaria) e a tanti altri prima e dopo di lui.

Rosanna Bauer: un valore aggiunto è rappresentato dal personale OSS, costituito per la maggior parte da lavoratori di Paesi extra UE. C’è un rispetto reciproco meraviglioso e spesso si creano intrecci, legami speciali tra operatori e residenti che hanno una lingua in comune, come l’ungherese o il russo. Particolarmente significativa per il benessere dei residenti è stata la recente costruzione dell’healing garden, un giardino terapeutico pensato in ogni dettaglio per anziani con diverse esigenze: è chiuso per evitare di perdersi (ad esempio per chi soffre di Alzheimer), ma allo stesso tempo senza barriere, con diverse zone (aroma, colore…): il suo beneficio terapeutico è dimostrato scientificamente. Con il volontariato abbiamo anche attivato diversi laboratori: cucina, guardaroba…le persone amano essere coinvolte in attività semplici, ma familiari, che le facciano sentire a casa.

Qual è la vostra valutazione sull’operato del Consiglio in uscita riguardo la gestione dei servizi sociali?

Vanessa Alazraki: Lavoriamo molto e bene per cercare di superare tutte le difficoltà. Claims Conference ci ha premiato per il nostro operato mettendoci a disposizione un fondo supplementare, ma purtroppo abbiamo perso quello della Fondazione Sorani che da circa tre anni ha esaurito la quota su cui potevamo contare. Siamo riusciti però a coprire una serie di bisogni primari (con carte prepagate Esselunga o buoni nei negozi kasher). Ma soprattutto credo sia importante il fatto di creare un vero spirito comunitario. In fondo, la prima rete di aiuto è data proprio dal sentirsi a casa in comunità.

Antonella Musatti: il Consiglio ha iniziato il suo lavoro subito dopo la scoperta dell’affare Lainati. Si è trovato quindi a operare in condizioni difficili, dato l’ammanco pregresso molto pesante.  Ci siamo posti come obiettivo innanzitutto di far sopravvivere la Comunità e di non penalizzare nessuno dei servizi essenziali. Non sono stati posti limiti al settore Welfare, il quale ha lavorato in piena, consapevole e responsabile autonomia. Per il momento la CEM è accreditata per ricevere le donazioni del 5 per mille, che sono fondamentali proprio per finanziare i progetti del welfare. L’obiettivo di garantire i servizi/rispondere ai bisogni è stato raggiunto, ma riconosco che non si sia riusciti a trovare le risorse per svilupparli come accennato sopra per JOB: un obiettivo che ci poniamo ora con la nostra lista.

Rosanna Bauer: sul problema delle risorse, vorrei nuovamente tornare sull’esperienza dell’healing garden. Ho proposto l’idea durante una riunione e in poco tempo abbiamo trovato i fondi e un’architetta di esterni (che oggi si occupa della manutenzione del giardino) disposta ad aiutarci. Questo per dire che se si vuole si può, credendo nella nostra idea l’abbiamo realizzata. Non serve realizzare cose stratosferiche, ma cose importanti. Questo è il mio spirito, sono una pragmatica.

Quali sono i canali per intercettare le richieste d’aiuto non esplicite?

Vanessa Alazraki: Spesso si rivolge ai servizi sociali un membro della famiglia e attraverso i primi colloqui riusciamo a inquadrare la situazione complessiva, cerchiamo di stare in contatto con gli anziani soli e funziona bene il passaparola interno alla comunità.

Antonella Musatti: È tradizione effettuare telefonate amiche al segmento degli anziani e cercare così di coinvolgerli o di capire se vi siano bisogni. Un altro canale utilizzabile, anche se più difficile, è costituito dal filo diretto esistente tra l’Ufficio relazioni col pubblico (che si occupa dell’anagrafica, dell’iscrizione a scuola, dei contributi, ecc.) e l’Ufficio servizi sociali. Succede che il primo ufficio, in maniera diretta o indiretta, venga a conoscenza di casi difficili e, nel rispetto della privacy, si adoperi per segnalarlo al secondo perché possa intervenire. Un altro canale “classico” è il passaparola. Chi ha un problema prima o poi lo esprime ed è importante che tale bisogno venga canalizzato verso il Servizio Sociale.

Qual è il dialogo tra sinagoghe e scuole?

Vanessa Alazraki: Siamo sempre in contatto con i rabbini, la scuola e la casa di riposo che spesso ci aiutano a individuare situazioni critiche.

Antonella Musatti: A Milano ci sono 17 sinagoghe, alcune sono più pronte a segnalare casi difficili di altre. Migliorare la comunicazione con tutti i rabbini, far capire che i problemi difficilmente si risolvono soltanto con la “tzedaqà sottobanco” e che esiste un ufficio professionale verso il quale indirizzare le richieste d’aiuto è uno dei nostri obiettivi. Parallelamente, puntiamo a migliorare la comunicazione e la collaborazione con le scuole. Un conto è intervenire sulle difficoltà di apprendimento, per le quali la scuola è dotata di suoi strumenti autonomi, un altro è intervenire su eventuali disagi familiari e sociali che impattano sull’integrazione e il benessere dello studente nella scuola.

 

 

 


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