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Elezioni comunitarie, Roma 2019: focus rapporti con rabbinato e UCEI

Terzo confronto elettorale, in attesa del voto

Questa volta le sei liste candidate al Consiglio della Comunità Ebraica di Roma si confrontano sui rapporti tra la Comunità e il rabbinato, tra Comunità e UCEI e l’Italia.

Intervengono:

Ruben Della Rocca, candidato per la lista Per Israele

Daniel Coen, candidato per la lista Binah is Real

Benedetto Alessandro Sermoneta, candidato presidente per la lista Dor va dor

Giorgio Heller, candidato presidente per la lista Ebrei per Roma

Raffaele Pace, candidato per la lista Maghen David

Ilan David Barda, candidato presidente per la lista Menorah

 

Che ruolo deve avere secondo voi la Comunità ebraica nel contesto politico italiano?

Ruben Della Rocca, Per Israele: Credo ci debba essere un rapporto di collaborazione nel totale rispetto reciproco, soprattutto su due temi, la sicurezza e quello valoriale culturale. Quello della sicurezza, purtroppo, è un tema importante e fondamentale. Non mi piace per niente vivere sotto scorta, ma è un servizio importante e delicato messo a nostra disposizione dalle forze dell’ordine (cui va il mio plauso), grazie ai buoni rapporti e alle sinergie che abbiamo messo in campo. Poi la Cer ha il compito, come istituzione culturale, di portare avanti i nostri valori, quella di una cultura vasta che ha fatto la storia della filosofia, oltre a rivendicare la presenza ebraica a Roma come presidio fisso e permanente.

Daniel Coen,  Binah is Real: Quello della Comunità romana è un ruolo particolare perché si trova nella capitale italiana: deve avere una funzione sul territorio. Si intreccia inevitabilmente con l’UCEI, che ha il compito della rappresentanza nazionale. Penso sarebbe utile, per contrastare la discriminazione e i rapporti politici con l’estrema destra collaborare con le comunità ebraiche europee.

Benedetto Alessandro Sermoneta, Dor va dor: Sempre nell’ottica della partecipazione, la Comunità deve collaborare con le altre istituzioni.

Giorgio Heller, Ebrei per Roma: Siamo una comunità all’interno di una Nazione in cui ognuno è libero di avere la propria opinione politica. A livello di rappresentanza, però, penso sia importante mantenersi equidistanti dalle diverse forze, tranne con quelle estremiste, di destra e di sinistra.

Raffaele Pace, Maghen David: La Comunità ebraica deve avere un’autorevolezza che le consenta di interloquire con le istituzioni. Autorevolezza non significa sovraesposizione. Anzi. Significa saper parlare nei modi giusti, con le persone che abbiano cariche istituzionali. Per fare questo occorre ribadire la nostra ferma posizione su temi e valori che, per la nostra storia, non possono essere messi in discussione. In particolare l’antifascismo e l’antisemitismo. Quindi, sì al dialogo con tutte le forze politiche democratiche, non con gli estremi di qualsiasi parte e colore essi siano.

Ilan David Barda, Menorah: Sicuramente la Comunità deve essere presente in coordinamento con l’Ucei e con l’Ambasciata israeliana qualora necessario. Dobbiamo stare anche attenti a mantenere sempre la giusta distanza con le questioni della politica italiana. La Comunità è importante per tutta la cittadinanza perché esprime determinati valori e occupa un posto storico nella città di Roma. Dunque, intervenire sì, ma con la dovuta precisione.

Quale deve essere il rapporto tra Comunità e rabbinato?

Ruben Della Rocca, Per Israele: Siamo una comunità ebraica e il rabbinato è di fondamentale importanza: è la guida morale che dà indicazioni precise su come condurre una vita ebraica. Certo, i ruoli sono separati, ma nel totale rispetto reciproco. Poi c’è la questione delle conversioni. Il rabbinato deve essere una guida certa per le famiglie che intraprendono questo percorso, in cui la Halakhah ha un ruolo preminente. Quello che la parte dirigenziale della Comunità può fare, in tutta onestà, è di esprimere la propria vicinanza. Anzi, lo deve fare, soprattutto quando ci sono bambini coinvolti: la comunità deve sostenere le persone, aiutarle in un percorso di consapevolezza, ma affidarsi alla saggezza dei rabbini.

Daniel Coen, Binah is Real: Comunità e rabbinato devono collaborare e attualmente mi pare che molte questioni “politiche” vengano egualmente sottoposte ai rabbini. Il che va bene, se c’è un avallo. Meno, se ci sono dei veti. Ecco, auspico ci sia un rapporto di collaborazione più che un vaglio rabbinico delle decisioni del Consiglio. A supporto degli iscritti, vorremmo creare dei consultori periferici che consentano la creazione di un rapporto diretto con il rabbino, una sorta di centro di ascolto per le famiglie. La questione del ghiur katan, invece, ci preme molto. Il discorso halakhico va naturalmente lasciato ai rabbini che si assumono una grossa responsabilità. Attualmente c’è la tendenza a procrastinare il bar mitzvah di questi ragazzi fino al 18esimo anno di età, anche per chi frequenta la scuola. Ma questo ci preoccupa: sono gli anni della formazione identitaria, dello sviluppo psichico dei ragazzi che spesso si scontrano con problemi di bullismo e tensioni in famiglia, dove magari c’è un fratello ebreo e uno no. Occorre dare delle linee guide meno incerte e valorizzare la diversità

Benedetto Alessandro Sermoneta, Dor va dor: Credo che il tema riguardi le conversioni. Che sono di competenza del rabbinato, mentre noi come persone dobbiamo stare vicini a chi sta compiendo il percorso: l’affettività è di competenza di tutti.

Giorgio Heller, Ebrei per Roma: Comunità e rabbinato sono un tutt’uno, ma con competenze diverse e distinte: il rabbinato ha l’autorità sull’Halakhah e la dottrina religiosa, la gestione amministrativa e politica spetta invece alla Comunità e al suo presidente.

Raffaele Pace, Maghen David: Il rapporto tra Comunità e rabbinato deve essere chiaro nel rispetto dei ruoli. Noi siamo una comunità ortodossa e per questo, in materia di regole e disposizioni religiose, ci atteniamo scrupolosamente ai dettami del nostro Rabbino Capo e del nostro Bet Din. Noi, intendo come Comunità, non possiamo e non dobbiamo occuparci di Halakhah e tanto meno discuterla. Dobbiamo svolgere il nostro ruolo di amministratori. Stop. Al contrario spesso e volentieri siamo noi ad avere bisogno dell’aiuto del rabbinato su questioni delicate. Per questo, tanto per portare un esempio, il nostro Rav Rashi partecipa alle riunioni di Consiglio proprio per aiutarci a dirimere eventuali questioni riguardanti etica e moralità.

Ilan David Barda, Menorah: Il rapporto tra Comunità e rabbinato deve essere di rispetto e coesione sui temi che prevedono una collaborazione, come la kasherut o ambiti prettamente legati al culto. Credo che la rabbanut abbia il dovere di intervento morale su tutti i settori, sia di controllo che di educazione e la Comunità deve supportarla. Per ora, fortunatamente, non c’è stato nessuno scontro, si deve continuare così.

Comunità e UCEI: quale relazione e qual è il compito di UCEI nel rappresentare gli ebrei in Italia?

Ruben Della Rocca, Per Israele: L’UCEI deve svolgere il compito di coordinare le diverse Comunità italiane, senza creare sovrapposizioni, ma piuttosto creando sinergie per esprimere al meglio i valori dell’ebraismo e combattare il pregiudizio.

Daniel Coen, Binah is Real: Binah è al suo secondo mandato in UCEI e credo sia importante che UCEI si occupi di temi importanti per tutte le Comunità, dalla revisione dell’articolo 30 che governa i rapporti con il rabbinato (e di cui Binah si è occupata) alla valorizzazione della diversità.

Giorgio Heller, Ebrei per Roma: L’UCEI ha il diritto/dovere di rappresentare l’ebraismo italiano. Si tratta di un’istituzione civile e deve agire in quanto tale, rappresentando tutto il mondo dell’essere ebrei, a volte ortodosso e a volte meno. La Comunità di Roma ha invece competenze locali, come tutte le altre, ma poiché si trova nella capitale, è spesso coinvolta in temi nazionali.

Raffaele Pace, Maghen David: Il tema dei rapporti tra UCEI e Comunità, non solo quella romana, è da sempre spunto di discussioni e polemiche. L’UCEI naturalmente rappresenta tutte le Comunità ebraiche italiane ma le specificità di alcune Comunità, in particolare le più numerose tipo Roma, Milano e Torino vengono spesso ignorate. Queste tre Comunità rappresentano circa l’80% dell’ebraismo italiano. Poi ci sono piccole Comunità, con pochi iscritti che giustamente devono avere pari dignità. Ma la domanda che tutti ci poniamo è la seguente: è più utile investire in Comunità vive, con progetti di crescita e di sviluppo o distribuire a pioggia i proventi (pochi purtroppo) dell’8 per mille? E’ più giusto finanziare il rifacimento di un cimitero a Casale Monferrato (è solo un esempio, sia chiaro) o l’apertura di una libreria a Merano? Perché ignorare progetti in città come Roma che con i suoi circa 15.000 iscritti rappresenta da sola circa il 50% dell’ebraismo italiano? Questa è la domanda principale da porsi. Al di là delle ideologie politiche di chi governa e chi no, credo che l’ebraismo italiano sia chiamato a rispondere a questa domanda. È vero che noi siamo il popolo della memoria ma credo che proprio per questo dobbiamo privilegiare le realtà più vive rispetto a quelle morenti che, attenzione, non vanno abbandonate ma vanno comunque tutelate e preservate dalla scomparsa.

Ilan David Barda, Menorah: La Comunità deve far parte dell’UCEI perchè è corretto avere anche una condivisione con le altre Comunità italiane, forse andrebbe ripesato il contributo di ciascuna Comunità nel processo di formazione dei vari progetti, perché a volte ci potrebbe essere una notevole differenza su come vengono trattati a livello nazionale o locale. L’UCEI ha un ruolo importante sia a livello culturale che come tramite con lo Stato italiano, rappresenta un coordinamento delle Comunità sul territorio, con le quali vanno evitate le sovrapposizioni per lavorare insieme nel rispetto reciproco.


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