Cultura
Ettore Modigliani e la battaglia del Cenacolo

1929, Milano. Obiettivo: salvare “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci. Una missione poco nota del mitico direttore della pinacoteca di Brera

“Difese pagate care”, così Ettore Modigliani titola un capitolo delle sue Memorie dedicato allo scontro con il “quadrumviro” fascista Cesare Maria De Vecchi riguardo alla proprietà del convento della chiesa di Santa Maria delle Grazia, a Milano. Siamo nell’estate 1929, l’anno dei Patti Lateranensi. La posta in gioco è molto alta: si tratta del possesso del Refettorio del complesso monumentale dove si trova il Cenacolo leonardesco che il De Vecchi vuole consegnare, in qualità di ambasciatore presso la Santa Sede, all’ordine Domenicano.

Il giovane Modigliani (1873-1947) nel 1908 era giunto a Milano, da Roma dove si era laureato, tra i primi, con il grande storico dell’arte Adolfo Venturi. Si trasferisce perchè ha vinto il posto di direttore alla pinacoteca di Brera. Negli anni diventa
un importante interlocutore del ministero che se ne servirà in più occassioni assegnandogli incarichi molto delicati, come si vedrà poi. Quando arriva a Brera, già forte dell’esperienza alla Galleria Borghese, è sommerso da tanti problemi amministrativi che si erano andati incancrenendo nel tempo. Le decisioni da prendere sono molte, alcune delle quali
improrogabili, come quella del funzionamento del riscaldamento, la cui risoluzione, scriveva accorato al ministero, era urgente sia per “la tutela della collezione”, sia per la “salute del personale”, sia per “il decoro dell’istituto”. Tre punti sui quali egli sarà sempre fermo nel corso di tutta la sua carriera che sarà umiliata nel 1935 con il trasferimento forzato a L’Aquila impostogli dal De Vecchi e poi definitivamente interrotta nel dicembre 1938 a seguito delle leggi razziali.

Ettore Modigliani è conosciuto nel mondo dell’arte soprattutto per due motivi: il riallestimento della pinacoteca di Brera (1924-25) e il suo ruolo di organizzatore nella straordinaria (in tutti i sensi) mostra di arte antica italiana presentata a Londra nel 1930, una esposizione voluta da Benito Mussolini come glorificazione del “genio italiano”,
contestata (sommessamente) in alcuni ambienti accademici per il rischio enorme del viaggio delle opere per mare (dall’Italia arrivarono in Inghilterra 484 pezzi tra dipinti, sculture, disegni, codici miniati, maioliche ecc…). Meno si sa, invece, della sua infaticabile opera di salvataggio del patrimonio artistico nella prima guerra mondiale e del suo impegno nel recupero delle opere trafugate nel corso di due secoli dagli Austriaci, tra le quali ricordiamo la serie dei nove arazzi con le storie degli Atti degli Apostoli tessuti a Bruxelles nel Cinquecento su disegni di Raffaello. Arazzi prelevati alla vigilia della guerra del 1866 e mai restituiti al Palazzo Ducale di Mantova dove erano esposti da sempre.

Del tutto sconosciuta, agli stessi milanesi, è poi la sua battaglia per conservare allo Stato italiano L’Ultima Cena richiesta con prepotenza dall’ordine dei Domenicani che già nel 1924, sempre con la mediazione del De Vecchi, aveva ottenuto la chiesa di Santa Maria delle Grazie e parte del convento. Ma nel 1929 viene richiesta, sulla base di una errata interpretazione di alcuni articoli del Concordato, la piena restituzione del complesso che era stato demanializzato (cioè diventato di proprietà statale) in seguito alle leggi di sopressione emanate da Giuseppe II d’Asburgo, figlio di Maria Teresa d’Austria, lo stesso
che nel 1773 aveva abolito l’ordine dei Gesuiti.
La vicenda sembrava essersi conclusa dopo la presentazione al ministero da parte di Ettore Modigliani, di una dettagliata relazione nella quale venivano ribadite “l’inopportunità, l’assurdità di una cessione, seppure temporanea” del Cenacolo, capolavoro “sotto il controllo dell’opinione pubblica e degli studiosi d’arte di ogni angolo della terra”. Ma il sollievo del soprintendente (la nuova carica era sopraggiunta nel 1910, insieme a tanti problemi), durò poco perchè nel 1935 il De Vecchi, nominato ministro dell’Educazione Nazionale si vendicò dell’ “affronto” subito (Mussolini nei documenti polemizza con il parere del suo “quadrumviro”), imponendogli di trasferirsi dapprima a Palermo e appena alcuni mesi dopo, nella ancora più isolata sede di soprintendenza, L’Aquila.

Scrive Modigliani nelle Memorie: “Dalla prima (forse) Soprintendenza d’Italia per vastità, per numero e qualità di Istituti (…) all’ultima, in ordine di importanza: ad una Soprintendenza priva di museo, di una grande biblioteca pubblica, di una università, di adeguati mezzi di studio (…). Con l’animo pieno di amarezza andai (…). E là restai a scontare una colpa: di aver compiuto a Milano il mio dovere nell’interesse pubblico contro la prepotenza di un “gerarca” ignorante e vanitoso (…), ubriacato dal potere”.
Ma la battaglia era vinta. L’Ultima Cena rimase allo Stato che dopo le sciagurate leggi del 1938, finita la guerra, richiamò in servizio il funzionario modello, fiaccato nel corpo e nello spirito dai vagabondaggi insieme alla famiglia nelle terre marchigiane, accolto però dalla “bontà degli umili”. L’ 11 febbraio 1946 egli rientra nella sua Brera, commosso, stanco, ma fiducioso. Così scrive al termine del suo diario: “Ma quale compito mi attende! Brera, che avevo lasciata undici anni fa in una superba veste degna dei capolavori ospitativi, è un ammasso di macerie, una catasta di travi incenerite, una sfilata di muri neri su cui s’apre il cielo (….). Eppure tutti questi immensi beni culturali debbono risorgere e risorgeranno a gloria della città, come prima, migliori di prima”.

Ettore Modigliani visse ancora un anno, lavorando, come lui voleva, come “operaio di questa ricostruzione”, affiancato dalla fedele collaboratrice, Fernanda Wittgens. Non riuscì a vedere Brera riaperta alla città (il museo venne aperto nel 1950), ma Milano sapeva che era la pinacoteca di Modigliani, del suo instancabile “amoroso direttore”.

Sandra Sicoli
collaboratrice

Storica dell’arte, ha lavorato presso la pinacoteca di Brera e la soprintendenza alle Belle arti di Milano.


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