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Cultura
Eurovision, Madonna come Thom Yorke: “Canterò a Tel Aviv”

Polemiche, boicottaggi e libertà di espressione in attesa della finale del contest prevista a Tel Aviv

“Non smetterò di cantare per soddisfare l’agenda politica di qualcuno né smetterò di esprimermi contro le violazioni dei diritti umani ovunque nel mondo. Il mio cuore soffre ogni volta che sento di vite innocenti perse in questa regione e della violenza che così spesso viene perpetuata per soddisfare gli obiettivi politici di persone che beneficiano di questo antico conflitto”. Con queste parole Madonna sembra aver dato una risposta definitiva ai colleghi che le chiedevano di boicottare nel nome dei diritti umani la finale dell’Eurovision Song Contest che quest’anno si tiene a Tel Aviv (il 18 maggio). Una posizione che mette la star sullo stesso piano del leader dei Radiohead che nel 2017 decise che lui e la sua band si sarebbero esibiti in Israele nonostante le pressioni di molti artisti che gli chiedevano a gran voce di annullare gli show. “Suonare in uno stato non significa appoggiare i suoi governanti. Io non sostengo Netanyahu nello stesso modo in cui non sostengo Trump. Però continuo a suonare in America. La musica e l’arte servono per andare oltre i confini non per costruirne di nuovi”.

Quindi, salvo sorprese dell’ultima ora, la popstar americana sarà sul palco della manifestazione (l’Italia è rappresentata da Mahmood) per presentare due nuove canzoni. A lasciare ancora qualche dubbio sulla presenza di Lady Ciccone  le dichiarazioni dell’executive supervisor della manifestazione, Jon Ola Sand, riportate dal Jerusalem Post  secondo cui la star non avrebbe ancora firmato un contratto per l’apparizione prevista. “Senza quella firma Madonna non potrà esibirsi” ha aggiunto.

I contrari alla presenza di Madonna a Tel Aviv si sono fatti sentire nelle scorse settimane lanciando una serie di appelli. Primo fra tutti, Roger Waters dei Pink Floyd: “Alcuni miei colleghi musicisti si sono esibiti di recente in Israele dicendo di averlo fatto per costruire ponti e incoraggiare la pace. Cazzate. Esibirsi in Israele è un affare lucroso, ma così si aiuta a normalizzare l’occupazione, l’apartheid, la pulizia etnica, il massacro di manifestanti disarmati e altre brutte cose”. Un appello al boicottaggio è stato firmato anche da alcune personalità inglesi tra cui Peter Gabriel e Ken Loach: “Israele fa un uso “vergognoso” della manifestazione, che ha un forte seguito tra le comunità Lgbt, per distrarre l’attenzione dai suoi crimini di guerra contro i Palestinesi”.

Gianni Poglio

Giornalista, autore, critico musicale. Dopo numerose esperienze radiofoniche e televisive, ha fatto parte della redazione del mensile Tutto Musica e del settimanale Panorama (Mondadori). Conduttore dii talk show per Panorama d’Italia Tour, con interviste “live” ai protagonisti della musica italiana e di dibattiti tra scienza ed intrattenimento nell’ambito di Focus Live, ha pubblicato per Electa Mondadori il libro “Ferdinando Arno Entrainment”


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