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Gli specialisti dell’odio: delazioni, arresti e deportazioni di ebrei italiani

L’autore, Amedeo Osti Guerrazzi, ricostruisce la prassi della persecuzione e le dinamiche di collaborazione tra le forze d’occupazione tedesche e gli apparati fascisti dal 1943 al 1945

Furono settemila gli ebrei deportati dall’Italia tra il 9 settembre del 1943 e il 2 maggio del 1945, settemila su un numero totale di ebrei in Italia di circa 45 mila persone. Una persecuzione sistematica, messa in atto sul campo da poliziotti tedeschi insieme a collaboratori italiani e raccontata nel libro Gli specialisti dell’odio, scritto dallo storico Amedeo Osti Guerrazzi (collaboratore della Fondazione Museo della Shoah) e pubblicato da Giuntina.

Un lavoro che nell’affrontare le vicende tragiche di quegli anni non manca di mettere in luce il vero ruolo dei fascisti repubblichini nella persecuzione e nella deportazione degli ebrei italiani. I fatti raccontati partono da un dato storico incontrovertibile, e cioè che dall’estate del 1943 tutto l’apparato repressivo nazista era impegnato in Europa in una pianificata operazione di sterminio degli ebrei. Una missione folle, criminale, disumana e atroce, “una fobia assolutamente irrazionale” come scrive l’autore del libro, che si sofferma sulla mentalità e l’approccio dei fascisti di Salò rispetto alle pratiche di repressione. La RSI era ufficialmente alleata con i tedeschi e formalmente indipendente, anche se in realtà era totalmente sottomessa alle direttive dei plenipotenziari del Reich.

Molti gli episodi riportati nelle pagine del libro, storie di delazione, tradimento, persecuzione e sofferenze indicibili. Furono mille gli ebrei romani deportati a Birkenau una settimana dopo il loro arresto avvenuto il 16 ottobre del 1943. Ne sopravvissero solo sedici. Scrive l’autore: Né la popolazione romana né la Chiesa Cattolica ebbero nulla da eccepire. Non ci furono rivolte e nemmeno imbarazzi diplomatici“. In questo contesto il Partito Fascista Repubblicano si riunì a Verona nel novembre del 1943 ed emanò la cosiddetta Carta di Verona per cui gli ebrei non erano più da considerarsi cittadini italiani, ma solo e semplicemente nemici. A quel congresso fece seguito un ordine di polizia che richiedeva la creazione in ogni provincia di campi di concentramento destinati agli ebrei.

Tra gli aspetti più inquietanti rivelati da Amedeo Osti Guerrazzi c’è la moltiplicazione, in quel periodo, di bande armate che agivano al di fuori di qualunque controllo. Soprattutto a Milano dove questi gruppi arrestarono ebrei saccheggiando i loro negozi e le case. Sempre a Milano era poi attivo l’Ufficio Politico Investigativo che esercitava la repressione attraverso infiltrati e torture per ottenere informazioni. Furono anni terribili di martirio per tutti coloro che cercarono di fare qualcosa per aiutare gli ebrei. A contribuire alla repressione un numero impressionante di delatori, pronti a denunciare anche anonimamente gli ebrei e chiunque tentasse di aiutarli.

Realizzato basandosi su materiale d’archivio inedito e sulle acquisizioni della storiografia italiana e straniera più recenti, questo libro ricostruisce la prassi della persecuzione e le dinamiche di collaborazione che le forze d’occupazione tedesche instaurarono con gli apparati fascisti. Gli specialisti dell’odio, prendendo in considerazione alcune zone specifiche, Roma, Milano, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Trieste e le due province al confine di Como e Varese, accende un faro sul contributo che numerosi cittadini italiani comuni diedero, attraverso delazioni, tradimenti e violenze, al piano nazista di sterminio.

 

 

 

 

 

 


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