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Gli unici quattro ebrei dell’Iraq

La storia della comunità diasporica più antica del mondo giunge al suo epilogo

La comunità ebraica dell’Iraq nasce con l’esilio babilonese e la distruzione del primo Santuario nel 586 a.e.v.: il talmud babilonese ha origine proprio in Iraq.
Eppure ad oggi l’Iraq può contare solo quattro membri. Dhafer Fouad Eliyahu, uno stimato chirurgo di Baghdad, è scomparso lo scorso 15 marzo. La notizia è stata diffusa da molti media internazionali: il dott. Elihayu era conosciuto come ‘il medico dei poveri’, in quanto i suoi servizi erano gratuiti per i più svantaggiati, e rappresentava uno degli ultimi protagonisti di un florido passato ebraico di Baghdad.
Eliyahu era figlio della prima donna irachena divenuta medico. Prima dell’esodo di massa del 1950, gli ebrei in Iraq coprivano ruoli centrali nella modernizzazione del paese. Basti pensare che nel 1927, anno di apertura in Iraq del Royal Medical College, 7 dei 12 studenti laureati erano ebrei, così come il 40% dei medici di Baghdad negli anni successivi.
Nel XIX secolo gli ebrei di Baghdad si spostarono in India e in Cina a seguito di ostilità date dal dominio turco sul territorio. Durante la parentesi dell’occupazione britannica del paese (1920-1932) la comunità ebraica visse un periodo di relativa tranquillità. Nel 1948 la comunità ammontava a 150.000 membri e un terzo della popolazione di Baghdad era di religione ebraica, nonostante fossero in atto diverse leggi discriminatorie introdotte dalla fine del dominio inglese. Un esempio dell’ostilità del clima in quegli è infatti il pogrom Farhud del giugno 1941, per cui più di 100 ebrei iracheni persero la vita e le loro case vennero danneggiate o distrutte.
Dal 1950 diverse migliaia di ebrei scapparono dal paese perdendo la cittadinanza. Le loro proprietà furono confiscate senza compensi. Molti scelsero Israele come destinazione: nel 1951, il 96% della comunità aveva lasciato il paese. Il rimanente 4% si diede alla fuga negli anni ’60. In particolare a seguito della Guerra dei Sei Giorni gli ebrei furono costretti a portare con sé delle carte d’identità di colore giallo; le loro proprietà furono confiscate e i conti in banca congelati; le figure pubbliche dimesse dai loro incarichi e le loro linee telefoniche furono disconnesse. A partire dal 1968 il partito Baath diede il via a una serie di impiccagioni pubbliche di ‘spie israeliane’ : 14 uomini, di cui 13 ebrei furono impiccati pubblicamente per le strade di Baghdad, mentre altri morirono sotto tortura. Radio Baghdad invitò la città ad assistere alle loro morti. Ciò è descritto in un libro degli anni ’70 scritto da un profugo ebreo iracheno, dal titolo All waiting to be hanged – ‘Tutti in attesa di essere impiccati’. Il testo è disponibile in inglese in un sito web creato dal figlio.

Ad oggi la legge irachena non permette il ripristino della cittadinanza agli ebrei che lasciarono il paese nel 1950 e l’incentivazione al sionismo è ancora punibile con la morte. Una testimonianza è il film Remembering Baghdad , una pellicola che segue gli sforzi dieto la richiesta del ripristino della cittadinanza irachena.
I dati della Jewish Cultural Heritage Initiative mostrano che almeno 68 dei 297 siti ebraici in Iraq sono andati perduti. Da settembre 2020 la comunità di Baghdad è in lutto per la 90enne Marcelle Azra, ultima responsabile delle sinagoghe e cimiteri ebraici della città. Cosa ne sarà dei luoghi storici della Baghdad ebraica?

Micol Sonnino
collaboratrice

Micol-con-la-emme Sonnino, da pronunciare tutto d’un fiato, nasce a Roma nel 1997. Studia tutto ciò che riguarda l’Asia dell’Est all’Università di Bologna e vive tra Italia, Austria e Giappone per una magistrale in sviluppo sostenibile, con focus su sviluppo urbano e rurale. Le piace cucinare con la nonna e mangiare carciofi di stagione.


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