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Cultura
Il campo di Fossoli tra memoria e progetto

Una mostra al Maxxi di Roma

Nel dicembre del 1955 è stata allestita a Carpi, per la prima volta, la Mostra nazionale dei lager nazisti che farà alzare il velo sul fenomeno della deportazione in Italia e individuerà in Fossoli uno dei principali luoghi di memoria italiani: non solo un campo di concentramento, ma vero e proprio luogo di memoria nazionale. La mostra ha posto al centro della narrazione la realtà del lager: una sezione particolare è stata dedicata al campo di Fossoli inteso come “anticamera dell’inferno”. Dopo Carpi la mostra si è spostata a Modena, negli anni successivi quegli stessi materiali sono stati messi in circolazione dall’Istituto storico di Modena, che li ha riprodotti in più copie per far fronte ad un’ampia richiesta. La celebrazione del decennale non è stato solo un evento straordinario per i materiali messi a disposizione dei visitatori, ma soprattutto per la favorevole accoglienza che la mostra ha avuto in Italia.
Così Fossoli da punto geografico diventa un sito importante per la memoria collettiva, luogo della memoria, punto di riferimento per le successive esperienze di commemorazione.

Ripercorriamo brevemente le differenti funzioni che Fossoli ha avuto nel corso del tempo, essendo un luogo dalla storia complessa e stratificata. Il campo di concentramento è stato costruito nel corso della Seconda Guerra Mondiale e utilizzato attivamente fino agli anni Settanta, un lungo arco di tempo in cui il campo ha visto transitare prigionieri, internati, lavoratori coatti, orfani e infine profughi. Inizialmente adibito a luogo di prigionia, dopo l’8 settembre 1943 il campo viene occupato dall’esercito tedesco, alla fine dello stesso mese il trasferimento forzato dei prigionieri si conclude definitivamente e le baracche sono lasciate in uno stato di abbandono. Nel dicembre dello stesso anno la Repubblica Sociale Italiana apre a Fossoli il Campo di concentramento speciale per ebrei: lo spazio assolverà a questa funzione per nove mesi, fino all’agosto 1944, nel corso dei quali il campo diviene un punto cruciale dell’azione repressiva contro qualsiasi forma di opposizione e resistenza, soprattutto diventa il luogo di partenza di migliaia di persone per i campi di sterminio della Germania nazista. I convogli ferroviari che partono da Fossoli sono diretti ad Auschwitz, Mauthausen, Bergen Belsen, Ravensbrück, Buchenwald e Flossenbürg. Al momento della liberazione il campo è in stato di abbandono da mesi e le baracche danneggiate sia dalle operazioni belliche che dall’incuria. In seguito il campo di Fossoli ha visto il succedersi di avvenimenti e usi differenti nel corso della sua esistenza, da sede di comunità per orfani a centro profughi. Solo nel 1984 il Comune di Carpi, dopo un decennio di trattative avviate con l’apertura del Museo Memoriale, riuscirà ad ottenere dallo Stato la proprietà dell’area.

Dal 1996 la Fondazione Fossoli gestisce un sistema memoriale di importanza internazionale che comprende il sito storico del Campo di Fossoli, il Museo Monumento al Deportato e dal 2010 il Centro studi che raccoglie volumi, opere d’arte e un archivio di documentazione, e il complesso delle ex Sinagoghe carpigiane.
Nel 2011 la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna dichiara che l’ex Campo di concentramento di Fossoli costituisce materia di valore storico e testimoniale, e come tale deve essere sottoposto a tutela. Questo testimonia che dopo oltre sessant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, la principale anticamera italiana dei campi di sterminio, è finalmente considerata un luogo della memoria da tutelare e da musealizzare. L’ex campo oggi è visitabile con l’ausilio di una guida specializzata e in genere il percorso comincia al Museo Monumento al Deportato della vicina Carpi. La memoria, qui, è affidata anche ai segni del tempo, le tracce, sebbene in parte logorate dagli agenti naturali, continuano a far conoscere ai visitatori i risvolti più profondi della vita di questo posto: qui giacciono e vivono tante storie di sofferenza e di amore, di oppressione e di riscatto che hanno abitato l’ex Campo di Fossoli, oggi dunque fruibile con tutte le sue memorie visibili e invisibili.

Il campo di Fossoli, tra memoria e progetto è il titolo dell’esposizione temporanea allestita al MAXXI di Roma dal 13 al 31 ottobre 2021. Una collaborazione questa che nasce fin dall’emanazione del concorso di progettazione per il nuovo centro visitatori, bandito nel 2020 dal Comune di Carpi, in collaborazione con la Fondazione Fossoli e con il supporto tecnico-specialistico della Fondazione MAXXI, Dipartimento Architettura. Dal concorso internazionale di progettazione sono stati individuate le quattro migliori proposte, esposte al MAXXI, dove si possono osservare le riduzioni in scala dei modelli progettuali tridimensionali, oltre ai grandi pannelli su cui sono esposti gli elaborati grafici e digitali. Il tipo di allestimento privilegia una spiccata tendenza al pieno coinvolgimento del visitatore, immerso nel silenzio dell’archivio, luogo dello studio e della ricerca, dove può concentrarsi anche sui video esplicativi dei protagonisti di tutta l’operazione concorsuale. In questo modo il visitatore instaura un dialogo con la lunga storia del campo.
Tra i 38 partecipanti è stata selezionata come vincitrice la proposta dello studio Progettisti Associati. Tra gli altri progetti esposti troviamo quelli realizzati dagli studi: Macola, Gandolfi e Mura Architetti Associati, Andrew Berman Architect.
L’idea progettuale vincitrice tende a valorizzare, oltre che l’importante patrimonio materiale, anche quello immateriale, grazie alla sua forte vocazione simbolica sentita, come dicono gli stessi autori, come necessità primaria da non subordinare alle sole esigenze funzionali. I progettisti hanno dunque elaborato un tipo di architettura capace di caratterizzare e valorizzare l’ingresso del campo, ponendosi come obiettivo la volontà di preservare e tramandare la memoria. Il progetto prevede la suddivisione dell’area interessata in una griglia regolare di assi paralleli, che come binari ferroviari rievocano i 16 convogli partiti verso i campi di sterminio. Il fronte principale del campo sarà visibile anche da chi passa sull’adiacente via Remesina, sottolineando l’importanza del luogo anche nell’attraversamento quotidiano della strada, cercando così di rendere più incisiva la presenza del complesso lungo quella strada e di attirare l’attenzione dei passanti. Il progetto prevede anche dei lavori di restauro, che interesseranno in particolare la baracca 12 destinata a biglietteria e accoglienza e la baracca 14.1 destinata ad altri servizi.
Su uno dei muri d’ingresso è incisa la poesia testimonianza di Primo Levi, Se questo è un uomo.

L’inaugurazione della mostra, avvenuta il 13 ottobre di quest’anno, ha preceduto di pochi giorni il tragico anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943. Questa coincidenza, voluta o non voluta, dovrebbe far riflettere sulla necessita di inserire l’azione progettuale in un contesto nazionale ed internazionale, che parte da Fossoli, ma con lo sguardo rivolto a tutte le politiche memoriali della nostra contemporaneità.

Il campo di Fossoli, tra memoria e progetto è al MAXXI di Roma fino al 31 ottobre 2021, visitabile nel centro archivi del museo dal martedì alla domenica dalle 11.00 alle 19.00.

Eirene Campagna
collaboratrice

Classe 1991, è PhD Candidate dello IULM di Milano in Visual and Media Studies, cultrice della materia in Sistema e Cultura dei Musei. Studiosa della Shoah e delle sue forme di rappresentazione, in particolare legate alla museologia, è socia dell’Associazione Italiana Studi Giudaici.


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