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La comunità ebraica della Repubblica Dominicana tra ripopolazione e ricette kosher-caraibiche

A rischio di estinzione, oggi vive una rinascita, grazie a un rabbino d’eccezione

La storia ebraica è caratterizzata da un forte elemento di mobilità. A partire dal 586 a.e.v., anno della distruzione del primo tempio, fino ai giorni moderni, gli ebrei si sono mossi e sono stati costretti a muoversi intorno al globo dando vita a nuove identità e tradizioni.

Una comunità ebraica moderna è anche la somma di più ondate migratorie. Più comunità in diaspora si sono trovate a dialogare tra loro, comportando degli intrecci identitari ancora più complessi.
Ogni migrazione ha poi due lati dello spettro: perdite e acquisizione dei suoi membri.

Le comunità sparse nel globo sono ora sull’orlo della scomparsa per l’unione di due fenomeni – un calo delle nascite, e la migrazione verso Israele. Si stima per esempio che in Europa il numero della popolazione ebraica sia agli stessi livelli del primo censimento ebraico condotto nel lontano 1170.

Tutte queste informazioni sono spunti più o meno interessanti per accompagnare il primo caffè di questo freddo lunedì di gennaio, ma anche premesse fondamentali per capire le implicazioni della storia della comunità ebraica della Repubblica Dominicana, una delle più antiche comunità ebraiche nei Caraibi.

Ne abbiamo parlato con il rav Eleazar-Demota, shoket, mohel, talentuoso musicista jazz e dottore in lnternational Law all’Università di Amsterdam. 

Hakham Yehonatan Elazar-DeMota

Chi sono gli ebrei dominicani? Secondo gli archivi presenti sul web,  la storia ebraica della Repubblica Dominicana comincia agli inizi del XVII secolo. Gli ebrei cacciati dal Regno di Spagna si stabiliscono in varie aree dei Caraibi. Il rav Eleazar-Demota spiega: “si stabiliscono soprattutto in Repubblica Dominicana e in Giamaica, professando la religione più o meno esplicitamente a seconda di quanto fosse presente il governo spagnolo. La stessa indipendenza della Repubblica Dominicana, ottenuta nel 1844, fu fortemente mediata dagli ebrei di origine sefardita come forma di rivendicazione nei confronti della Spagna”.
Nel XX secolo la comunità accoglie nuovi membri, perlopiù famiglie dagli USA, Venezuela, Panamá, Cecoslovacchia, Austria e Germania. Rav Eleazar-Demota aggiunge: “L’intreccio comunitario si fa ancora più fitto con la caduta dell’impero Ottomano, quando gli ebrei dominicani accolgono ‘los turcos’ – un termine che in realtà indicava tutti gli ebrei dell’ex impero: ebrei provenienti per esempio dalla Siria, dal Libano, o dal Marocco. Si stabiliscono principalmente nella capitale, a Santiago. Ancora oggi la tradizione culinaria rispecchia questo mix unico di cultura caraibica, europea e
mediorientale”.

Alla conferenza di Evian del 1939, la Repubblica Dominicana è l’unica ad aumentare la propria quota di ingressi di profughi ebrei espulsi dalla Germania e dall’Austria. Circa 700 ebrei si stabiliscono a Sosúa. Viene offerto loro un pezzo di terra da lavorare e dopo alcuni anni i membri fondano dei kibbutzim. “Privi di un apparato per insegnare alle nuove generazioni le fondamenta della memoria ebraica, come un Talmud Torà, la comunità si è poi lentamente assimilata, fino a registrare pochissimi membri”.
Dopo la Seconda guerra mondiale e fino al 2009 si alternano diverse guide spirituali, ma i numeri comunitari diminuiscono. La comunità ebraica della Repubblica Dominicana, prima bacino di accoglienza per gli ebrei di tutto il mondo, si trasferisce in gran numero negli Stati Uniti. La memoria della comunità è sull’orlo di scomparire e rav Eleazar-Demota decidere di prenderne le redini.

“I miei nonni erano ebrei di Curaçao, i miei genitori sono dominicani. Nel 1976 ci siamo trasferiti negli Stati Uniti, ma il legame con la Repubblica Dominicana è rimasto con noi. Nel 2009 sono tornato da turista e ho visto che la comunità stava scomparendo. Ho provato un’emozione fortissima, simile al lutto, e ho deciso che nel giro di quattro anni avrei aiutato la comunità a rinascere. Sono diventato shoket e mohel e dal 2009 abbiamo iniziato anche un Talmud Torà per i bambini”.
Rav Eleazar-Demota tiene a sottolineare che la comunità ebraica dominicana non sparì tutto d’un colpo: “le istituzioni di cultura ebraica fanno la differenza: è così che Curaçao divenne un centro di cultura importantissimo nell’area caraibica per più di 300 anni. Senza un Talmud Torà, invece, la comunità può sparire nel giro di tre generazioni. Un obiettivo centrale della rinascita di questa comunità è la condivisione di informazioni”.

Nel 1925 T.S. Elliot scriveva: “è questo il modo in cui finisce il mondo. Non già con uno schianto ma con un lamento”. La comunità dominicana è un esempio di inversione di rotta che può essere di ispirazione a tutte le comunità in lamento prima che scompaiano del tutto. Ma non solo: è anche un esempio dello squisito risultato di un mix di tradizioni ebraiche sommate nel tempo, come il carciofo alla giudia. Per chi è curioso, gli account Kasheribbean e Delicias de Quisqueya sono due profili Instagram gestiti da Hannah Abreu sulla cucina kosher-caraibica con influssi indigeni, europei, turchieuropei, turchi, israeliani e statunitensi. Alcuni esempi: il Kibbeh, simile agli arancini nostrani, è una ricetta di origine turca a base di macinato di carne e bulgur, impolpettati e fritti nell’olio, mentre il kasabe è un ‘pane’ fatto di amido di yucca usato a Pesach in combinazione alle matzot. Chi ha fame?

Kibbeh @deliciasdequisqueya

 

Cassava con le uova @kasheribbean

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Micol Sonnino
collaboratrice

Micol-con-la-emme Sonnino, da pronunciare tutto d’un fiato, nasce a Roma nel 1997. Studia tutto ciò che riguarda l’Asia dell’Est all’Università di Bologna e vive tra Italia, Austria e Giappone per una magistrale in sviluppo sostenibile, con focus su sviluppo urbano e rurale. Le piace cucinare con la nonna e mangiare carciofi di stagione.


4 Commenti:

  1. Eh, il carciofo. Non facile da fare. Recentemente ho provato una ricetta, carciofo ripieno, ritto, con accanto una patata pelata e ritta. Nella pentola 4 carciofi e 4 patate della stessa dimensione. Un sogno gastronomico.

  2. Grazie Micol per questo ártico lo in onore ai nostri ancestri
    L Eterno benedetto sía il suo Nome ti moltiplichi questo omaggio al suo popolo in benedizioni😊


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