Cultura
La comunità ebraica marocchina tra berberi, sefarditi e sfide moderne

Viaggio tra Essaouira e Marrakech e un incontro con Kati Roumani

La rassegna JOI bisettimanale racconta in qualche riga le più-o-meno-buone nuove dal mondo ebraico. La scorsa settimana si è parlato della ‘decisione del Marocco di normalizzare i rapporti con Israele e inserire la storia ebraica nel curriculum delle scuole elementari marocchine’; recentemente l’ambasciatore ONU del Marocco e l’ambasciatore israeliano hanno acceso insieme le candele di Hanukkah.
Queste notizie hanno provocato un’esplosione di reazioni nelle comunità ebraiche marocchine: dal vociare delle anziane signore in fila per la pasticceria kosher di Casablanca, all’eco delle notizie nell’ambiente burocrate di Rabat, questi eventi sono di grande importanza per la storia degli ebrei in Marocco e per le relazioni diplomatiche tra Israele e il paese nordafricano.

Gli ebrei marocchini sono infatti protagonisti di una storia millenaria e piuttosto eterogenea. In Israele si stimano almeno mezzo milione di ebrei di origine marocchina, emigrati a partire dai primi anni ’50. Fino agli anni ’40 gli ebrei in Marocco superavano i 250.000 membri, mentre oggi i numeri si sono ridotti a circa 5.000.

Ero in Marocco nel settembre 2019. Nello specifico, ero a Marrakech per Rosh Hashana, dove sono stata invitata per il Seder comunitario organizzato da Kati Roumani. Kati è una storica londinese trapiantata a Marrakech dal 2002. Quest’articolo cercherà di raccontare brevi frammenti di ricordi a sfondo ebraico dal viaggio in Marocco e un’intervista con Kati sul passato e il presente della comunità ebraica di Marrakech.

Il mio primo contatto con il mondo ebraico in Marocco è stato a Essaouira. Essaouira (in arabo: الصويرة‎, al-Ṣawīra; in berbero: ⵎⵓⴳⴰⴹⵓⵔ, Mugadur) è una città che si affaccia sull’Atlantico, è strutturata come molte città marocchine in una kasbah, ovvero l’area all’interno delle mura dove solitamente risiedeva chi regnava; in una medina, dove si trova il mercato (o souq); e infine in una mellah, l’area adiacente alla kasbah. Spesso confusa come il quartiere specificamente ebraico, Kati nella nostra tele-intervista tiene a specificare che questa definizione è inaccurata: la mellah in ambienti urbani è una zona dedicata a tutti i non musulmani (anticamente soprattutto commercianti ebrei) e posta necessariamente vicino al regnante per offrire loro protezione, a differenza dei ghetti europei solitamente posti in quartieri malfamati. Cliccando qui è possibile visitare virtualmente la mellah di Essaouira, costruita intorno alla metà del XVIII secolo quando gli ebrei della città costituivano il 40% degli abitanti.

La mellah di Essaouira è composta dalla sinagoga e due cimiteri ebraici. Un’anziana signora che non aveva voglia di parlare e seduta all’ingresso della sinagoga di Essaoira ha risposto ai miei dubbi, tradotti in francese da un’amica: che rito seguono gli ebrei marocchini?
È una domanda a cui pensavo di sapere già la risposta – i marocchini sono geograficamente distanti dalle comunità ashkenazite ma vicini alla Spagna. Ho pensato fossero sefarditi.
L’anziana signora mi risponde mentre beve tè alla menta che il Marocco ha anche un rito tutto proprio, che risale a ben prima dell’arrivo degli ebrei spagnoli a fine XV secolo. Come detto però non era nell’umore di una chiacchiera e non ha aggiunto molte informazioni.
Kati Roumani un anno dopo mi ha aiutato a chiarire le diverse componenti del rito marocchino:

In Marocco ci sono principalmente ebrei di origine berbera e gli ebrei di origine spagnola. I primi sono arrivati in Marocco probabilmente a partire dalla distruzione del tempio di Gerusalemme, o sicuramente con le rivolte contro i Romani a partire dal 66 a.c. Si sono stabiliti nel Sahara, affianco agli indigeni marocchini – i berberi Amazigh. Questo è avvenuto ancor prima della presenza musulmana in Marocco. La seconda componente è invece sefardita, con l’espulsione degli ebrei dall’attuale Spagna e Portogallo nel 1492. I due gruppi si sono uniti con la migrazione degli ebrei berberi dagli ambienti rurali alla città, ma è ancora possibile distinguere alcune tradizioni propriamente berbere, anche se difficilmente tracciabili.

A 166 km dalla mellah di Essaouira, Marrakech offre la mellah più grande del Marocco e la seconda comunità ebraica dopo Casablanca. Kati Roumani vive nella sinagoga Lazama con la figlia, nata da un matrimonio con un ebreo sefardita marocchino. La sinagoga è nel cuore della mellah di Marrakech. I più attenti sapranno già collocarla a fianco della kasbah e dunque del palazzo reale di Marrakech.

“Per il mio sviluppo personale, è semplicemente fantastico. Sono una storica ebrea, ho studiato a Cambridge, e sto respirando la stessa aria degli ebrei marocchini di centinaia di anni fa. La sinagoga è sefardita ed è stata costruita circa 450 anni fa, ci sono prove scritte che gli antenati di mia figlia erano anche loro residenti qui come studiosi.”

Aggiunge: “essere la rappresentante di una piccola comunità è una seconda componente dei motivi per cui amo Marrakech. L’ospitalità assume un altro significato: in una piccola comunità, ogni membro conta. Ci sono ebrei che sono qui più o meno temporaneamente, ma sanno che la sinagoga Lazama è qui per loro”.

Ed è stato effettivamente così per il seder di Rosh Hashana del 2019 a base di cous cous e delizie marocchine e israeliane. Per un attimo, non ho sentito la mancanza dei carciofi.

Oltre a essere un punto di riferimento per gli ebrei che si trovano a Marrakech, Kati e la sinagoga Lazama sono attivi a livello locale:
“Credo il rito sefardita ritenga l’ospitalità un aspetto particolarmente importante. Come comunità ebraica di Marrakech, ci teniamo al dialogo interreligioso tramite seminari ed eventi. Le notizie dal mondo diplomatico sul progresso tra Marocco e Israele sono importantissime. Rispecchiano un dialogo che viviamo quotidianamente e che aspettava di essere ufficializzato. Il Marocco ha avuto delle relazioni tese con Israele, ma diversi segnali indicavano che una svolta era vicina. L’ebraismo è una religione ufficiale del paese e riconosciuta dal re da anni. È bene precisare che il Marocco non è una monarchia costituzionale. Ciò che dice il re è accettato come oro colato”.

La Marrakech ebraica ha tantissimo da offrire ai turisti e cuoriosi –la, mellah, fotografie del marocco ebraico nel XX secolo raccolte nella Maison de la Photographie, o il cimitero ebraico Miara. L’interessante chiacchierata con Kati si conclude con la speranza che i rinnovati rapporti tra Marocco e Israele possano eliminare i pregiudizi e rafforzare la curiosità reciproca tra i due paesi.

Micol Sonnino
collaboratrice

Micol-con-la-emme Sonnino, da pronunciare tutto d’un fiato, nasce a Roma nel 1997. Studia tutto ciò che riguarda l’Asia dell’Est all’Università di Bologna e vive tra Italia, Austria e Giappone per una magistrale in sviluppo sostenibile, con focus su sviluppo urbano e rurale. Le piace cucinare con la nonna e mangiare carciofi di stagione.


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