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Hebraica
Kosher matters: l’importanza di mangiare kasher

Come mantenere forte un’identità attraverso le regole alimentari, senza cadere nel rifiuto dell’integrazione? Rav Cipriani spiega perché è importante mangiare kasher.

La kasherut fa parte, per diverse ragioni, degli elementi centrali del vivere ebraico non tanto per ragioni “religiose”, ma prima di tutto identitarie, giacché si tratta di un elemento importante del linguaggio e dei codici ancestrali d’Israele.

Quando si parla di kasherut ci si riferisce prima di tutto a una pedagogia, il cui fine è quello di canalizzare le pulsioni dell’individuo. In tal senso però è importante ricordare che la kasherut non solo è un’insieme di regole. Essa nasce dalla necessità di un rapporto equilibrato ed etico con l’appetito, e in senso più generale con ogni tipo di appetito. Nel racconto della Creazione l’essere umano è creato vegetariano (Gen 1:29), e il consumo di carne è permesso solo più tardivamente dopo il Diluvio (Gen 9:2-4), come concessione e sfogo per gli istinti più distruttivi dell’uomo. Per questo alcuni, come A.I.Kook, leggono passi come “Il leone, come un bovino, mangerà la paglia[…]Non faranno del male, né distruggeranno su tutto il monte del mio santuario” (Is.11:7-9) nel senso che in un’epoca messianica l’umanità sarà vegetariana. Se per ora non v’è ancora la maturità sufficiente affinché ciò avvenga, il consumo di carne è permesso solo con molti limiti, probabilmente posti anche al fine di non trasformare l’atto in un qualcosa di troppo comune.

Oggigiorno senza dubbio un rinnovato senso di rispetto verso l’ambiente e la vita degli animali deve ricordare la necessità che la kasherut integri anche principi come bal tashhit, la proibizione di distruggere qualsiasi risorsa, e tsaar baalè haim, la proibizione di causare sofferenza a qualsiasi creatura.

Certamente la kasherut è stata spesso un mezzo di separazione fra Ebrei e Gentili. La modernità ha offerto ai primi come ai secondi la possibilità di vivere in un mondo più aperto, in cui le energie e le culture possono conoscersi e confrontarsi, con enorme vantaggio per tutti. Se da un lato l’ebreo moderno deve tenere presente il rischio reale di assimilazione, dall’altro è d’uopo evitare eccessi che isolino l’individuo tagliandolo fuori dalle proprie relazioni sociali e familiari. Conservare questo codice comportamentale che rafforza l’identità, evitando estremismi che esprimano un rifiuto di integrazione e mostrino una visione ostile del mondo non ebraico è senza dubbio difficile. Ma, come in molte cose, jeter le bébé avec l’eau du bain (“gettare il bimbo con l’acqua del bagnetto”) non è la risposta appropriata.

Haim Fabrizio Cipriani
Rabbino presso la Comunità Etz Haim

Haim Fabrizio Cipriani svolge il suo ministero rabbinico nelle comunità francesi di Marsiglia e Montpellier, e in Italia presso la comunità Etz Haim. In parallelo svolge un’intensa attività internazionale di violinista concertista e di autore di saggi a tema ebraico.


3 Commenti:

  1. Ho sempre saputo che mangiare carne di Shabbat o altre festività fosse Un mitzvah mi piacerebbe conoscere il Suo pensiero in merito. Grazie. Sono essenzialmente vegetariana ma in occasione delle festività se invitata mangio carne a casa mangio pesce inteLa Sua interpretazione è molto interessante. SHALOM

    1. Cara Noemi,
      La ringrazio molto per la sua interessante domanda. Non vi è nessun obbligo di consumare carne a Shabbath o giorni di festa. Il Talmud (TB Pesachim 109a) specifica per altro che a partire dalla distruzione del tempio é inappropriato manifestare gioia attraverso il consumo di carne, simbolicamente legata al ricordo dei sacrifici che non sono più possibili, e incoraggia l’uso (moderato) del vino a questo fine. Il consumo di carne è sempre stato considerato facoltativo, e diversi rabbini del passato erano vegetariani.
      Chiaramente in certi contesti sociali l’idea della carne era legata a quella di un benessere economico che si esprimeva naturalmente nel giorno festivo, la domenica per i Cristiani, lo Shabbat per gli ebrei. Ma si tratta di consuetudini e condizionamenti sociali, non di norme.
      Il principio fondamentale è quello espresso dal profeta Yeshayahu (58:13) di rendere lo Shabbat oneg, ossia una delizia, cosa che si realizza attraverso una cura particolare per vari dettagli fra cui anche il cibo, ma solo nella direzione di qualcosa che sia particolarmente gradito e appetitoso per chi mangia. In questo senso sforzarsi di consumare qualcosa che non si approva o non si ama è profondamente contro lo spirito e la lettera della Halachà.

      Spero di essere stato d’aiuto.
      Rabbino Haim Fabrizio Cipriani
      http://www.etzhaim.eu


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