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Cultura
Magia e poetica della sinagoga di Babyn Yar

Inagurata in occasione di Yom HaShoah, è un enorme libro pop up pronto ad aprirsi a chi desidera pregare

Una sinagoga pop-up. Consacrata lo scorso 8 aprile in occasione di Yom HaShoah, la nuova sinagoga di Babyn Yar, in Ucraina, è realizzata in legno e si apre come un libro. E, proprio come i migliori libri, si presta alle letture più diverse. Parte del Babyn Yar Holocaust Memorial Center (BYHMC) che presto sorgerà presso il burrone fuori Kiev dove tra il 29 e il 30 settembre 1941 furono trucidati dai nazisti 34.771 ebrei, il luogo di preghiera è la prima struttura a esservi inaugurata. Come racconta The Jerusalem Post , il luogo avrà un altissimo valore simbolico pur non accogliendo fisicamente una congregazione regolare. Yaakov Dov Bleich, rabbino capo dell’Ucraina e di Kiev che ha guidato la cerimonia, ha ricordato che il fatto stesso di erigere una sinagoga nel luogo in cui i nazisti volevano la scomparsa di tutti gli ebrei mostri «la vittoria del popolo ebraico sui suoi oppressori».

Il regista Ilya Khrzhanovsky, direttore artistico del BYHMC, ha sottolineato quanto a ottant’anni dal massacro non esistesse ancora quasi nulla a memoria di quanto avvenuto: «Non c’era un luogo dove si potesse pregare, dove si potesse parlare di qualcosa di intimo e di importante su questo mondo ucciso e distrutto». Era quindi fondamentale che la prima installazione fosse proprio un luogo di preghiera. Aperta a tutti, la sinagoga «accoglierà sia le persone che vi entrano senza sapere nulla del giudaismo e della vita ebraica in Ucraina prima della Seconda Guerra Mondiale, sia gli appartenenti all’ebraismo che vorranno venire qui a pregare», ha spiegato Khrzhanovsky.
Secondo quanto riportato da JTA , Yisrael Meir Lau, sopravvissuto all’Olocausto ed ex rabbino capo ashkenazita di Israele, a proposito della nuova struttura avrebbe detto che «commemorare attraverso l’istituzione di una sinagoga è una cosa meravigliosa. I nazisti sapevano che finché esiste la fede ebraica, il popolo ebraico non può essere distrutto». Dal canto suo, il responsabile del complesso museale ha sottolineato anche l’importanza della consacrazione del tempio nel Giorno della Memoria dell’Olocausto e il legame con Israele«Questa connessione con il paese che le persone che sono state uccise non hanno mai visto aggiunge un altro significato simbolico».

Passando alla particolarissima struttura della sinagoga, la struttura si ispira sia a un libro pop-up, sia alle sinagoghe ucraine in legno del XVII e XVIII secolo. Quando è chiuso, l’edificio appare come una costruzione piatta tra gli alberi, larga circa 8 metri e alta 11, posata su una piattaforma in legno senza fondamenta. Costruita con assi di quercia ultracentenaria, quindi più vecchia della tragedia qui commemorata, provenienti da tutta l’Ucraina, ha una struttura interna in acciaio e deve essere aperta manualmente, senza l’ausilio di un motore. Dispiegata nello spazio tridimensionale, in pochi minuti prende così la forma di una stanza da preghiera, con la Bimah al centro, le panche e il balcone. Dalle dimensioni di circa 150 metri quadrati, la sala ha le pareti ricoperte da preghiere, tra cui lo Shema Israel e il Kaddish, e da benedizioni. Tra queste, quella tratta dalla sinagoga seicentesca di Gwozdziec, in Ucraina occidentale, che chiede di trasformare un incubo in un bel sogno. Il soffitto, aperto a sua volta grazie a una cerniera che lo attraversa trasversalmente, si distingue dalle pareti perché è coloratissimo, dipinto con simboli che si rifanno agli interni delle sinagoghe storiche dell’Ucraina ormai scomparse. Oltre alla bellezza, questa intricata rete di decorazioni presenta un ulteriore valore simbolico, perché riproduce la costellazione che era visibile sopra Kiev la notte del 29 settembre 1941, quando tutto è iniziato.

«La qualità dinamica dell’edificio è importante», ha affermato in un comunicato il suo architetto, il tedesco Manuel Herz, già progettista nel 2010 dell’avveniristica Nuova Sinagoga di Magonza. «Questo non solo perché rappresenta una sorta di nuovo rituale e processo collettivo, ma anche per una sua caratteristica di delicatezza. L’edificio non si impone sul territorio. In un certo senso ha un approccio molto tenero al suolo. E questo è un terreno quasi sacro». L’ambizione di Herz è di coniugare grazie al design le tragedie di ieri con la speranza di un domani migliore: «Volevo creare un edificio che commemorasse da un lato un passato tragico e incredibilmente devastante e dall’altro puntasse a un nuovo futuro per riportare gli ebrei di oggi in questo luogo, aprendo se possibile una nuova strada, una luce e forse persino un sorriso». Da qui il ricorso alla stessa immagine del libro. Secondo il progettista, aprire un volume di preghiere o una Bibbia in sinagoga «spalanca un mondo di magia, di storia e di costumi», allo stesso modo, la metafora della struttura pop-up esprime l’apertura e la scoperta di nuovi mondi. Il fatto stesso che un gruppo di persone debba aprire meccanicamente questa sinagoga pieghevole, ha osservato Herz, «descrive la solidarietà e l’unità di cui il futuro ha bisogno».

Camilla Marini
collaboratrice

Camilla Marini è nata a Gemona del Friuli (UD) nel 1973, vive a Milano dove lavora da vent’anni come giornalista freelance, scrivendo prevalentemente di cucina, alimentazione e viaggi. Nel 2016 ha pubblicato la guida Parigi (Oltre Edizioni), dove racconta la città attraverso la vita di otto donne che ne hanno segnato la storia.


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