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Cultura
Osnat Barazani, la prima donna Rabbina e gran Cabalista

Ritratto di una grande studiosa seicentesca (da raccontare anche ai bambini, grazie al libro di Sigal Samuel)

Siamo ormai abituati a vedere donne esercitare il ruolo di rabbine. Nel 1972 le scuole rabbiniche americane, soprattutto quelle affiliate ai movimenti Reform e Conservative, dettero il via all’ordinazione di donne in qualità di rabbine. Tradizionalmente, si identifica Regina Jonas come la prima donna a essere stata ordinata rabbina nel 1935. Tale primato però non spetta a lei ma a Osnat (trascritto anche Asenath) Barazani, divenuta capo della Yeshiva di Amadiye, nei pressi di Mosul, già nel 17° secolo, spostando di ben tre secoli indietro la presenza di donne rabbine nella nostra linea temporale.

Secondo una tradizione locale, gli ebrei del Kurdistan sarebbero i discendenti delle dieci tribù costrette all’esilio dagli assiri nel 8° secolo aev. Le prime testimonianze scritte sulla comunità le troviamo nelle memorie di viaggio di Beniamino di Tudela; secondo il rabbino, geografo ed esploratore nel 12° secolo risiedevano in Kurdistan un centinaio di comunità ebraiche per un totale di 25 mila ebrei presenti sul territorio. Da qui in poi bisognerà aspettare la conquista Ottomana del 16° secolo per trovare altra documentazione riguardante le comunità ebraiche del Kurdistan. Nonostante i numeri ridotti e l’insularità della comunità, la regione divenne un centro spirituale importante del Medio Oriente grazie alle vivaci yeshivot fondate dalla famiglia rabbinica dei Barazani. Proprio in seno a questa brillante famiglia di studiosi nasce Osnat Barazani, prima donna rabbina a noi nota.

Rabbanit Osnat era la nipote di Rav Nathanel Adoni Barazani capo della comunità ebraica di Mosul e figlia di Shmuel Adoni Barazani, ritenuto da molti il più brillante studioso della sua epoca. Nata nel 1590, in una società principalmente patriarcale, Osnat ricevette dal padre una educazione religiosa pari a quella dei ragazzi ebrei della sua generazione. Dichiarerà la stessa Osnat in una lettera:

Non lasciai mai casa mia, né mai ne uscii,
Fui come una principessa di Israele
Crebbi sulle ginocchia dei grandi studiosi, saldi nella benedetta memoria di mio padre.
Non mi fu mai insegnato alcun lavoro ma solo il sacro studio.

Il padre la diede in sposa a uno dei suo migliori studenti, Rav Yacov Mizrahi e fece promettere al genero di non permettere ad Osnat di distrarsi dietro ai lavori domestici ma di perseverare nella sua carriera di studiosa. Quando Rav Mizrahi morì, Osnat divenne la direttrice della Yeshiva e insegnante nella stessa ricevendo il titolo di tanna’it. Le lettere a noi pervenute dimostrano la competenza di Osnat nella conoscenza della Torah, del Talmud, nel Midrash e anche nella Kabbalah. Gli studiosi contemporanei riconoscevano il valore e la perizia di Osnat, testimoniano le parole che Rav Fineas Hariri le rivolgeva: Osnat è “Maestra, Rabbi e Insegnante”. La sua grande dimestichezza nella Kabbalah la rese protagonista di alcuni episodi carichi di misticismo: si dice avesse il potere di guarire gli infermi e di comandare gli elementi della natura, specialmente il fuoco. Si racconta infatti che dopo aver recitato alcuni versi davanti a una sinagoga in fiamme, riuscì ad entrarvi e a salvare i rotoli della Torah e i testi sacri lì conservati. Le rovine della sinagoga di Amediya sono visibili ancora oggi e testimoniano la fama e l’aura mistica che circondano Osnat. Di Osnat si dice che sempre grazie alle sue abilità mistiche riuscì a limitare le sue gravidanze a due, così da non sottrarre anni preziosi ai suoi studi (in una “genitorialità pianificata” ante litteram).

La yeshiva sotto la guida di Osnat produsse grandi studiosi, tra i quali suo figlio il quale si trasferì a Baghdad a continuare la linea rabbinica familiare.
La tomba di Rabbanit Osnat si trova ad Amadiye, in quello che oggi viene definito come Kurdistan iracheno, ed è meta dei pellegrinaggi di molti ebrei oriundi della regione del Kurdistan iracheno.

Perché è importante ricordare Osnat? “Representation matters” si dice nel mondo anglosassone. Sì, rappresentare la storia di Osnat è importante per molti fattori. Il primo sicuramente riguarda la rappresentazione femminile; siamo abituati a vedere le donne far parte di accademie rabbiniche come qualcosa conquistato nella seconda metà del Novecento dai movimenti Conservative e Reform; invece, come testimonia la vita di Osnat, le donne rabbine esistevano già nel 17° secolo e non in Europa. Secondo, raccontare le vicende di Osnat ci ricorda la diversità del mondo ebraico, troppo spesso appiattito sul mondo Ashkenazita. Queste due motivazioni hanno spinto Sigal Samuel a scrive il libro per bambini Osnat and her Dove, un libro che esplora il patrimonio ebraico e il misticismo, fortemente femminista ma mai didattico e didascalico. A decorare la storia, ci sono le preziose illustrazioni dell’artista Israelo-Rumena Vali Mintzi. Sigal Samuel intervistata dal Jerusalem Post afferma:

Da ebrea mizrahi di origine irachena e di Baghdad, ero entusiasta della scoperta di Osnat. Sono cresciuta in un ambiente ebraico dominato da storie Ashkenazite e raramente ho visto storie positive di donne mizrahi. Io volevo davvero diventare una rabbina, ma ho sempre saputo di non potere visto che non avevo mai visto una rabbina che somigliasse a me.


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