Cultura
Boris Johnson: quanto è amico degli ebrei e di Israele?

Ritratto in cinque punti del nuovo premier inglese: tra realpolitik e strizzatine d’occhio alla destra più conservatrice

Forward.com traccia un interessante ritratto del nuovo premier inglese. Un ritratto che ricostruisce la politica e le strategie di Johnson in relazione al mondo ebraico. L’articolo di Cnaan Liphshiz evidenzia cinque punti chiave.

Il primo è: Johnson spinge per una Brexit no deal. Questo favorirebbe una crisi economica e quindi le chance  di vittoria da parte dei laburisti di Corbyn, che, come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi, hanno al loro interno sostenitori di posizioni antisemite.

Johnson ha recentemente dichiarato: “Sono sempre protettivo e attento nei confronti della comunità ebraica  ogni volta che sento aria di discriminazione”. Molti però ricordano che quando era sindaco di Londra non accolse le istanze della comunità ebraica per mettere al bando la Al Quds Day March caratterizzata da slogan violenti e antisemiti.

Non solo: Johnson come foreign secretary del Regno Unito ha appoggiato una risoluzione Onu molto critica nei confronti della politica degli insediamenti di Israele.  E, infine, l’ultima questione: il rapporto con Donald Trump. In principio, Johnson fu molto critico nei confronti del presidente miliardario.

Ora, i due sembrano essere in sintonia anche per i toni e le espressioni utilizzate per galvanizzare l’ala destra del loro elettorato. Johnson ha creato molto imbarazzo di recente per alcune “battute” sule donne musulmane che indossano il velo. Jonathan Goldstein del Jewish Leadership Council ha scritto su Twitter che considera i commenti di Johnson totalmente inappropriati.

 


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