Cultura
Tobia Ravà, matematica e arte

Sull’arte, la matematica, Spinoza e Pico della Mirandola

Le opere di Tobia Ravà parlano la lingua della matematica. O forse sarebbe meglio dire che usano il linguaggio dei numeri. Il confine non esiste, se si pensa che nella ghematrià alle lettere corrispondono numeri e che ogni parola costituisce uno o più numeri, che a loro volta hanno determinati significati. E Ravà, come un alchimista del nostro tempo, usa ingredienti alfa-numerici per comporre immagini, a loro volta da interpretare secondo il loro valore numerico.

Ecco perché i suoi lavori hanno trovato particolare accoglienza all’interno (non solo naturalmente) di percorsi dedicati all’arte e alla scienza. Avrebbe dovuto inaugurare proprio in questi giorni una mostra alla Rocca Flea di Gualdo Tadino, rinviata per ottemperare alle norme di contenimento del covid-19, volta proprio a mettere in luce il legame del suo lavoro con la matematica. E il luogo non era certo neutro: si tratta di una torre rinascimentale, dove gli spazi sono disegnati in base a rapporti geometrico-matematici. Il confronto con il Rinascimento per la cultura ebraica in effetti è stato molto importante. “Roy Doliner nel suo libro con Benjamin Blech (I segreti della Sistina. Il messaggio proibito di Michelangelo, Bur), mette in luce proprio come lo studio della Kabbalah influenzasse gli artisti e gli scienziati dell’epoca, spiegando la Sistina in chiave ebraica. Recanati fu studiato con attenzione da Leopardi e Pico della Mirandola ebbe un ruolo fondamentale nell’aprire la mistica ebraica al Rinascimento”, spiega Ravà. “I transiti tra la cultura ebraica e quella dei luoghi in cui gli studiosi ebrei vivevano in realtà sono stati molto forti in ogni epoca: Pitagora ne fu fortemente influenzato, per esempio”.

Quella mostra è stata al momento sospesa, ma in corso ce ne sono altre due, una didattica al liceo artistico di Verona e una a Villa Pisani di Vescovana in provincia di Padova. Qui si può vedere un’antologia delle opere pittoriche e scultoree di Ravà in dialogo con gli arredi e le architetture di questa splendida villa settecentesca a base ancora più antica, risalente al ‘500. Un percorso nel percorso, esattamente come il lavoro di questo artista, che individua strade altre da quelle canoniche o apparenti per raccontare visivamente il reale. Il suo figurativo, pittorico o scultoreo, infatti, si compone degli elementi dell’astrazione filosofica e matematica. Un andamento simile a quello del pensiero. “Pensiamo a Benamozegh, rabbino livornese che sembra abbia fatto la milah a Modigliani, era un grande studioso di Spinoza. Ma il suo studio era volto a creare un collegamento tra Spinoza, appunto, e l’Haskalah, l’illuminismo ebraico. Ecco, mi muovo in quel solco, cercando strade oblique. Poi certo c’è l’errore, che ebraicamente inteso è molto interessante, dal momento che alcune parole possono essere scritte in modi diversi. Ma questo comporta che il loro numero ghematrico sia diverso”.

 

L’errore è anche elemento creativo, infatti: è la falla, la spaccatura che obbliga a cercare nuove soluzioni…
“Beh, attenzione perché è un tasto delicato. Tra il 1300 e il 1400 nella valle del Reno un gruppo di ebrei voleva modificare alcune preghiere fondamentali per l’ebraismo e un rabbino ha sollevato un problema essenziale: se si cambiano le parole, la preghiera è sbagliata. Nel senso che non funziona più perché cambia il suo valore numerico e cambiando tale valore cambia o perde la sua funzione teurgica”. Questo apre però ad altre considerazioni, soprattutto all’importanza di capire cosa si sta dicendo nella preghiera mentre ci si rivolge a Dio. Altrimenti equivale a una formula magica, come dire Abra Cadabra…”Si fermi! Qui bisogna andare piano: abra cadabra è aramaico, non sono parole a caso e la formula funziona benissimo!”.

Insomma, parlare con Tobia Ravà è come fare un viaggio nella storia e nella mistica. Ci vorrebbero giornate intere. Per ora ci fermiamo alla notizia: le sue opere al momento sono visitabili nella zona di Padova. Numeri, lettere, parole, preghiere, proporzioni. Fibonacci, Pico della Mirandola, Pitagora. Spinoza, l’illuminismo ebraico e la cappella Sistina. Le opere d’arte di Tobia Ravà sono un universo in cui sprofondare. Perché traducono in immagine la complessità del pensiero filsofico, mistico e matematico. Che spesso sono una cosa sola, magari in forma di pappagallo…

“Memorie d’infinito”, fino al 22 novembre, Villa Pisani Bolognesi Scalabrin, Vescovana (Padova)
PRENOTAZIONI E INFO: 336.496470

 

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


3 Commenti:

  1. Cara Micol,
    mi è piaciuto il tuo saggio, per vari motivi. Primo perchè penso che i numeri costituiscano la realtà, perchè infiniti zeri, si sommano per formare l’Uno di Spinoza, che è tutto in tutto.
    Mi ha fatto piacere che tu abbia rivalutato l’illuminismo di Spinoza, che io ho cercato di spiegare nel mio libro: La Geometria di Dio. Dal momento che la Verità ha bisogno di almeno due persone, una che la enunci e una che la comprenda, ecco la verità matematica su Spinoza, che spero leggerai:https://www.academia.edu/44371280/La_Geometria_di_Dio_secondo_il_cabalista_Leon

    1. Caro Massimo,
      grazie molte per il tuo commento e per le indicazioni bibliografiche che mi mandi. A presto


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *