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Ebraismo calabrese, una storia lunga più di dieci secoli

Tracce storiche tra fonti, ricordi e leggende (più una che guarda al futuro)

La traccia per Jacques Derrida è il divenir passato di ciò che è stato presente: la traccia permette diverse interpretazioni di concetti, navigando nello spazio ambiguo di ciò che non è esplicitamente espresso.
Generalmente la letteratura di fonti raccoglie unità staccate di storie, cercando di suggerire un passato coerente. Oreste Dito nel libro “La Storia Calabrese e la Dimora degli Ebrei in Calabria dal secolo V alla seconda metà del secolo XVI” descrive come frammentaria la storicità degli ebrei in Calabria – alle volte nel territorio non rimangono che tracce: “la dimora degli ebrei è attestata dal nome soltanto che tuttavia si conserva di giudecca a qualche via o quartiere, o dal solo ricordo tradizionale”, scrive Dito.

Le prime notizie dirette di ebrei in Calabria sono in ogni caso databili almeno al X secolo e contenute ne “La vita di San Nilo di Rossano”. In queste memorie si può leggere come gli ebrei fossero dotati di libertà di culto, ma venissero largamente disprezzati e considerati cittadini ‘secondari’, così come la maggior parte degli ‘stranieri’.
Oreste Dito indica come prima traccia storica sugli ebrei calabresi delle tassazioni risalenti al 1276: nella ‘cedula subventionis in justitiariatu vallis crati et terre jordane’ e nella ‘taxatio generalis suventionis in justiliariatu calabrie’ si legge delle collette che le comunità ebraiche dovevano pagare alla corte.

Ma la memoria popolare, sotto forma di leggenda confermata anche da Giuseppe Flavio, fa risalire la storia ebraica calabrese a tempi ben più antichi: Reggio Calabria sarebbe stata fondata da Aschenez, pronipote di Noè, da cui prenderebbero nome gli ‘Ausoni’ che un tempo abitavano il territorio. Secondo altre ricostruzioni molti ebrei arrivarono invece con la deportazione degli ebrei di Gerusalemme per mano di Tito, nel 70 e.v.: non si esclude infine che altri ebrei si fossero stabiliti in Calabria come commercianti, approdando prima a Brindisi o Pozzuoli e stabilendosi poi a Reggio, Crotone o Squillace, porti antichissimi e di conseguenza, chissà, domicilio di centri ebraici già prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme.
Un vuoto di notizie scritte verrà colmato solo con il “Della Calabria illustrata” di Giovanni Fiore da Cropani, con argomento la storiografia della Calabria fino al XVII secolo. Nell’opera, pubblicata postuma nel 1691, è possibile leggere dell’arrivo degli ebrei dal Regno di Napoli, i quali ‘arricchirono col loro traffico la Calabria’ portando l’arte della tintoria, del cotone, dello zucchero ma soprattutto della seta.
Il settore della seta fu a lungo un’industria fiorente soprattutto grazie alle abilità dei commercianti ebrei. A Catanzaro nel 1700 i documenti indicano 7000 setaioli e 1000 telai – la città fu a lungo uno dei centri più importanti in Europa, perdendo il primato donandolo alla Francia verso il XIX secolo. La Cooperativa ‘Nido di Seta’ fondata nel 2014 a San Floro da tre giovani calabresi mira a recuperare questo passato attraverso la tradizione della gelsibachicoltura.

Anche chi non dovesse avere i libri alla mano può intuire la presenza ebraica nella regione guardandosi intorno con attenta curiosità. A Reggio Calabria è possibile passeggiare per l’antica Giudecca, distrutta dal terribile terremoto del 28 dicembre 1908 e oggi non più visibile se non nel nome delle strade. Gli ebrei furono grandi protagonisti dello sviluppo della città – a livello commerciale, ma anche culturale. Nella tipografia di Abraham Ben Garton nel 1475 furono stampati i primi commentari al Pentateuco in alfabeto ebraico, incluso il commento del Rashi. Il testo del Rashi è consultabile alla Biblioteca Pietro de Nava di Reggio Calabria.
Diversamente a Bova Marina è ancora presente, sebbene non attiva, la più antica sinagoga d’Occidente dopo Ostia Antica (IV secolo). Nel sito è visibile un antico mosaico recentemente restaurato.
Gli storici si destreggiano quindi tra leggende tramandate, fonti storiche, o tracce oscure che possono solo suggerire un passato. Quando queste si intrecciano e confermano è possibile tentare una ricostruzione, la più plausibile.
Le tracce diminuiscono sicuramente dal 1541 quando gli ebrei furono cacciati dal Sud Italia, portando con sé molti dei segreti legati alla lavorazione della seta comportando un momentaneo rallentamento nel settore. Gli ebrei calabresi si spostarono dalla zona – tanto che fino al l XIX alcune sinagoghe di Salonicco erano ancora chiamate ‘Calabria’. Altri rimasero come ‘marrani’ (nascosti) o ‘anusim’ (forzati alla conversione). Da ricordare nella storia ebraica calabrese fu anche l’internamento di Ferramonti (CS), un campo costruito nel 1940 da Mussolini.

Alle volte le tracce, invece, si rigenerarono e suggeriscono un futuro. Ogni anno, prima di Sukkot, rabbini da tutta Europa visitano la zona per raccogliere i cedri per il loro lulav ristabilendo una connessione forse antichissima.

Micol Sonnino
collaboratrice

Micol-con-la-emme Sonnino, da pronunciare tutto d’un fiato, nasce a Roma nel 1997. Studia tutto ciò che riguarda l’Asia dell’Est all’Università di Bologna e vive tra Italia, Austria e Giappone per una magistrale in sviluppo sostenibile, con focus su sviluppo urbano e rurale. Le piace cucinare con la nonna e mangiare carciofi di stagione.


4 Commenti:

  1. Le fonti storiche per la storia ebraica in Calabria includono anche Nicola Ferorelli, l’originale del Pentateuco di Garton è conservato alla Palatina di Parma, le tracce ebraiche sono in età storica: titulus di una sinagoga a Reggio IV sec ev, lucetna s Lazzaro di motta s.g. piu o neno stesss epoca

  2. Molto interessante. Della coltivazione del baco da seta mi parlava mia madre i suoi tempi.
    C’è poi il paese di Drapia nel nostro comune (che porta lo stesso nome) che ospitava una antica comunità ebraica che in tempi storici più recenti si era assimilata (o era stata assimilata) perdendo le tradizioni e il culto. Persone che esercitavano i mestieri di usurai e di commercianti di vestiti (pezzari).
    Persino qualche vecchia canzone che insegnavano i nonni Io sospetto fortemente che fosse di derivazione ebraica.

  3. Salve Micol.
    Interessante articolo. Anche io sto per pubblicare un riassunto dell’ebraismo calabrese su Calabriamundi.it
    Teniamoci in contatto


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