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Viaggio a Marsiglia (con un festival da non perdere)

Piccola guida alla storia ebraica della città, tra passato e presente

Ci sono tanti modi per arrivare a Marsiglia. E non parliamo dei mezzi di trasporto, che pure sono svariati. Parliamo piuttosto del richiamo che la seconda città di Francia, la capitale della Provenza, può avere sul viaggiatore. Se ci fermiamo al puro interesse turistico, c’è chi vi passa o vi si ferma solo per qualche ora o qualche giorno per poi raggiungere le più pittoresche località del Sud della Francia. E alla città dedica solo uno sguardo distratto, dando giusto un’occhiata giù al Vieux Port e un’altra su a Notre-Dame-de-la Garde. C’è poi chi sa apprezzarne i musei antichi e moderni, i monumenti storici, l’intrico di scalinate e strade in inquietante pendenza, i mille localini, le calanques e il mare blu cobalto.

Marsiglia offre anche la possibilità di entrare in contatto con la terza comunità ebraica d’Europa dopo Parigi e Londra, con circa 80mila ebrei su circa 850mila abitanti. Un bel record, se paragonato alle ben più esigue percentuali di località anche vicine, poca cosa se guardiamo alla popolazione araba, che qui supera il 25 per cento del totale. La convivenza, qui come in altre zone della Francia, non è sempre stata facile, e purtroppo non sono mancati episodi anche drammatici di antisemitismo e terrorismo. Risale al 2015 l’accoltellamento di un insegnante della scuola ebraica seguito dal contestato invito dell’allora presidente del Concistoro Israelita Zvi Ammar a non indossare la kippah in pubblico per non trasformarsi in obiettivi mobili dei jihadisti. Nel 2021 è stato segnalato un altro tentativo di irruzione in una scuola, fortunatamente sventato dalla polizia. Eppure, allo sguardo del turista anche più sensibile, Marsiglia appare come una città aperta e accogliente, dove il multiculturalismo trova canali pacifici e creativi per esprimersi.
La convivenza tra persone delle più diverse estrazioni, religioni e provenienze è del resto il tratto distintivo di ogni città portuale e Marsiglia non fa certo eccezione. Anzi. La sua posizione sul Mediterraneo ne ha segnato la storia, dalla sua nascita, avvenuta nel 600 a.C. ad opera dei marinai greci che fondarono l’antica Massalia nell’area dell’attuale Vieux Port, ai giorni nostri, quando ancora rappresenta il primo porto commerciale di Francia. Da qui sono in tanti anche quelli che sono partiti, o almeno hanno provato a farlo. Chi segue le fiction tv avrà forse registrato una recente produzione Netflix, disponibile sulla piattaforma dallo scorso mese. Si intitola Transatlantic ed è ambientata nella Marsiglia dei primi anni Quaranta, quando la città era sotto il Governo di Vichy. In piena guerra, era qui che erano accorsi artisti e intellettuali, ebrei e antifascisti in fuga dalla Francia occupata dai nazisti. E sempre qui un gruppo internazionale di giovani, capitanati dal giornalista americano Varian Fry, aveva salvato oltre duemila persone dalla deportazione. Grazie all’organizzazione umanitaria Emergency Rescue Committee, fondata da antifascisti americani, erano riusciti a fuggire negli Stati Uniti passando dalla Spagna e il Portogallo. Tra gli espatriati, anche il pittore Marc Chagall. Insignito della Legion d’Onore francese e inserito, primo statunitense, nella lista dei giusti tra le nazioni, Fry dà oggi il proprio nome alla piazza triangolare davanti al Consolato Generale degli Stati Uniti.

Tra i tanti che invece sono giunti a Marsiglia per restarci ci sono quanti hanno lasciato il Marocco, la Tunisia e l’Algeria a partire dagli Sessanta, dopo la decolonizzazione. Tra questi si contano i migliaia di ebrei magrebini che hanno contribuito alla ricostruzione e allo sviluppo di quella che era stata una fiorente comunità, fondata ufficialmente nel 1760 ma con una storia risalente a oltre un millennio prima, con le prime presenze attestate da Grégoire de Tours nel VI secolo e corposi arrivi dalla Spagna e il Portogallo durante l’Inquisizione. Attivi in tutti gli ambiti professionali e strati sociali della citta, gli ebrei di Marsiglia sarebbero stati decimati dai nazisti, che ne deportarono 23mila, uccidendone circa 1800 nei campi. Dopo la Liberazione, la città contava tra i 5mila e 10mila ebrei, provenienti perlopiù dal resto della Provenza, dall’Alsazia e da quel Nord Africa che poco più di vent’anni dopo avrebbe portato l’immigrazione più consistente. Nel 1969 si registravano a Marsiglia circa 65mila ebrei.

Risale agli anni Sessanta la fondazione del Centre Edmond Fleg, centro culturale ebraico fondato nel 1964 proprio nel momento in cui la comunità marsigliese si stava ristrutturando per accogliere gli ebrei rimpatriati. Nel 2007 la sezione della Provenza-Linguadoca del Fsju, ossia il Fondo sociale ebraico unificato, nato nel 1950 per sostenere la ricostruzione della comunità ebraica francese dopo l’Olocausto, ha fondato la Judaï-Cité. La casa dell’ebraismo marsigliese si trova al 4 dell’impasse Dragon, nel luogo in cui già era attivo il Fleg, in un edificio più grande che oggi ospita su cinque piani le principali associazioni ebraiche cittadine e i servizi alla comunità. Il Centre Fleg occupa i livelli inferiori e continua a trasmettere e a promuovere il patrimonio della cultura ebraica in tutta la sua ricchezza e diversità. Aperto alla città, introduce quotidianamente i marsigliesi alle sfaccettature della storia e della cultura ebraica anche attraverso convegni, spettacoli e altri eventi organizzati presso la sua sala polivalente da circa 150 posti.

Tutto intorno alla Judaï-Cité si sviluppa quello che è considerato il quartiere ebraico di Marsiglia, attraversato dalla non troppo distante rue Saint-Saffron, la sua via principale. Qui è possibile acquistare e consumare cibo kasher in uno dei numerosi localini e ristoranti a conduzione ebraica di cui comunque la città è generosa anche fuori zona. Per farsene un’idea e andare a colpo sicuro, oltre a perlustrare le sezioni dedicate dei supermercati locali (piuttosto attenti alle esigenze di una clientela multietnica), si può consultare il ricco elenco offerto dal sito del Concistoro Israelita. Sempre dalle pagine web si scopriranno anche gli indirizzi delle oltre 40 sinagoghe in cui pregano e si ritrovano gli ebrei marsigliesi. La più importante tra queste, la Grande Sinagoga, si trova al 117 di rue Breteuil, a pochi passi da rue e impasse Dragon e dalla Judaï-Cité.

Il tempio più antico e grandioso rimasto in città era stato inaugurato il 22 settembre del 1864 e si presenta come un maestoso edificio a tre piani protetto da un cancello e affacciato sulla via. Di rito sefardita ma con uno spaxio dedicato a quello ashkenazita nel seminterrato, ospita la sezione maschile al piano terra e quella femminile quello superiore ed è abbellito da pavimenti in marmo, lampadari, archi romanici e vetrate policrome. Prevede servizi di Shabbat seguiti da kiddush in stile provenzale a suon di olive verdi, acciughe e pastis per una congregazione composta prevalentemente da franco-algerini. Al suo esterno una targa ricorda gli ebrei marsigliesi che proprio dalla sinagoga furono deportati nei campi di sterminio nazisti.
Per non dimenticare i tragici eventi del recente passato, nel cinquantesimo anniversario della liberazione dei campi nel 1995 è stato creato a Marsiglia il Death Camps Memorial. Da poco rinnovato e rinominato Mémorial des Déportation, il museo occupa un fortino costruito nel 1943 dai tedeschi ai piedi del Fort Saint-Jean, all’ingresso del Vieux Port. Faceva da ricovero-infermeria alla loro Kriegsmarine, la Marina Militare. Con una mostra permanente in continua evoluzione e arricchimento, il Memoriale si sviluppa su tre piani espositivi, trattando attraverso pannelli, filmati, documenti, installazioni e dispositivi interattivi sia la deportazione degli ebrei della Shoah sia quella per motivi politici degli oppositori al regime nazista.

Usciti dal bunker, la passeggiata in questa magnifica città dalle mille contraddizioni può proseguire seguendo memorie questa volta letterarie. Sono quelle di Albert Cohen, nato a Corfù nel 1895 ma trasferitosi con i genitori a Marsiglia nel 1900, in fuga dalle persecuzioni razziali. Il futuro scrittore trascorse nella città provenzale l’infanzia e ha dedicato alla Canabière e agli altri quartieri di Marsiglia numerose pagine dei suoi libri, da Mangeclous a Le Livre de ma mère. In questo traccia un ricordo struggente della madre, rimasta a vivere a Marsiglia quando lui si era ormai trasferito a studiare e a lavorare in Svizzera e qui morta nel 1943, mentre Albert si trovava a Londra, dove si era rifugiato.
Restando nel campo delle arti, la città eletta nel 2013 Capitale Europea della Cultura non poteva non distinguersi anche in ambito cinematografico. Oltre a essere location di produzioni di interesse internazionale, Marsiglia è anche la sede del primo festival del cinema israeliano in Francia. Ideata nel 1999 da Xavier Nataf, delegato regionale del Fsju, e diretta da Daniel Krief, la rassegna è stata riorganizzata dopo la pandemia prendendo il nome di Rencontres autour du Cinéma Israélien. Quest’anno darà appuntamento a tutti i cinefili dal 14 al 20 giugno sia a Marsiglia sia nelle vicine La Ciotat e Six Fours con la proiezioni di film non distribuiti in Francia e incontri con i loro registi e attori.

 

 

 

Camilla Marini
collaboratrice

Camilla Marini è nata a Gemona del Friuli (UD) nel 1973, vive a Milano dove lavora da vent’anni come giornalista freelance, scrivendo prevalentemente di cucina, alimentazione e viaggi. Nel 2016 ha pubblicato la guida Parigi (Oltre Edizioni), dove racconta la città attraverso la vita di otto donne che ne hanno segnato la storia.


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