L'agenda di Joi
Cultura
Viaggio al centro della musica di Robbie Robertson, l’ebreo-mohawk del rock

La grande bellezza nascosta nei dischi solisti di un artista geniale mai uguale a se stesso. Da ascoltare e riascoltare in questi giorni

Padre ebreo, madre nativa americana (Cayuga e Mohawk), Robbie Robertson è uno dei musicisti più influenti e ispirati di quella generazione di musicisti che ha imbracciato la chitarra nei primissimi anni Sessanta. Robertson è universalmente noto per aver fatto parto di un gruppo leggendario, The Band, l’ensemble di musicsti che in più occasioni ha collaborato con Bob Dylan (basti citare il capolavoro Planet Waves del 1974). Una carriera Bree leggendaria, quella della band, immortalata nell’epico film concerto girato da Martin Scorsese, The Last Waltz, testimonianza del concerto del 1976 alla Winterland Ballroom di San Francisco.  Sul palco, insieme a Robertson e soci, anche Bob Dylan Neil Young, Ringo Starr, Neil Diamond, Muddy Waters, Ron Wood e Joni Mitchell.

ASCOLTA FOREVER YOUNG: THE BAND +BOB DYLAN

C’è però un’altra fase della carriera di Robbie Roberston, quella in cui vogliano addentrarci per svelarvi le canzoni-gioiello nascoste nelle tracklist degli album solisti di Robbie.

Dischi di grandissimo spessore, da riascoltare o da scoprire per la prima volta in questi giorni di isolamento forzato…

Robbie Roberston, il primo album solista omonimo esce nel 1987. Lo producono Roberston e quel genio delle sale d’incisione che è Daniel Lanois. Un disco ricco di grandi canzoni e di featuring eccellenti, a cominciare da quello di Peter Gabriel che potete ascoltare nella splendida Broken Arrow. Ottime anche Sweet fire of love che vede la partecipazione alla voce e al basso di Bono degli U2 e l’indimenticabile Somewhere down the crazy river accompagnata da un videoclip diretto da Martin Scorsese (GUARDA).

Quattro anni dopo l’omonimo debutto solista esce Storyville, un disco caratterizzato dalla presenza di una sezione d’archi spettacolare da New Orleans. Vi consigliamo l’ascolto dell’album nel suo complesso, a cominciare dal pezzo più forte, Night Parade (Ascolta qui). 

Il 1994 è l’anno del capolavoro della sua discografia solista, ovvero Music For Native Americans un viaggio straordinario nelle sue origini nativo americane raccontate attraverso una manciata di brani di rara bellezza. Un concept album impreziosito da un songwriting di altissimo livello che raggiunge la perfezione in pezzi come Golden Feather e Skinwalker.  Brividi e tante emozioni…

Altrettanto degno di nota è Contact from the underworld of Red Boy, un disco di pura avanguardia che mescola abilmente le suggestioni della musica aborigena canadese con l’elettronica e il trip hop. Prodotto da Howie B, l’album ha tra i suoi momenti imperdibili pezzi come Unbound e The Code of Handsome Lake.  

Arriva nel 2011 How to become Clayrvoyant, un disco accolto ottime recensioni e che scala la classifica americana fino al tredicesimo posto. Tra gli special guests, Eric Clapton , Tom Morello e Steve Winwood. Indimenticabili, When the night was Young, He don’t live here no more e Madame X.

L’ultimo capitolo delle discografia di Robertson è un altro disco ispiratissimo, Sinematic, uscito nel 2019, un album che nasce dalla sua passione per il cinema e dalle svariate collaborazioni con Martin Scorsese (vedi la colonna sonora di The Irishman). Emoziona Once were brothersun nostalgico addio alla magia del suo gruppo precedente (The Band), oltre che colonna sonora di un documentario sul gruppo prodotto da Scorsese. Vibrante poi  il duetto con Van Morrison in I hear paint houses, l’incontro tra due leggende della musica che non hanno perso il “tocco”

I hear you paint houses è anche il titolo del libro di Charles Brandt che racconta la storia di  Frank “The Irishman” Sheeran, il soggetto che ha ispirato The Irishman di Scorsese, ma anche un’espressione slang che indica la volontà di assoldare un killer. La nostra canzone preferita di Sinematic? Let love reign con Glen Hansard (ASCOLTA)

 

Gianni Poglio

Giornalista, autore, critico musicale. Dopo numerose esperienze radiofoniche e televisive, ha fatto parte della redazione del mensile Tutto Musica e del settimanale Panorama (Mondadori). Conduttore dii talk show per Panorama d’Italia Tour, con interviste “live” ai protagonisti della musica italiana e di dibattiti tra scienza ed intrattenimento nell’ambito di Focus Live, ha pubblicato per Electa Mondadori il libro “Ferdinando Arno Entrainment”


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *