L'agenda di Joi
Cultura
Bob Dylan compie 80 anni: sette album leggendari da riscoprire

Sette dischi, uno per decade, che hanno segnato la carriera del cantautore di Duluth e la storia della musica contemporanea

Il 24 maggio Bob Dylan compie 80 anni. La sua carriera è iniziata nel 1962 e da allora il più grande cantautore di tutti i tempi ha inciso 39 album. Ne abbiamo selezionati 7, uno per ogni decade, che sono rappresentativi della sua arte e del suo modo di fare musica che non aderisce ad alcuno schema prestabilito: Dylan è un genere musicale in sé, un genere che cambia, si rinnova, e a volte si rinnega per inventare un altro sound, un altro mondo fatto di suoni e parole. Quelle parole che gli sono valse il Premio Nobel per la Letteratura nel 2016. Un riconoscimento straordinario per lui e più in generale per l’arte della canzone. Che grazie a lui e all’Accademia svedese del Nobel è diventata arte di prima classe.

John Wesley Harding – 1967

È l’album di All along the watchtower il leggendario brano scritto da Dylan e diventato un evergreen grazie alla versione di Jimi Hendrix. Il disco ha un’impronta acustica dopo tre album consecutivi nel segno del rock e della chitarra elettrica. Fu la prima incisione dopo il grave quanto misterioso incidente che il cantautore ebbe in moto nei pressi della sua casa di Woodstock nel 1966. Il disco debuttò al secondo posto negli Stati Uniti e al primo in Inghilterra. La cover di John Wesley Harding mostra Bob Dylan sorridente affiancato da Luxman e Purna Das, due musicisti bengalesi, portati a Woodstock dal manager di Dylan, Albert Grossman. Alle spalle del cantautore compare Charlie Joy, un falegname locale.

Brani cult: I dreamed I saw St. Augustine e Dear Landlord

Blood On The Tracks – 1975

Un capolavoro senza tempo, figlio di una gestazione contrversa. Tutte le dieci canzoni dell’album furono in origine incise a New York e prodotte da Phil Ramone. Ma a un certo punto Dylan decise di rimettere e mano ai brani nonostante la Columbia Records avesse già approntato gli acetati definitivi per la stampa del 33 giri. Dylan cambiò idea sugli arrangiamenti e volle ri-registrare cinque pezzi a Minneapolis con un gruppo di musicisti locali assemblati da suo fratello, il produttore David Zimmerman. Il disco conquistò il primo posto nella classifica americana e il quarto in quella inglese. L’album si apre con Tangled up in blue, caratterizzata da un testo difficile da interpretare anche se il tema della canzone sembra  il racconto di un amore finito, anche se non per scelta.

Brani cult: Simple twist of fate e Shelter from the storm

Infidels – 1983

Un album significativo perché chiude la parentesi dei dischi dedicati alla sua conversione al Cristianesimo. Un disco differente da quelli che l’avevano preceduto anche per la scelta dei suoni e e del produttore, ovvero Mark Knopfler dei Dire Straits. Alcuni brani contengono riferimenti biblici e rimandi all’immaginario religioso, come il pezzo d’apertura, Jokerman. Tra i musicisti che hanno suonato sul disco anche Mick Taylor, ex Rolling Stones e Blues Breakers. Nella tracklist del disco è stata esclusa all’ultimo minuto Blind Willie McTell definita da molti critici come una delle migliori composizioni di sempre di Bob Dylan. Infidels ha debuttato al ventesimo posto nelle chart americane e al nono in Inghilterra.

Brani cult: I and I e Sweetheart like you

Time out of mind – 1997

Uno dei grandi capolavori della discografia di Dylan. Canzoni splendide e un sound spettacolare quanto inedito reso possibile grazie alle tecniche di registrazione del produttore Daniel Lanois. Time Out of Mind ha conquistato 3 Grammy Awards nelle categorie Miglior album folk contemporaneo, Miglior performance vocale (Cold Irons Bound) e Album dell’anno. Il disco ottenne un buon riscontro in classifica raggiungendo la decima posizione sia in America sia in Inghilterra.

Brani cult: Not Dark yet e Love sick   

Modern Times – 2006

Premiato con un Grammy come miglior album contemporaneo di musica folk, Modern Times è un disco nel segno del blues e del rockabilly, entrato direttamente al primo posto nella classifica Usa. Oltre a Thunder on the Mountain, il pezzo più intenso è sicuramente Workingman’s Blues, una ballad straordinaria, certamente una delle migliori del suo sterminato repertorio. L’album è stato prodotto da Dylan stesso con lo pseudonimo di Jack Frost.

Brani cult: Spirit of the water e Ain’t talkin’

Tempest – 2012 

Una delle vette della carriera di Dylan, un disco cupo, folle e visionario che contiene canzoni di altissimo livello. A cominciare dalla title track 14 minuti interamente dedicati al naufragio del Titanic. E poi ancora Roll On John, dedicata all’amico John Lennon. Il titolo dell’album venne inizialmente interpretato come un’allusione all’ultima opera di William Shakespeare, La tempesta. Una connessione smentita da Dylan che ha rimarcato la differenza tra The Tempest e Tempest: «Sono due titoli diversi». Tempest è entrato in classifica al terzo posto in America ed in Inghilterra.

Brani cult: Pay in blood e Scarlet town

Rough and rowdy ways – 2020

L’ultimo album in studio publicato nel mezzo della pandemia e caratterizzato dalla più lunga canzone mai scritta dal cantautore: Murder Most Foul, sedici minuti in cui Dylan, partendo dall’omicidio a Dallas di John Fitzgerald Kennedy, si “perde” in un infinito elenco di citazioni che vanno dai Beatles a Woodstock, ad Altamont, passando per Charlie Parker, gli Who e Don Henley. Un pezzo visionario che ha regalato a Dylan il primo posto nella classifica americana dei singoli. Non era mai successo prima. Un altro brano fenomenale del disco è I contain moltitudes ispirato al poema Song of myself di Walt Whitman.

Brani cult: False prophet e Crossing the Rubicon 

 

 

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *