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Gauchos, sindacalisti e intellettuali: ashkenaziti e sefarditi in Argentina

Una breve storia della sesta cominità ebraica più grande del mondo

L’Argentina ospita ad oggi la sesta comunità ebraica più grande del mondo con circa 250.000 membri e 73 sinagogheè la più grande comunità ebraica dell’America Latina, grande quanto quelle di Brazile, Cile, Messico e Uraguay insieme.
Camminando per le strade di Buenos Aires nei distretti di Once e Abasto o Villa Crespo, l’essenza ebraica della città diventa visibile – il Grand Temple di Paso ne è un esempio del 1929.
Ciò nonostante, la storia delle comunità ebraiche in Argentina e soprattutto delle relative istituzioni è piuttosto recente. Anita Weinstein è una sociologa (Hebrew University), ha scritto diversi libri sull’ebraismo argentino, è l’ex direttrice della Federazione delle Comunità Ebraiche in Argentina, e attualmente direttrice del centro di Documentazione e Informazione sull’ebraismo argentino Marc Turkow. Chi meglio di lei può aiutare a far ordine sulla storia dell’ebraismo argentino? In collegamento da Buenos Aires via Zoom Anita spiega con pazienza le varie fasi dell’ebraismo argentino fino ad oggi.

La storia degli ebrei in America Latina risale alla fine del XV secolo, con l’espulsione degli ebrei dal regno di Spagna. Chi arrivava manteneva in segreto le proprie tradizioni, come dimostra il caso dei cripto-ebrei,  o lentamente trovò uno spazio nel paese, come mostra l’esempio della Repubblica Dominicana.
“Direi che in Argentina fu diverso, o almeno gli archivi non mostrano una presenza comunitaria precisa e l’interesse a scoprire queste origini è recente. È probabile che degli individui ebrei siano arrivati in Argentina nel XVII secolo, ma non ci sono tracce di organizzazioni e istituzioni ebraiche almeno fino al XIX secolo. Chi professava apertamente l’ebraismo era perseguitato dalle autorità spagnole”, spiega Weinstein.

È il 1810 quando Bernardino Rivadia, il primo presidente argentino, dichiara l’indipendenza argentina dalla Spagna abolendo ufficialmente l’inquisizione. L’Argentina si apre alla migrazione europea e i primi nuclei ebraici, soprattutto dall’Europa occidentale, si stabiliscono nel paese.
“Nonostante questi numeri, non erano presenti specifiche istituzioni o servizi comunitari. È solo nel 1862 che si forma la Congregacion Israelita de la Republica per facilitare l’erogazione di servizi come i matrimoni, la sepoltura, le festività.. La congregacion è ancora oggi in funzione. In origine il suo ruolo fu utile a formare una rete di aiuto reciproco e ad aiutare i nuovi arrivati a stabilirsi nel paese”.

Dalla fine del XIX secolo i numeri della migrazione ebraica crescono. Chi viene è soprattutto di origine est-europea, i cosiddetti ‘rusos’.
In particolare nel 1889, 824 ebrei russi arrivarono in Argentina sulla nave S.S Weser – coloro che contribuirono a creare la figura dei guachos (cowboy argentini), formando delle colonie nella campagna – una delle quali fu chiamata ‘Moiseville’. Anita Weinstein aggiunge: “Inizialmente, queste persone erano perse e affamate. Fu con l’aiuto e i fondi di un filantropo tedesco, il barone Maurice de Hirsch, che molti dei migranti ebrei furono in grado di comprare dei terreni e stabilirsi. Hirsch fondò con questo scopo la Jewish Colonization Association – insieme ai terreni, veniva offerta una rete di supporto comunitario con spazi come scuole, sinagoghe e centri socioculturali. Nel 1894 invece nacque l’AMIA, Asociación Mutual Israelita Argentina, il centro comunitario ebraico. Il primo cimitero ebraico di Buenos Aires fu fondato da AMIA e generalmente lo scopo di AMIA è tuttora quello di fornire supporto a tutti gli ebrei argentini”.

Colonia Mauricio, Carlos Casares, Provincia di Buenos Aires. Courtesy: Centro Mark Turkow, collezione AMIA Jewish Community in Argentina

La Jewish Colonization Association aiutò più di 2200 ebrei a stabilirsi nei ranch argentini. Tra il 1906 e il 1912 circa 13000 ebrei all’anno si trasferivano in Argentina – soprattutto gli ashkenaziti europei, ma anche ebrei sefarditi dal Marocco. Nel 1920 si contavano più di 150000 ebrei in Argentina.
“Gli ashkenaziti si stabilirono soprattutto nella campagna, anche coloro che nei paesi d’origine non erano contadini. Non erano necessariamente coinvolti nella vita religiosa, piuttosto erano coinvolti politicamente in partiti di matrice ebraica o con obiettivi sionisti. I sefarditi si spostarono nei nuclei cittadini ed erano perlopiù ebrei osservanti”, commenta Weinstein.

Nei primi anni del ‘900 l’ebraismo argentino è ricco di creatività – nella campagna nascono le cooperative agricole ebraiche e nel rurale quanto nell’urbano si trovano gruppi politici diversi, dai socialisti agli anarchici; scuole di ebraico e di Yiddish così come giornali e letteratura in lingua; sindacati di identità ebraica; spazi sociali dal teatro al centro sportivo. Lo scopo era integrare i membri della comunità nella società civile generale preservando l’heritage ebraico e dei loro paesi di origine.

“Già dalla seconda generazione, i figli e le figlie ormai argentini potevano trasformare il loro status sociale. L’università era gratuita e molti divennero professionisti di vari settori”, aggiunge Anita.
Degno di nota l’attivismo delle donne ebree argentine, come testimonia la figura di Fenia Cherkoff, la fondatrice del Sindacato delle Donne del 1903.
Il flusso migratorio si interruppe con le due guerre mondiali per poi riprendere dagli anni ’40.

L’ebraismo argentino si è confrontato storicamente con diverse ondate di antisemitismo.
“Era sempre latente ed è con la fine degli anni ’70, ovvero con la fine del regime, che l’odio contro gli ebrei, presente soprattutto nelle forze militari e nel governo, si indebolì. Diversi episodi come gli attacchi terroristici all’ambasciata di Israele nel 1992 e contro l’AMIA nel 1994 ne sono ancora un riflesso. In un certo senso, questi attacchi aiutarono la società civile argentina a conoscere quanto fosse grave e radicato l’antisemitismo nel paese e da allora sono state messe in atto forme di protezione e prevenzione”, spiega Anita, testimone tra l’altro di un grave attacco terroristico in cui persero la vita 85 persone.

Sebbene la comunità ad oggi sia a prevalenza urbana, il passato dell’ebraismo argentino rurale è ancora presente nel ruolo delle istituzioni ebraiche, che ancora oggi connettono e supportano gli ebrei argentini in ogni aspetto di vita comunitaria, soprattutto dopo la crisi economica degli anni ’90 e 2000.
Chiedendo ad Anita una particolarità della comunità ebraica argentina (magari un equivalente dei carciofi alla giudia romani), risponde: “Non c’è nulla di specifico – se non la particolarità di una natura mista della comunità, ogni membro con un passato geografico e una storia diversi”.

Micol Sonnino
collaboratrice

Micol-con-la-emme Sonnino, da pronunciare tutto d’un fiato, nasce a Roma nel 1997. Studia tutto ciò che riguarda l’Asia dell’Est all’Università di Bologna e vive tra Italia, Austria e Giappone per una magistrale in sviluppo sostenibile, con focus su sviluppo urbano e rurale. Le piace cucinare con la nonna e mangiare carciofi di stagione.


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