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La rinascita delle comunità sefardite nella penisola iberica: il caso di Oporto, Portogallo

L’impatto della legge del ritorno, che permette agli ebrei di origine portoghese di ottenere la cittadinanza, sulla seconda città del Portogallo

Gli ebrei di origine sefardita sono sparsi per tutto il mondo – li abbiamo nominati nei focus sulle comunità ebraiche a Marrakech, a Santo Domingo, o perfino a Shanghai. Con il decreto di Granada del 31 marzo 1492, gli ebrei furono espulsi dai regni spagnoli; dal 1497 Manuele I sovrano del Portogallo richiese ufficialmente la conversione degli ebrei portoghesi, e dal 1536 la loro cacciata dal regno. Circa 50.000 ebrei furono espulsi dal Portogallo prima del 1536. Tra il 1540 e il 1794 i tribunali portoghesi della Santa Inquisizione condannarono al rogo circa 1.800 ebrei e più di 29.500 furono costretti a penitenze. Una seconda ondata di 50.000 ebrei tra il 1536 e il 1821 lasciò il paese. Molti si convertirono mentre piccole percentuali continuarono a professare l’ebraismo in segreto – cripto ebrei, conversos, marranos condividono una tradizione ebraica più o meno forte e talvolta oramai solo simbolica. L’Inquisizione portoghese terminò ufficialmente solo nel 1821.
Tuttavia, dal 2015 ha avuto inizio un nuovo capitolo nella storia degli ebrei portoghesi: il paese ha approvato una ‘legge del ritorno’ che permette agli ebrei che possono testimoniare la propria origine portoghese di ottenere la cittadinanza, anche senza dover risiedere nel paese. Gli ebrei sefarditi tornano nella penisola iberica, invertendo la direzione del flusso migratorio iniziato più di 500 anni prima.

Ne ho parlato con il portavoce della comunità ebraica di Oporto, Michael Rothwell, testimone della rinascita ebraica nella città costiera al nord del Portogallo.

La storia degli ebrei del Portogallo risale al 482 a.e.v. Rothwell spiega: “gli ebrei risiedono in Portogallo da moltissimi secoli e molte prove indicano un’ottima collaborazione con le istituzioni portoghesi. Tra il 1536 e il 1821, tutto ciò non fu più valido a causa dell’Inquisizione. La presenza ebraica a Oporto fu restaurata solo nel XIX secolo, quando alcune famiglie ashkenazite si stabilirono in città. La prima nascita registrata è del 1897: Carlos Cudell Goetz, di origine tedesca”.

“Dagli anni 20, la Congregazione Spagnola e Portoghese di Londra, la famiglia Kadoorie di Hong Kong e la Diaspora Sefardita costruirono a Oporto il tempio Mekor Haim. Uno degli obiettivi era di ripopolare la comunità recuperando l’ebraismo dei ‘marranos’ portoghesi. Tutto ciò non avvenne per reticenza da entrambi lati – le basi halachiche non erano sufficienti e i marranos erano fieri delle proprie tradizioni, anche se ormai molto diverse”.
Così la vita ebraica a Oporto continuò tramite sforzi Ashkenaziti: Rothwell nomina le famiglie Knikinsky, Roskin, Finkelsten, Cymerman, Pressman, Oppenheim, oltre a tutti gli ebrei profughi della seconda guerra mondiale.
Potremmo dire che la componente sefardita originale della comunità è tornata grazie alla legge portoghese del ritorno: “all’inizio del XXI secolo, Oporto contava una ventina di ebrei. Eppure, oggi siamo circa 500 membri provenienti da una trentina di paesi. C’è un Beit Din, ristoranti kasher, un museo ebraico, un museo dell’Olocausto, e tante altre iniziative. La legge del ritorno ha contribuito moltissimo a questa rinascita”.
La storia della comunità di Oporto può essere vista nel film The Light of Judah (su Vimeo) o Sefarad (Prime Video). Qui un video della recente inaugurazione del museo di Oporto sull’Olocausto.
La comunità di Oporto conta inoltre due rabbanim, uno per il rito ashkenazita, uno per il rito sefardita; una biblioteca (Beit Midrash) dove i membri possono studiare e ritrovarsi; e perfino un magazine online, Mazal News, che raccoglie solo buone nuove. L’arcivescovo di Oporto e il presidente della comunità locale musulmana erano presenti all’inaugurazione del nuovo museo sull’Olocausto, simbolo di un efficace dialogo interreligioso.

 

Il termine ‘legge del ritorno’ farebbe pensare intuitivamente a Israele. Cosa spinge gli ebrei di origine portoghese a richiedere una cittadinanza europea, quando potrebbero richiedere la cittadinanza israeliana?
Ci sono più risposte. Secondo un articolo del Times of Israel, è una domanda parziale: la cittadinanza portoghese rappresenta anche un gesto simbolico volto a restaurare un rapporto con la comunità ebraica tristemente interrotto con l’Inquisizione. Gli ebrei portoghesi furono costretti a partire senza documenti, e oggi possono tornare con un passaporto nelle mani.
Un secondo aspetto è politico: tra le domande, molte provengono da ebrei israeliani, britannici e turchi, per cui un passaporto europeo rappresenta una nuova possibilità. Questo si aggiunge ai numeri bassissimi di casi di antisemitismo nel paese – secondo un report dell’ADL, i casi di antisemitismo in Portogallo sono del 20% inferiori alla media europea. Un ebreo svedese o francese di origine portoghese che vuole rimanere in Europa si sentirebbe più sicuro in Portogallo che nel paese di origine.
Ottenere la cittadinanza non è affatto facile e rappresenta un elevato costo di tempo e denaro e una piccolissima percentuale la ottiene effettivamente. Non sono tuttavia sforzi invani. Nell’intervista del Times of Israel, l’avvocato Leon Amiras rimarca ‘l’effetto collaterale’ di queste richieste: le prove necessarie hanno spinto i candidati verso un forte interesse nel recupero della storia ebraica sefardita, portando diverse famiglie a spulciare nei propri archivi casalinghi – musei e ricercatori potrebbero trarre nuove fonti di conoscenza da questi archivi altrimenti inaccessibili. Chi andrà a rispolverare il proprio albero genealogico?

Micol Sonnino
collaboratrice

Micol-con-la-emme Sonnino, da pronunciare tutto d’un fiato, nasce a Roma nel 1997. Studia tutto ciò che riguarda l’Asia dell’Est all’Università di Bologna e vive tra Italia, Austria e Giappone per una magistrale in sviluppo sostenibile, con focus su sviluppo urbano e rurale. Le piace cucinare con la nonna e mangiare carciofi di stagione.


1 Commento:

  1. Mi interessa molto l”argomento anche perché ho appena terminato la traduzione dal francese del libro di.Yosef Kaplan dal titolo
    I nuovi ebrei di Amsterdam che tratta dell’arrivo in citta’ dei nuovi-ebrei ispano-portoghesi.


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