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Intervista a Anita Friedman dell’associazione Setteottobre

Un punto di vista sulla guerra, sull’antisemitismo e sullo stato di Israele

Le polemiche di questi giorni intorno alla guerra in corso in Israele e Palestina hanno diviso gli animi anche all’interno delle comunità italiane. La questione centrale, naturalmente, riguarda il rapporto di ognuno con Israele e forse quello della diaspora tutta con lo stato ebraico. Naturalmente, da questo discendono una serie di altre questioni fondanti e decisamente importanti sia per l’esistenza dello stato di Israele, sia per le condizioni di vita degli ebrei nel mondo. In questo articolo parla Anita Friedman tra le fondatrici dell’associazione  Setteottobre.

Perché è nata l’associazione Setteottobre? Nel manifesto si legge: “Nasce per contrastare la marea montante del negazionismo, delle falsificazioni, dell’odio antisemita, riaffermare il diritto di Israele a difendersi, lavorare per la difesa dei valori democratici”.
«Abbiamo dato vita a Setteottobre perché vediamo il rischio della fine dell’occidente democratico. Consideriamo il 7 ottobre una data spartiacque, non solo per l’orrendo massacro perpetrato dai terroristi di Hamas contro inermi cittadini israeliani, ma per la violenta reazione antisemita che ne è scaturita e che abbiamo visto nelle scuole, nelle università e nelle piazze delle città europee e americane. Reazione sostenuta dall’indifferente ambiguità di tanta élite occidentale, silente nei riguardi della propaganda che trasforma le vittime in carnefici, schierandosi di fatto con terroristi, nazisti, violenti regimi oscurantisti. L’associazione Setteottobre nasce dalla consapevolezza di un gruppo di cittadini, la maggior parte non ebrei, che non si può rimanere inermi davanti al rischio della fine dei principi democratici, della libertà della persona, del benessere comune, della solidarietà tra i popoli. Quando si attacca Israele, quando si attaccano gli ebrei, si colpisce il nostro sistema di valori. Abbiamo organizzato due incontri di presentazione dell’associazione a Roma e a Milano, ambedue molto partecipati, che hanno raccolto oltre 500 nuove adesioni. Abbiamo in calendario altri appuntamenti e una serie di progetti che realizzeremo insieme a tutti coloro i quali, a prescindere dal proprio orientamento politico, vorranno riaffermare i valori comuni delle democrazie liberali».

Perché, secondo lei, ci troviamo davanti ai fatti attuali e quali sono sono le ragioni per cui questa guerra è scoppiata ora?
«Israele non ha voluto questa guerra, gli è stata imposta. I motivi per cui è scoppiata ora, credo possano essere molteplici, ma soprattutto mi sembra, come molti analisti hanno rilevato, sia motivata dal tentativo, guidato dall’Iran, di far fallire il processo di avvicinamento tra Israele e i paesi arabi attraverso i Patti di Abramo. Credo che nei piani di Hamas vi fosse l’idea di scatenare una guerra totale che coinvolgesse gli arabi israeliani, il Libano e la Cisgiordania, non è accaduto, con la buona nota che gli arabi israeliani sono compatti nella solidarietà con i loro concittadini ebrei. Questo anche perché viene riconosciuto sia che Hamas è un nemico dei palestinesi, sia che Israele fa di tutto per limitare le vittime civili sraele si muove nel pieno rispetto delle leggi internazionali, a differenza di Hamas che usa il proprio popolo come scudo umano».

Cos’è per lei il sionismo?
«Il sionismo è una bella parola perché è l’affermazione del diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico.. Ricordo, a questo proposito, le parole di Martin Luther King « Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, questa è la verità di Dio”. Lo Stato d’Israele è il sionismo realizzato e sarà fondato, come recita la Dichiarazione d’indipendenza « sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace… assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso, garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura”. Sono questi i principi che hanno da sempre creato scandalo e reazioni violente in un Medioriente dominato da regimi e ideologie totalitarie».

Cosa pensa dunque della definizione di antisemitismo proposta dall’IHRA che considera l’antisionismo espressione dell’antisemitismo?
«La condividiamo pienamente. Ed è proprio su questa definizione che ci basiamo per parlare di sionismo e antisemitismo nelle scuole, con un progetto che stiamo mettendo a punto in questi giorni attraverso un gruppo di lavoro a cui partecipano molti insegnanti».

C’è un’altra parola che sta diventando molto divisiva in questa guerra: genocidio.
« Come Setteottobre abbiamo presentato un istanza formale alla Corte penale internazionale dell’Aja affinché investighi sui crimini commessi da Hamas. Siamo assistiti da un pool di avvocati di diritto internazionale secondo cui gli atti perpetrati dai terroristi contro donne, uomini e bambini in Israele presentano elementi di tale gravità da integrare il crimine di genocidio e crimini contro l’umanità così come viene prescritto da una serie di articoli dello Statuto di Roma, trattato istitutivo della Corte penale internazionale. Nel 2015 l’Autorità Palestinese ha chiesto di essere ammessa allo Statuto di Roma con una dichiarazione ad hoc ed è stata ammessa come “Stato di Palestina”. Di conseguenza, la Corte penale internazionale ha giurisdizione sui crimini commessi sul territorio di Israele il 7 ottobre 2023, essendo i membri di Hamas, autori dell’attacco, cittadini palestinesi. La parola genocidio va usata in maniera appropriata, ma in queste caso le evidenze mi sembra che siano indiscutibili. Gli atti efferati compiuti il 7 ottobre da Hamas avevano l’intento di uccidere le persone in quanto ebrei. “Mamma ho ucciso dieci ebrei”- è l’orrendo grido di trionfo del terrorista al telefono con i genitori. Hamas lo ha scritto nel suo statuto e proclama di volerlo rifare. Lo slogan “From the river to the sea, Palestine will be free” è uno slogan genocidario. Questi sono fatti. Viceversa, Israele non ha nessun intento analogo. Vedere che il Sudafrica abbia trovato ascolto alla Corte di Giustizia Internazionale con l’accusa di genocidio a carico dello Stato ebraico è una terribile assurdità. È la vittima che diventa carnefice e il carnefice vittima. Speriamo che la nostra iniziativa trovi il supporto di tanti e che all’Aja si possa lavorare per ricercare la verità».

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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