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Cultura
Jerusalem Of Gold: un inno senza tempo

La vera storia di un brano leggendario nato nel 1967 nato da un’intuizione della compositrice Naomi Shener

Come racconta Tablet in questi giorni, nel 1968, un politico emergente di sinistra, Uri Avnery, propose di sostituire l’inno nazionale di Israele, con un brano considerato univocamente l’ inno della Guerra dei Sei Giorni: “Yerushalayim Shel Zahav”. Il suggerimento di Avnery non venne mai preso in considerazione, ma il brano Jerusalem of Gold è di fatto diventato una sorta di inno, spesso votato dagli israeliani come una delle canzoni più importanti di sempre nella storia del paese.

Il brano venne scritto da Naomi Shener, musicista e compositrice deceduta nel 2004. Abile nel trasformare le poesie in musica, la Shener tradusse in ebraico il brano cult dei Beatles Let it be nel 1973. Jerusalem of Gold venne invece composta in vista della partecipazione all’Israeli Song Festival del 1967 e affidata alla voce di un’interprete allora sconosciuta: Shuli Natan.

All’origine del brano ci fu una esplicita richiesta da parte del sindaco di Gerusalemme che volle commissionare un pezzo sulla città in occasione del Festival di Musica Popolare del 1967. Kollek si rivolse al direttore d’orchestra e compositore Gil Aldemah, uno degli organizzatori del Festival, e attraverso di lui arrivò alla Shemer. Il titolo della canzone si ispira ad un leggendario gioiello, conosciuto come “la Gerusalemme d’oro“, che, secondo il Talmud, il maestro rabbi Aqiva avrebbe regalato a sua moglie Rachel per averlo incoraggiato a studiare la Torah. Secondo altre testimonianze, sempre nell’ambito delle fonti ebraiche, si trattava di un gioiello, forse un diadema, indossato dalle donne ebree.

L’uscita della canzone nel 1967 andò presto ad intrecciarsi con la storia di quel tempo. Il brano infatti descrive Gerusalemme negli anni precedenti alla Guerra dei Sei Giorni, quando la città era tagliata in due da un muro, che separava il Regno di Giordania dallo Stato di Israele. I luoghi santi per gli ebrei, nella parte est della città, il Muro Occidentale e l’antico cimitero ebraico sul Monte degli Ulivi, non erano infatti accessibili. Tre settimane dopo il debutto del brano al Festival,  scoppiò la Guerra dei Sei Giorni che portò alla riunificazione delle due parti di Gerusalemme. E proprio in quei frangenti Jerusalem of Gold divenne un inno di battaglia per i soldati israeliani. Si racconta che l’autrice del pezzo, dopo aver sentito i paracadutisti israeliani intonare la sua canzone, decise di aggiungere una strofa per mettere a confronto la situazione precedente e successiva alla Guerra dei Sei Giorni. E così alla strofa che recitava “Come si sono seccate le cisterne d’acqua, la piazza del mercato è vuota” ne venne contrapposta un’altra che diceva “Siamo ritornati alle cisterne d’acqua, al mercato e alla piazza, uno shofar risuona sul Monte del Tempio“.


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