Cultura
L’Olocausto iniziò con l’esclusione degli ebrei dal mondo del lavoro – Una storia vera

Esonerato dalle sue funzioni per ragioni di carattere razziale: nel settembre del 1941, la deumanizzazione degli ebrei era già una realtà all’interno della società italiana

Il licenziamento dei dipendenti ebrei in Italia fu una delle prime fasi che gradualmente condussero al genocidio giudaico ad opera del nazifascismo. Nella Giornata della memoria in Italia e nel resto del mondo, si commemora l’Olocausto, altresì conosciuto come lo sterminio sistematico e di massa di circa 17 milioni di persone, inclusi sei milioni di ebrei.  Non sono passati neanche 80 anni dalla chiusura dei campi di concentramento, ma già la memoria storica di questo genocidio sembra sbiadire giorno per giorno, riflettendo la graduale scomparsa delle generazioni che lo hanno vissuto direttamente sulla loro pelle.

Gli episodi di antisemitismo si fanno più comuni e gli inneggiamenti a simboli e personaggi del nazionalsocialismo sono diventati soggetti di notizie quasi quotidiane.  Quando si discute di neonazismo, un’obiezione spesso avanzata è che questi gruppi ed individui siano dei casi isolati ed emarginati nella società di oggi. Non rappresentano che l’opinione di pochi, spesso illitterati, cittadini, si dice. Eppure, non prenderli in considerazione sarebbe un errore pericoloso, potenzialmente fatale.

L’Olocausto e l’uccisione a mente fredda di milioni e milioni di ebrei, membri di minoranze etniche, religiose, politiche e di individui omosessuali non è infatti un fenomeno sorto da un giorno all’altro, un’ondata di crudeltà umana abbattutasi all’improvviso su un mondo che non se l’aspettava.  Si è trattato di un progetto sviluppato per anni ed anni, una “Soluzione Finale” che doveva segnare il culmine dello stradominio del partito nazista e della razza ariana in Europa e possibilmente oltre, ma completo di tante fasi precedenti.

E se l’Olocausto è stata un’ascesa graduale alla malignità assoluta, soffermarsi su queste fasi è fondamentale per comprendere come un simile evento possa essere effettivamente avvenuto e apparso giustificato e giustificabile a una parte della popolazione mondiale. Prima che gli ebrei – assieme agli altri prigionieri nazisti- cominciassero ad essere deportati nei campi di sterminio nei primi mesi del 1942, avevano già perso i loro diritti fondamentali di cittadini ed eran finiti ai margini delle societa’ di cui fino a poco prima erano membri perlomeno attivi, se non perfettamente integrati.

In Italia, questa emarginazione, dopo anni dove il sentimento antisemita era cresciuto e si era dilagato nelle file del regime fascista, fu formalizzata con l’introduzione delle prime leggi razziali. Il 5 settembre 1938, con la pubblicazione del Regio Decreto di Legge n.1390, il “Provvedimento per la difesa della razza nelle scuola” sanci’ l’esclusione degli individui di fede ebraica dalle scuole, sia che fossero alunni che insegnanti.

Nei due anni successivi, il governo fascista intensificò i propri sforzi legislativi per privare gli ebrei italiani o residenti in Italia dei loro diritti e averi. Vennero esclusi dall’esercito, dalle aziende statali, dal mondo dello spettacolo. Tre anni esatti dalla pubblicazione del RDL n. 1390, il signor Guido Calderoni – il mio bisnonno- ricevette una lettera dal suo datore di lavoro, la Societa’ delle Cartiere Meridionali, che includeva la notizia del suo licenziamento.

La Società delle Cartiere Meridionali aveva la sua sede a Isola del Liri, una cittadina del Lazio in provincia di Frosinone, una volta conosciuta come la “Manchester d’Italia”.  Infatti, come la citta’ del Nord dell’Inghilterra, Isola del Liri, dal 19esimo secolo era diventata un’importante realta’ industriale, caratterizzata dalla presenza di cartiere ed altre fabbriche per l’industria tessile, la produzione di macchinari e simili attivita’.  Nel 1961, circa il 76.6% della forza lavoro locale era coinvolta nel settore secondario, secondo dati del comune di Isola del Liri.

La Società delle Cartiere Meridionali aveva aperto i battenti prima dell’Unità di Italia, e per 100 anni aveva costituito una realtà importante nella cittadina laziale. Vi erano passati membri della famiglia reale, da Umberto I alla regina Margherita, e al suo interno vi era persino un asilo nido, secondo un libro recentemente pubblicato dai fratelli Iafrate. Nei suoi edifici, dagli stracci nasceva la carta, che era diventato il prodotto tipico della zona.

Guido Calderoni vi aveva lavorato per esattamente quattro anni, dal primo luglio del 1937 sino a fine giugno 1941. Per i primi due anni, il suo ruolo all’interno della società era quello di addetto alle vendite per le merci della cartiera. A partire dal gennaio 1940, fu viaggiatore piazzista addetto alla Lombardia, regione dove viveva. Il suo incarico era quello dunque di promuovere gli affari della Societa’ delle Cartiere Meridionali e venderne i prodotti in quella parte d’Italia. Finché un giorno, fu esonerato dal suo ruolo.

La lettera di licenziamento che Guido ricevette è breve. Un paio di righe descrivono le posizioni che aveva ricoperto all’interno della Societa’. Poi arriva la giustificazione per il licenziamento, senza giri di parole. “Esonerato dalle sue funzioni per ragioni di carattere razziale.”

Non c’era bisogno di alcun’altra spiegazione per giustificare l’allontanamento di un dipendente ebreo. Nel settembre del 1941, la deumanizzazione delle persone di fede giudaica era già una realtà all’interno della società italiana. In principio, il rapporto tra il regime fascista e gli ebrei italiani ed in Italia non fu prettamente negativo; alcuni individui di fede giudaica lo appoggiavano, altri vi si opponevano perché di matrice democratica, comunista o socialista, più che per motivi religiosi.

Ma poi, seguendo le orme dell’alleato Hitler in Italia,  il partito fascista, con l’aiuto dei giornali da loro controllati, iniziò a sostenere e circolare teorie antisemite. Una visita del Fuhrer in Italia nel 1938 e i suoi racconti su quanta poca opposizione avessero incontrato in Germania le leggi razziali convinse Mussolini ad introdurle pure nel Bel Paese. Esclusi dalla vita lavorativa, politica e sociale della loro patria, gli ebrei italiani divennero cittadini di secondo grado. La loro presunta inferiorità venne normalizzata negli anni a seguire, al punto che quando cominciarono le deportazioni nei campi di sterminio quell’assurda crudeltà e quel male piu’ assoluto apparvero quasi giustificabile.

Sulla via dell’impensabile, ci furono tante fasi intermedie. Nel giorno in cui commemoriamo l’Olocausto, ricordiamoci anche di questi passi che uno dopo l’altro l’hanno reso possibile. Ricordiamoci di come gli ebrei, prima di venire uccisi, fossero stati isolati e ridotti a ospiti non voluti nel loro paese. Ricordiamoci che anche cose all’apparenza non fatali possono portare su sentieri pericolosi. Ricordiamoci perché non accada mai più.

Giulia Morpurgo
Collaboratrice
Giulia Morpurgo, 24 anni , è una giornalista finanziaria di casa a Londra. Nata e cresciuta a Milano, ha passato gli ultimi cinque anni tra la capitale britannica e New York. E’ appassionata di politica monetaria, di quasi tutto ciò che ha più di mille anni e soprattutto di Inter.

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