L'agenda di Joi
Hebraica Robe da Rabbi
Pesach, un racconto per i bambini

Quando e perché l’Haggadah ha assunto l’aspetto che conosciamo oggi

Perché e da quando l’Haggadah ha la forma che conosciamo oggi? E perché si presta così tanta importanza agli oggetti? Lo spiega rav Amedeo Spagnoletto, rabbino capo di Firenze, che pone l’accento sui più piccoli: sono i bambini i veri destinatari del Seder.

L’Haggadah nasce nell’epoca del secondo Tempio e si fonda sulla Torah, dove troviamo un precetto che indica di mangiare l’agnello. Il Seder aggrega la parte essenziale del rito come veniva fatto prima della distruzione del Tempio, cioè cibarsi del sacrificio pasquale (che non si poteva più compiere), delle erbe amare e della matzà come indicato nella Mishnà e nella Torah, insieme alla narrazione dell’uscita degli ebrei dall’Egitto. Raccontarla ai figli è una mitzvah e infatti costituisce il nucleo essenziale dell’Haggadah.

Se la leggiamo in chiave esegetica, è una storia che parla di evoluzione, di uno sviluppo dalla persona alla famiglia e poi alla comunità. E questo avviene in un percorso tipico, già indicato nella Mishnà: si comincia da cose non convenienti per arrivare a lodare Dio. Ho usato l’espressione “non convenienti” perché può essere intesa in due modi: un momento di cui non essere orgogliosi, come l’iniziale idolatria dei padri che poi sono diventati monoteisti; oppure un momento di schiavitù, come quella subita in Egitto. Ebbene, nell’Haggadah si sperimentano entrambi, lungo un excursus, un vero e proprio viaggio, che culmina con la lode a Dio, attraverso i Salmi.

Bisogna poi tenere bene a mente che l’Haggadah è rivolta soprattutto ai bambini: vuole catturare la loro attenzione. E lo fa attraverso gli oggetti, le azioni e le immagini. Tutto in quella sera deve essere diverso dalle abitudini e anche dalle altre feste. Attraverso le azioni si dirigono i cuori e a Pesach si arriva a capire il concetto di libertà attraverso azioni molto concrete, come sentire sapori particolari, per esempio. E questo perché il nostro corpo ha due modi essenziali di percepire le cose, quello spirituale e quello materiale: nella festa di Pesach non c’è ascesi, ecco perché “le cose”, in questo Seder, hanno così tanta importanza.

Nell’Haggadah infine ci sono anche le immagini. Nulla di strano, accompagnano il testo sin dal Medioevo e sono uno strumento molto utile per imprimere meglio i concetti nei lettori e soprattutto nei bambini, i veri protagonisti. Ci sono sempre due o tre immagini, ma l’Haggadah può anche essere tutta illustrata. Siamo iconoclasti (o lo siamo più o meno fortemente a seconda delle epoche) ma non in senso stretto e in alcune – poche – occasioni sappiamo che le illustrazioni sono di grande aiuto nella comunicazione e nella trasmissione del sapere.

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *