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Cultura
Pio XII e il silenzio sulla Shoah: si aprono gli archivi vaticani

Un evento storico, fondamentale per fare luce sull’atteggiamento del Papa riguardo la persecuzione e la deportazione degli ebrei

L’apertura degli archivi vaticani di domani 2 marzo ha una fondamentale importanza storica. Soprattutto per chi è interessato a fare luce sul proverbiale silenzio di Pio XII sulla persecuzione e la deportazione degli ebrei durante il suo papato (1939-1958). Lo scrive Lisa Palmieri Billig, rappresentante di AJC (American Jewish Committee) in Italia e di collegamento con la Santa Sede.

“Due opinioni opposte opposti si sono confrontate tra loro per decenni. La prima è sostenuta da coloro che ritengono che Papa Pacelli abbia fatto del suo meglio per salvare vite ebraiche, prendendo anche le necessarie precauzioni per salvaguardare le popolazioni cattoliche d’Europa.

Chi sostiene questa tesi desidera che venga proclamato santo. Non la pensa ovviamente così chi sostiene che Pio XII abbia fallito come leader morale e che avrebbe potuto alzare la voce per essere ascoltato pubblicamente e fermare le persecuzioni senza mettere in pericolo la Chiesa cattolica, considerata comunque dalla Germania un potere da rispettare. Esiste poi una lettura più sfumata degli eventi da parte di chi, soppesando tutti i fattori di quella tragica e complessa era, ritiene che per Pio Xii la guerra da combattere era duplice: contro i nazisti tedeschi e contro i comunisti sovietici considerati nemici mortali della Chiesa cattolica”, spiega Lisa Palmieri Billig.

“Un’altra domanda chiave che non ha mai ricevuto risposte definitive è se papa Eugenio Pacelli abbia dato o meno ordini specifici per salvare gli ebrei o solo istruzioni generiche per salvare tutte le persone bisognose. Fino ad oggi non ci sono riscontri documentali per confermare che Pio XII abbia emanato direttive per salvare gli ebrei d’Europa dal genocidio. In Italia, il Vaticano e la Chiesa cattolica italiana non protestarono contro le “leggi razziali” antisemite del 1938 contro tutti i cittadini ebrei italiani, ma si limitarono a chiedere misericordia per i convertiti ebrei al cattolicesimo o per i coniugi ebrei di cattolici” aggiunge.

Non solo, aggiunge Lisa Palmieri Billig: “La comunità ebraica di Roma ricorda ancora vividamente il silenzio pubblico di Pio XII dopo il raid nazista del 16 ottobre 1943 nell’area del ghetto, poco prima della deportazione ad Auschwitz di 1023 donne, uomini e bambini ebrei nei giorni successivi alla retata, quando furono detenuti in un collegio militare a pochi isolati da San Pietro a portata di vista del Papa, ‘sotto le sue stesse finestre’, come riferito a Berlino dall’ambasciatore tedesco Ernst von Weiszàcker”.

L’apertura degli archivi vaticani viene tratta anche da Forward in un articolo di PJ Grisar: “”Il Papa sapeva cosa stava succedendo e ovviamente non era contento”, ha detto David Kertzer, storico della Brown University e scrittore vincitore del Pulitzer che sarà autorizzato a consultare gli archivi. “Ma ha dovuto decidere se intraprendere qualsiasi azione per cercare di impedire la deportazione degli ebrei ad Auschwitz e la loro morte. E ha deciso, di fatto, di non intervenire“.

E, infine, una dichiarazione di Riccardo di Segni, così come riportata da Huffpost.it: “Nei giorni scorsi il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ha inviato una lettera alla Stampa in vista della data. “Un evento decisamente importante” che avvia “una nuova fase di studio ed interpretazione sulla base di documenti finora inaccessibili” ma che “non sarà un processo rapido e semplice” ha detto il rabbino. “Da una parte ci sono gli apologeti a ogni costo, dall’altra gli accusatori inflessibili, ognuno con i suoi argomenti. Per amore della verità, ha sottolineato Di Segni, sarebbe utile trovare prove decisive in un senso o nell’altro e potersi ricredere in base ai dati oggettivi”.

 


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