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Né Ashkenaziti né Sefarditi: gli Ebrei italiani sono un mistero

Ashkenaziti, Sefarditi, Mizrahim, ma anche Bukhari, Falashà e Romanioti. Sono numerosissimi i gruppi che compongono la Diaspora ebraica. Tuttavia gli Ebrei italiani, gli Italkim, rappresentano un’eccezione unica e con una grande storia.

Spesso si sente parlare di due categorie di Ebrei: Ashkenaziti e Sefarditi. Alcuni alludono anche a un terzo gruppo, i Mizrahim, per indicare gli Ebrei che vivevano in quei territori che oggi sono Iraq, Siria, Yemen, Iran, Georgia e Uzbekistan. Ma questa divisione in gruppi può risultare molto più complessa di quello che può sembrare a un primo sguardo.

Ci sono tre modi di intendere la classificazione degli Ebrei; uno di questi si basa sulla geografia. Questo approccio applica l’etichetta “Ashkenazita” agli Ebrei che hanno gli antenati che provengono dal territorio che nella letteratura rabbinica medievale era chiamato Ashkenaz. Questa zona corrisponde alle regioni dove la maggioranza cristiana parlava dialetti germanici. Gli Ebrei Sefarditi invece, sono quelli i cui antenati vivevano nella Sfarad medievale: la Spagna o, più in generale, tutta la penisola iberica.

Un secondo approccio si basa  sulla lingua più che sul territorio. Secondo questa strategia, gli Ashkenaziti moderni discendono dagli Ebrei che parlavano lo Yiddish, mentre i Sefarditi da coloro che parlavano lo spagnolo o il judezmo (in spagnolo ladino, da non confondersi però con il ladino dolomitico). Seguendo questo metodo di giudizio, viene usato il termine “Mizrahi” per riferirsi agli Ebrei che durante la prima metà del 1900 parlavano (Giudeo-)Arabo. Quindi tutti gli Ebrei nordafricani, a prescindere dai loro antenati, sarebbero considerati Mizrahim.

Un terzo modello classifica gli Ebrei in base ai riti religiosi usati nelle proprie comunità. Questo criterio fa risultare i Sefarditi il più grande gruppo, considerato che sin dall’inizio del XX° secolo erano tante le comunità nel mondo senza membri di origine spagnola che seguivano i rituali ebraici secondo la tradizione sefardita.

Nessuno di questi approcci diversi riesce a rispondere alla domanda: a quale categoria appartengono gli Ebrei italiani?

 

Ebrei italiani, questi sconosciuti
L’opinione più diffusa è che gli Ebrei italiani siano legati ai Sefarditi. Implicitamente, questo pensiero segue l’ultima delle tre definizioni elencate sopra. È senz’altro vero che negli ultimi secoli, sia stato il rito sefardita quello più usato nei territori appartenenti ai vari Stati, che nella seconda metà del XIX° secolo si sono uniti per formare l’Italia.

Tuttavia, secondo il criterio linguistico, l’Ebraismo italiano dovrebbe essere visto come un gruppo culturale separato dagli altri Ebrei, dato che gli Ebrei che vivono in Italia parlano da secoli l’italiano.

In questo articolo applicherò il primo metodo di classificazione per rivelare le radici geografiche di diversi gruppi di Ebrei italiani, usando i cognomi delle famiglie ebraiche italiane per fornire buoni esempi. Questo approccio rivela come il nocciolo degli Ebrei italiani non sia né sefardita, né ashkenazita, ma un gruppo completamente a parte.

 

Lo Stivale e la Stella di Davide
Gli antenati degli Ebrei italiani erano presenti nello Stivale già molti secoli fa, alcuni sin dai tempi dei Romani. Nella letteratura ebraica non esiste un termine largamente accettato per indicare questi Ebrei “indigeni”, e sono spesso chiamati semplicemente Italiani. Roma, che già nell’antichità aveva una grande popolazione ebraica, ha ospitato per secoli la comunità con più Italiani.

La leggenda vuole che gli antenati di quattro famiglie ebraiche furono portati a Roma dall’imperatore Tito come prigionieri dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 e.v. Tra le fonti ebraiche, queste famiglie appaiono come i min ha-tappucḥim (delle mele), min ha-adumim (dei [capelli] rossi]), min ha-anavim (dell’umile) and min ha-ne‘arim (dei giovani).

La più vecchia fonte scritta di questa leggenda è relativamente recente. Appare in un libro pubblicato alla fine del XVI° secolo da un membro della prima famiglia, Rabbi David de Pomis (delle mele, in latino) di Venezia. Dello stesso secolo troviamo anche la più antica menzione della seconda famiglia in un documento cristiano, che fa riferimento al nome italiano della famiglia, de Rossi. I membri della terza famiglia appaiono in documenti italiani del 1600, con la strana forma ebraica di anaw (Anau). Tra le fonti ebraiche, i riferimenti più antichi sono i seguenti: XI° per Anau, XIII° per i de Rossi e i de Pomis e XIV° per il nome che significa “dei giovani”. Ma la maggioranza degli Italiani ha ricevuti cognomi ereditari solo nel corso del 1500.

La più grande categoria di cognomi è basata sui nomi di località, solitamente i nomi di città vicino a Roma da cui provenivano le famiglie che andavano a vivere nella capitale dello Stato Pontificio. Tra di essi vi sono Di Segni, Piperno, Pontecorvo, Rieti e Tivoli. Quando, nel 1571, vi fu un censimento della popolazione ebraica di Roma, 278 famiglie erano catalogate come Italiani (indigeni) e 110 come Tramontani (stranieri).

 

Migrazioni ebraiche
Migranti ebrei arrivarono in Italia anche dai territori dell’odierna Francia. Giunsero in due ondate.
La prima si produsse con l’espulsione degli Ebrei dalla Francia nel 1394 e molti di essi si stabilirono in Piemonte. A partire dal medioevo il Piemonte fu parte della Contea dei Savoia, uno Stato che copriva i territori che oggi appartengono alla Francia. Le famiglie Foa, Segre e Treves, che arrivarono durante questa ondata migratoria, hanno giocato un ruolo importante nella vita culturale dell’ebraismo italiano nei secoli seguenti.

Il secondo grande gruppo di migranti ebrei arrivò in Italia da Marsiglia e altre città della Provenza, una regione annessa al regno di Francia alla fine del 1400. L’espulsione degli Ebrei dalla Provenza avvenne nel 1501. È da questo periodo che viene il cognome Provenzale, come anche Passapaire e Sestieri.

Gli ashkenaziti rappresentano il terzo maggior gruppo di Ebrei italiani. Giunsero tra il 1200 e il 1600 principalmente da province germanofone che oggi corrispondono alla Bavaria e all’Austria, in fuga da pogrom e legislazioni anti-ebraiche. I migranti ashkenaziti si stanziarono principalmente nelle regioni settentrionali e nord-orientali della penisola: nella Repubblica di Venezia (principalmente Venezia, Padova e Verona), nei Ducati di Milano e Mantova e nell’area di Trieste. Ma ashkenaziti si stabilirono anche in Piemonte, e in Italia centrale e meridionale. Per esempio, fonti romane della metà del 1500 menzionano una congregazione ashkenazita a parte, dotata anche di una sua sinagoga, chiamata Scola Tedesca. Alcuni avevano già dei cognomi, come i Rappa di Norimberga (questo nome diede origine alla famiglia Rappaport, diffusa in Europa dell’Est), gli Heilpron (in Italia più conosciuti con la dicitura Alpron) e i Mintz (o Minci).

Durante questo periodo però, i cognomi erano rari tra gli ashkenaziti. Per questo motivo, molte famiglie comprarono i loro cognomi ereditari una volta arrivati in Italia. Il cognome Katzenellenbogen ha origine dalla città tedesca da cui veniva il fondatore di questa dinastia di rabbini quando giunse a Padova. Tante famiglie ashkenazite finirono per farsi chiamare coi nomi delle città italiane dove risiedevano. Tra queste vi sono i Bassano, i Colorno, i Conegliano, i Pescarolo e i Soncino (poi modificato in Sonsino). Gradualmente il cognome Tedesco (e le sue varianti Tedeschi e Todesco) divenne uno dei cognomi più diffusi tra gli Ebrei italiani. Altri cognomi famosi di famiglie italiane di origine ashkenazita sono Luzzatto e Morpurgo.

Gli Ebrei sefarditi apparvero in Italia in momenti diversi. Individui e famiglie erano già presenti tra i XIII° e il XV° secolo. Dopo la cacciata dalla Spagna del 1492, molti Ebrei spagnoli si stabilirono a Roma. Tra di essi, alcuni portavano i cognomi Almosnino, Corcos, Gategno e Sarfati. Un gruppo più piccolo (che comprendeva anche gli Abarbanel) si rifugiò a Napoli e dintorni, e lì rimase fino all’espulsione degli Ebrei dal Regno di Napoli, nel 1541.

 

L’arrivo degli Ebrei “portoghesi”
È nella seconda metà del XVI° secolo che si registra l’arrivo di nuovi migranti ebrei sul territorio italiano: i cosiddetti Ebrei “portoghesi”. Venivano non solo dal Portogallo, ma anche dalla Spagna e dai territori sottomessi alla Corona spagnola, tra cui la città, oggi belga, di Anversa. Tutte queste persone erano formalmente cattoliche: ogni forma di culto ebraico era vietata e perseguita nei loro luoghi d’origine, e il loro attaccamento all’Ebraismo era tenuto nascosto.

Queste persone, i cui antenati erano principalmente Ebrei convertiti a forza al Cristianesimo alla fine del 1400, sono solitamente chiamati “Marranos”. Con lo spostamento a paesi dove l’Ebraismo era tollerato, molte di queste famiglie iniziarono a professare la loro fede più liberamente. Inizialmente questo flusso si concentrò a Ferrara ed Ancona; ma alla fine del XVI° secolo, Venezia e Livorno diventarono le principali destinazioni. Numerosi gruppi di Ebrei portoghesi (ex-marrani) si stabilirono a Genova e in Piemonte tra il 1500 e il 1700. Tutti questi migranti fondarono grandi comunità che seguivano il rito sefardita. Alcune famiglie recuperarono i cognomi dei loro antenati ebrei che erano vissuti nella Spagna medievale: Aboab, Attias, Mazaod and Namias. Altri presero i cognomi che indicavano a quale delle tre caste sacerdotali appartenevano i loro antenati: Cohen, Levi e Israel. La maggior parte però scelse di mantenere i cognomi che usavano da Cattolici, tra cui Fonseca, Lopes, Mendes, Pinto e Rodrigues.

Col tempo, Livorno – unica città italiana con un’importante presenza ebraica che non istituì mai un ghetto – divenne il fulcro della vita ebraica italiana, attraendo tanti Ebrei di ogni origine da tutte le parti d’Italia. La propagazione graduale del rito sefardita in Italia fu principalmente dovuta all’influenza degli Ebrei “portoghesi”.
Tra i secoli XVII° e XX° arrivarono in Italia (soprattutto a Livorno) tanti Ebrei provenienti dal Nord Africa, che portavano con sé cognomi come Busnach, Elhaik, Racah e Sasportas.

Tutto questo mostra il grado di complessità cui può arrivare la storia delle comunità ebraiche in ogni area geografica. In situazioni tali – che sono più che comuni nella storia ebraica – uno può facilmente essere ingannato da opinioni troppo semplificatorie o da affermazioni che usano termini ambigui.

Alexander Beider
Collaboratore di Forward

Alexander Beider è un linguista e l’autore di un’importante bibliografia sull’onomastica ebraica e la storia dello Yiddish. Vive a Parigi.


25 Commenti:

  1. Che articolo interessante, sarebbe bello leggere anche sui Romanioti, sui cripto-ebrei Donme (discendenti di Sabbatai Zevi) e ancora di più sui Caraimi. Anni fa sono stato in una piccola sinagoga caraima ad Istanbul nell’omonimo quartiere di Karakoy e mi aveva affascinato. Non sono stato più in grado di ritrovarla successivamente perché molto nascosta, o forse era stata chiusa.

  2. Che articolo interessante! Nel cimitero ebraico di Finale Emilia, fondato nell’anno 1600, restano 22 lapidi antiche con epigrafi in ebraico: i cognomi sono tutti attribuibili ad alcuna delle tre categorie elencate nell’articolo, meno uno, che è “Hamaìn”. Qualcuno sa dirmi da dove potrebbe provenire? Ho provato a scrivere ad alcuni Hamaìn attraverso Facebook, ma nessuno ha saputo dirmi qualcosa dei loro cognomi, dei quali ignoravano anche che fossero di origine ebraica.

  3. Signora Balboni . È sicura della lettura HAMAIN ? Non suona ebraica nè città .. Ha Maim ? Comunque nelle mie letture di documenti del 500 e 600, mai sentito .. immagino che qualcuno le avrà dato questa lettura perché certamente la scritta è in ebraico (e senza le vocali ..) controlli ..

  4. Signora Balboni controllimla parola HAMAIN che non suona ebraica , immagino che qualcuno che legge l’ebraico e senza le vocali glie l’ha data ma credo non sia la giusta lettura ..

  5. Non sono ebrea e non ho cultura specifica in merito al tema dell’articolo, ma l’ho trovato talmente interessante quando stamattina l’ho sentito leggere alla trasmissione Pagina Tre di Rai Radio 3 che mi è venuta voglia di cercarlo e leggerlo con calma per conto mio….grazie all’autore!

  6. Grazie, ho letto tutto con molto interesse. È invidiabile come , attraverso il tempo ed i luoghi, questo popolo particolare ha saputo mantenere la propria identità e anche sviluppare una propria cultura collegata al Paese di appartenenza.

  7. Bell’articolo letto per passaparola.
    Sono sarda e penso non di origine ebraica,sapevo di “marranos” e di schiavi dei romani.
    Nella mia terra molti cognomi sembrano riportare a queste meravigliose origini.
    Purtroppo il tempo e i tempi hanno lasciato troppi pregiudizi-
    Grazie

  8. Certamente interessante l’articolo come interessanti sono alcune alcune dele considerazioni fatte dai commentatori a questo. Purtroppo, per lo studioso o l’appassionato di genealogia, l’Italia dei cognomi è vastissima. Si dice infatti che l’Italia abbia il maggior numero di cognomi relativi alla sua popolazione e le origini di questi sono molteplici per cui è difficile tirare delle somme e derivare conseguenze “ solo” da essi. Un esempio sia proprio il mio di cognome, Milano, che molti tendono immediatamente ad identificare come uno di derivazione Ebraica per la nozione che i cognomi di città spesso (ma non sempre) lo sono. Nel mio caso la famiglia ha conservato la nozione che noi si fosse di origini Ebraiche eppure i Milano Ebrei più famosi d’Italia (quelli imparentati con il famoso storico Attilio Milano) hanno tutta un’altra spiegazione del loro cognome che hanno pubblicato nel libro ” Mishpacha Milano “ in Israele. Loro si dicono discendenti da un Ebreo Siciliano residente a Fondi e di origini Egiziane, tale Elia Capone, in seguito uno dei suoi discendenti che si recava spesso a Milano per raccogliere le tasse della comunità di li , sembrerebbe, aver ricevuto “ Milano” come soprannome che poi questo sia stato adottato come cognome. Strano però che un gruppo “ Anusim” o marrani , cognominati Dias, che arrivarono dal Portogallo in Italia e li vennero circoncisi, oltre a ricevere dei nuovi nomi Ebraici (usanza ovvia visto che uno viene chiamato alla lettura della Torah con il proprio nome di Ebreo) essi ricevettero anche un cognome , quello di Milano (come si legge nel libro i dialoghi di Marrakesh) . Inoltre se è ipotizzabile che i Milano Lombardi e Piemontesi possano essere di Origine di questa città e non Ebrei, i numerosissimi Milano del sud come ci sono arrivati? Tutti emigrati in massa da Milano? E i Milano d’Aragona nobili di Napoli? Quelli erano Catalani ( sempre la leggenda familiare ci vuole imparentati con quelli ma ne dubito) partiti dalla Spagna con questo cognome o uno che gli somigliava, ma in Spagna c’erano Ebrei Milano già almeno dal 1260! Ecco queindi che le cose si complicano moltissimo. Ferrara per esempio, a Napoli, vuol dire semplicemente che qualcuno della famiglia era “ Ferraro” cioè un fabbro, quindi, non tutti i Ferrara d’Italia sono di Ferrara e non tutti sono Ebrei di origine. Un commento su quel cognome che Maria Balboni cita se questo fosse Ha Maim , e il mio Ebraico non si fosse ben arrugginito, questo credo sarebbe “ l’acqua “ (come nel cognome Dell’Acqua?).

    1. Attenzione perchè, come da Lei peraltro accennato, quando parliamo di cognomi, “Ferrara” non è un toponimo, ma un cognome che indica una professione, appunto quella di fabbro ferraro. E’ la versione meridionale dei cognomi settentrionali “Ferrari” e varianti (Ferrero etc), un pò come accade per il cognome “Russo”, che è la versione meridionale di “Rossi”.
      Quindi quando incontriamo il cognome “Ferrara”, esso non indica mai nè una qualsiasi relazione con la città di Ferrara (a differenza del settentrionale “Ferraresi” e del meridionale “Ferrarese”), nè origine ebraica.
      Questo per direche che quando parliamo del cognome “Ferrara”, non è esatto dire che “non tutti sono Ebrei di origine”, mi perdoni la citazione. Sarà invece esatto dire che nessuno è di origine ebraica, a differenza di quanto accade per cognomi come per esempio “Ravenna”, “Fano”, “Rieti”, “Ancona”, “Ottolenghi” (toponimo per la città tedesca di Ettlingen) etc etc etc.

      Saluti

      Lorenzo Melli, Ferrara

  9. Vorrei porre una domanda dopo aver letto questo interessante articolo.
    Credo che il lato materno della mia famiglia, di Ancona, abbia origini ebraiche, di cui è stata persa memoria. Convertiti dalla Spagna? Il cognome è Bramucci. Mio zio facendo delle ricerche, o supposizioni non so, parlava di un (A) bramucci. Quindi il nome avrebbe collegato la famiglia con Abramo, ma in senso dispregiativo credo, come appellativo dato loro dai cristiani. Qualcuno sa niente? Alcune caratteristiche del nonno e i suoi fratelli e sorelle, sia fisicamente che come attitudini alla musica e altro ci fa pensare così

  10. Bellissimo articolo, veramente interessante.
    Da molti anni ho iniziato una ricerca sul cognome Melis che mi ha portato nella civiltà sumerica.
    Avete notizie circa il cognome Melis.
    Grazie per la cortese attenzione

    Gian Franco Melis

  11. Io potrei darle delle informazioni in merito Ciro Moses Davino 349 67 60 690 in quanto esperto di cognomi ebraici molto diffusi nel sud

    1. Grazie per la cortese attenzione, la mia ricerca parte dai Meli m sumerici e dagli interpreti MLS , Melo di Bari,
      codice diplomatico Barese , Pisa ed altri fino al 1492, la cacciata dal regno di Spagna.
      Possiamo allargare la ricerca ?

    2. Articolo interessantissimo.
      Signor Ciro Moses Davino, cortesemente potrei avere una sua e-mail?
      Abito in Uruguay ed una persona di origine ebraica mi ha detto che il mio cognome materno Cassaniti, siciliano di Linguaglossa, è ebraico.
      Ho fatto qualche piccola ricerca senza soddisfacenti risultati.
      In un vecchio libro l’ ho trovato scritto in questa maniera: Khazaniti, ma non specifica le origini!
      Grazie per la cortese attenzione

      Remo Rodio Cassaniti

  12. Quisiera saber sobre el apellido Fronzi porque mi abuelo y toda su familia eran de Ancona, mi abuelo especificamente de Senigalia (Ancona). He visto que hay en España Franci que es muy parecido y es de orígen Sefardí. Gracias

  13. Ho letto con interesse l’articolo, perchè cerco una risposta ad un mio questito.
    Mia bisavola nata nel 1833 si chiamava Toribolo (ed è registrata in tutti gli atti con questo cognome), penso sia un cognome di origine ebraica (ho trovato alcuni documenti i quali accertano che alcuni Toribolo residenti a Trieste finirono nei campi di sterminio nazisti in quanto ebrei).
    Però suo padre Giacomo nato nel 1793 in provincia di Treviso viene registrato alla nascita col nome di Terribile, mentre alla morte è registrato con Toribolo. Purtroppo gli atti relativi al padre di Giacomo son illeggibili per cui non si può sapere come veniva chiamato. Come mai. Qualcuno mi sa dare una spiegazione?

  14. Ho pensato subito che il cognome che lei indica con “Toribolo” fosse la forma italianizzata di un cognome ebraico. In effetti, “turibolo” (o incensiere) in ebraico è בָּזִיך, che si legge Basich, o Bosich (non so molto bene quella lingua). Con una ricerca di “Bosich” su Google si trovano indicate alcune sepolture in cimiteri ebraici istriani con quel cognome. Prosegua, può essere una traccia!

  15. Mi piacerebbe sapere se il cognome GARDA diffuso nel nord Italia, in particolare nel bresciano, ha origini ebraiche.
    Grazie infinite per la risposta.

  16. Buonasera, qualcuno mi potrebbe dare informazioni sul cognome Fornari? So che nel Lazio e altre regioni dell’Italia centrale appartiene a famiglie di origine ebraica, ma è così per tutti i Fornari?

  17. Mio bisnonno materno – veneto ma di origine austriaca – si chiamava MILANI: è cognome ebraico ?
    Il mio cognome è RETTORE (dicono che esista nel Veneto da 2000 anni circa): è cognome ebraico ?
    La nonna materna (veneziana scappata dall’ex Yugoslavia) – di mio marito ha trasformato il suo cognome in DESIDERI: è cognome ebraico ?

  18. Ottimo articolo. Si potrebbe sapere qualcosa di più in merito alla probabile relazione ebraica con il cognome Marini? Grazie.


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