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La Comunità ebraica di Milano e il prossimo futuro

Proposte per uscire dalla crisi

Il consiglio della Comunità ebraica milanese è di nuovo in crisi. I fatti scatenanti sono noti a tutti i lettori che certamente hanno potuto seguire in diretta l’ultimo consiglio (aperto al pubblico fino alle 22 per poi chiudere i battenti) e le cronache accurate di Mosaico-Cem. La lettera che il presidente Walker Meghnagi ha inviato a Ignazio La Russa e Giorgia Meloni in occasione del congresso di Fratelli d’Italia ha reso immediate ed irrevocabili le dimissioni dell’opposizione.

Ma la comunità milanese è in crisi di identità da tempo. Già nella precedente legislatura il consiglio ha visto dimissioni e nuove nomine, nonché la decisione di anticipare le elezioni per eleggere nuovi rappresentanti. Poco è cambiato, se non l’esito: a capo della comunità è Walker Meghnagi della lista Beyahad, che ha sfilato il posto a Milo Hasbani di Milano Ebraica per pochi punti. A comporre i due schieramenti poche novità, come vi abbiamo raccontato a suo tempo. E lo stallo nella giunta, alle prese con l’attribuzione di assessorati e vicepresidenza, ha reso farraginosi i lavori del consiglio. Tante le difficoltà perché tante sono le anime che compongono la comunità, che forse sta vivendo un problema identitario nella scelta dei propri rappresentanti, tra disaffezioni e calo demografico. Una prima soluzione sembrerebbe essere quella della costituzione di un governo tecnico a giunta unica, costituito di assessori che mettono a disposizione le proprie competenze e che, al di là delle visioni politiche di ognuno, si impegnano a portare a termine il mandato. A questo pensa Milo Hasbani che, intervistato sull’argomento, lancia l’idea pensando “a un gruppo di assessori responsabili molto preparati e dalla lunga esperienza, capaci di lavorare per il bene comune”. Una novità quella della lista unica che potrebbe spostare l’attenzione dalle consuetudini consigliari. Servirebbe un ricambio degli assessori? “L’idea che i giovani compongano il consiglio della comunità è poco realistica”, commenta Hasbani, “Ci abbiamo provato in ogni modo ma i giovani sono molto impegnati tra lavoro e famiglia e il consiglio ha bisogno di persone che possano dedicarsi a questo tipo di lavoro”.

Di diverso avviso è Rony Hamaui: “Il ricambio è necessario, ma è molto complesso attuarlo, sia per la disaffezione degli iscritti, sia per il calo demografico, sia per un problema di leadership. Il consiglio attuale non rappresenta le istanze dei giovani e a mio avviso avrebbe bisogno di gente di cultura, capace di avere più visione. Credo che uno o due leader nuovi, che rompano gli schemi noti, mobliterebbero risorse più fresche. Poi c’è un problema strutturale, che va considerato: la nostra legge elettorale impone di avere due gruppi antagonisti e forse il modello non è più funzionale alla situazione corrente. Bisogna chiarirsi su un punto importante: vogliamo una governance in cui governa la maggioranza o una in cui si governa tutti insieme?”.

Walker Meghnagi e Ilan Boni molto gentilmente hanno declinato l’invito a esprimere la loro visione sul prossimo futuro, mentre è intervenuta Antonella Musatti che sottolinea la necessità di una Commissione costituente che attivi tutte le sinergie possibili per raggiungere una situazione di vera rappresentatività, in cui tutti gli enti ebraici siano formalmente coinvolti. “Non sembra impossibile una modifica organizzativa come la vigente non solo in Nord America, ma anche in tanti paesi europei che accentri solo alcuni servizi di base e stabilisca come ripartire i fondi del 8 per mille tra i servizi comuni, i vari progetti e le varie “congregations”. Nel frattempo dobbiamo modificare il vigente regolamento elettorale per accogliere tutte le componenti e per permettere che si instauri anche nella gestione una democrazia effettiva. Si credeva, cambiando il precedente regolamento, di migliorare la governabilità della comunità, in realtà purtroppo visto che i meccanismi di tale regolamento esigono che le liste siano sempre di 17 membri, ci siamo ritrovati con due sole liste, un’aumentata contrapposizione e un maggior immobilismo (non solo per il ricatto delle possibili dimissioni ma anche perché è necessario il voto dei 2/3 dei consiglieri per ogni modifica di peso di situazioni o posizioni consolidate). Oggi forse non c’è una reale crisi di identità. C’è una impossibilità di coesistenza delle diverse sfaccettature della nostra identità ebraica”.

Cosa fare, quindi? “Più comunicazione, più ascolto reciproco, più interscambio tra tutti sono necessari”, continua Musatti, “come modificare la composizione del Consiglio, ampliandone per regola la rappresentatività per range di età e se possibile per mix di appartenenza, con l’obiettivo di lavorare realmente insieme”. Quanto alla possibilità di istitutire un governo tecnico, cosa pensa? “Personalmente non perderei tempo… I meccanismi comunitari già oggi prevedono che la ordinaria amministrazione venga portata avanti dal consiglio decaduto nella sua interezza ( la maggioranza decide, la minoranza partecipa e vigila).
Se è necessario attivare elementi  straordinari penso basti approvarli all’unanimità e informare l’UCEI. E’ quello che andrebbe fatto subito per mettere al lavoro la commissione elettorale”.

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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