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Il caso tahina: la popolare salsa al centro di una battaglia per i diritti della comunità LGBT

Julia Zaher, titolare di noto brand di tahini, è vittima di un boicottaggio commerciale. La sua colpa? Una donazione per sostenere i diritti dei gay e dei transgender della minoranza araba in Israele

Un vero e proprio boicottaggio per aver fatto una donazione a un gruppo israeliano che difende diritti delle comunità LGBTQ: è questa la storia che approfondisce il sito del Jerusalem Post. 

La vicenda ruota intorno a Julia Zaher, arabo-israeliana, proprietaria di Al Arz Tahini a Nazareth, ora oggetto di un boicottaggio della sua attività commerciale dopo aver fatto fatto una donazione a un gruppo per i diritti chiamato Aguda. L’obiettivi era creare una hotline per gli israeliani LGBT di lingua araba come vi aveva raccontato Joimag qualche giorno fa

Dopo che l’organizzazione per i diritti dei gay l’ha ringraziata pubblicamente, il contraccolpo nella comunità araba conservatrice di Israele è stato rapido e spietato, come riporta il New York Times “Gli attivisti hanno chiesto il boicottaggio della sua compagnia, Al Arz. Su Facebook e Twitter circolavano video di negozianti arabi che tiravano fuori dai loro scaffali il tahini di Al Arz e lo gettavano nella spazzatura. Un dirigente di una delle più grandi catene di alimentari di proprietà araba in Israele, Al Mashadawi, ha detto che stava pensando di eliminare Al Arz dai suoi 14 negozi. I due stabilimenti di Julia Zaher nella zona di Nazareth producono dalle 20 alle 25 tonnellate di tahini al giorno. La pasta densa che producono dai semi di sesamo etiope è quasi onnipresente nei supermercati e nei ristoranti in Israele, ed è esportata in 18 paesi, compresi gli Stati Uniti. E la signora Zaher è diventata la rara donna a guidare un’importante azienda di proprietà araba”.

Per sua fortuna, però, la signora Zaher può contare su un nutrito gruppo di amici tra i diplomatici israeliani nel mondo, che nei giorni scorsi, per sostenerla, hanno acquistato 600 libbre della sua pasta. Galit Peleg, ex diplomatico a New York New York, dopo aver arruolato decine di di colleghi per procedere a un acquisto di gruppo della popolare pasta di sesamo, ha dichiarato. “Julia è è un modello per le donne imprenditrici e una svolta per le donne d’affari nella società araba. Inoltre ha dato molti contributi importanti per la promozione delle minoranze nella società israeliana, soprattutto all’interno della comunità araba”.

I promotori del boicottaggio sostengono di non avere alcuna obiezione a ciò che i gay e i transgender fanno in privato, ma che la donazione contribuirebbe a “normalizzare” il loro stile di vita “innaturale”.

 


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