Cibo Le ricette di Hamos Guetta
La Mimuna, la festa che celebra l’uscita da Pesach

Un racconto (con ricette) della tradizione libica e nordafricana

C’è una festa che non tutti conoscono. Segna la fine di Pesach e si celebra con un menù particolare, fatto di un pane lievitato, cotto con un uovo intero al centro, per accompagnare una frittata golosa. Alcuni preparano anche una pagnotta dolce, farcita di uvetta e in alcune tradizioni, diversi dolci (con gli ingredienti di Pesach naturalmente, perché vengono cucinati prima della fine della festività). Si chiama Mimuna, proprio come quel pane altamente simbolico, e fa parte della tradizione libica e nordafricana. Hamos Guetta, il nostro cantastorie della buona tavola, ce la racconta.

Quando ero bambino le mamme cominciavano a preparare il pane la sera prima di andare a dormire e l’impasto prevedeva una mimuna per ogni membro della famiglia, comprese misure ridotte per i più piccoli. Ognuno doveva avere la propria mimuna per fare festa: era un momento liberatorio, dopo una settimana di restrizioni alimentari, vedere quel pane lievitato. Mancava sempre qualcosa però per la sua realizzazione e noi bimbi venivamo spediti dai parenti o dai vicini a chiedere quel che mancava: le case erano state completamente ripulite per Pesach buttando via anche le spezie vecchie, spesso non rimpiazzate da quelle nuove… Era un momento atteso da tutti in famiglia e la festa veniva celebrata con grande gioia a casa. Le comunità del Marocco invece fanno grandi feste serali, addirittura danzanti, offrendo a famigliari e amici tavole riccamente imbandite di dolci di ogni genere. E in Israele si festeggia con grandi pic nic.

Il pane con l’uovo al centro è un augurio di vita dolce e felice. Quell’uovo natralmente rappresenta il ciclo della vita e non è un caso infatti che un pane simile si prepari anche nel mondo cattolico durante la Pasqua. In Calabria, le Cozzupe hanno un aspetto quasi identico alle Mimune. La storia della festa ebraica racconta anche una storia di nuove unioni. Tra Purim e Pesach non si celebravano matrimoni per paura di non fare in tempo a togliere tutto il Hametz, mentre nei giorni tra Pesach e Lag BaOmer si evitavano per ricordare il lutto della morte dei 24,000 studenti di Rabbi Akiva.

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Passavano dunque due mesi e Isrù Hag di Pesach, cioè il primo giorno feriale dopo Pesach era la prima data disponibile. Quella sera si facevano feste aperte nei paesi, per permettere ai giovani di conoscersi e fidanzarsi: era “Lilech elhass ulnuar”, la sera dell’insalata e dei fiori. All’uscita dal Tempio, si usava acquistare dei fiori e qualche foglia di lattuga, farne un mazzo e batterlo gentilmente sulla testa dei propri famigliari, in segno di augurio per un anno verde, fiorente e produttivo. L’insalata e i fiori insieme rappresentano la semplicità, il nutrimento e la bellezza, la felicità, la ricchezza della vita. Quel mazzo di fiori e lattuga poi veniva porto dai ragazzi all’amata, la quale, se interessata, lo accettava. E assumeva un’altra simbologia: rappresentava l’umiltà e l’amore insieme, ingredienti fondamentali per un matrimonio felice.

Una festa gioiosa, che coinvolgeva anche i non ebrei nelle località della Libia. E i maestri di quella tradizione hanno scritto:

מי שלא ראה שמחת “לילת’ אלכ’ס ואלנוואר” בקרב יהודי לוב, לא ראה שמחה מימיו
Chi non ha visto la gioia della “sera dell’insalata e dei fiori” tra gli ebrei di Libia, non ha mai visto la gioia nella sua vita.

Ci sono varie scuole di pensiero sul perché si chiami Mimuna. Potrebbe derivare da Rav Maimon haDayan, il padre del Rambam. Si dice infatti che sia morto il settimo giorno di Pesach e che si faccia una Hillula in suo onore il giorno dopo Moed, quindi il primo giorno dopo Pesach. E questo spiegherebbe la presenza del pane e dell’uovo, cibi che vengono mangiati dagli avelim e simboli della ciclicità della vita. Un’altra tradizione invece fa derivare Mimuna da Emunà, fede, guardando alla fine del mese di Nissan come momento possibile di redenzione futura.

E in cucina? Si prepara la mimuna con il suo uovo al centro. Seguendo questo video potete prepararla velocemente:

Se invece volete essere fedeli all’antica tradizione, ecco come fare:

Questo pane accompagna una frittata molto ricca, la Bukaeba: si cucina con la salsiccia e un pezzetto di Lia, il grasso della coda di una pecora che si trova in Grecia e in Libia, condita con aglio e paprica… Un’esperienza gustativa eccezionale!

A tutti “urbahu usaadu!”, la frase di augurio della Mimuna, per un successo materiale e spirituale!

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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