L'agenda di Joi
Hebraica
La Torah su un piede solo

Qual è l’importanza oggi della regola basica del “Non fare al tuo prossimo quello che non vuoi gli altri facciano a te”? È per caso questa la vera essenza dell’Ebraismo?

Una delle storie più famose della Ghemarà è questa: un non Ebreo va da Hillel Hazaken e gli chiede di convertirlo e di insegnargli l’intera Torah “su un piede solo” (nello spazio di tempo in cui riusciva a stare in equilibrio su un piede solo). Hillel gli dà una risposta molto semplice: “Non fare agli altri ciò che hai in odio, questo è tutto, il resto è commento”.

Per anni questa è stata una bellissima storia che spiega l’essenza dell’Ebraismo: essere gentile con il prossimo, essere solidale con quelli che ci stanno accanto. È importante ricordare che la storia finisce con Hillel che racconta all’uomo che deve andare e imparare il resto, quindi non deve trascurare lo studio. Adesso però vorrei concentrarmi sul messaggio principale e vedere quanto è importante per noi oggi.

L’idea del non fare agli altri quello che non vuoi gli altri facciano a te sembra semplice: siamo tutti umani e vogliamo tutti essere trattati bene. Come mai allora ci sono così tante storie, ovunque guardiamo, di persone trattate in malo modo da altri umani?
Guardo molto i telegiornali e sono sicuro che molti di noi fanno altrettanto: la diffusione di sparatorie nelle scuole statunitensi è qualcosa che mi colpisce particolarmente. Non il fatto che ci sono bambini che muoiono (sfortunatamente è qualcosa che succede quotidianamente dappertutto) ma che gli esecutori siano in gran parte giovani che si percepiscono come estranei e finiscono per andare nelle loro scuole a uccidere. Recentemente ho visto un video in cui uno degli esecutori parlava tranquillamente della sua intenzione di andare e sparare agli studenti uno a uno e mi ha fatto riflettere: come può un essere umano parlare così serenamente di fare cose così terribili?

Da dove viene questo distacco?
Forse la risposta è semplice: percepiamo le persone come “altro” tutto il tempo, ci permettiamo di dividere l’umanità e le altre persone che sono differenti da noi e pertanto lontane, in gruppi, in modo da poter dire che è accettabile  essere malevoli nei loro confronti perché tanto non sono come noi. Non è certo un’idea nuova e non voglio pretendere che ho scoperto per caso una verità rivoluzionaria. Voglio però fare una domanda: il mondo oggi è interconnesso come mai prima d’ora; ovunque andiamo abbiamo la possibilità di parlare, vedere, innamorarci e capire chiunque da ogni parte del mondo, ma la saggezza convenzionale vuole che siamo meno tolleranti. Come può avere senso?

Considera il tuo prossimo come tuo pari, il resto verrà da sé
Quando guardiamo qualcun altro da dietro uno schermo, è così facile giudicarlo come una “cosa”, un concetto o un’idea, ma non come un proprio simile. Questo ci porta a una situazione terribile: abbiamo così tanta conoscenza delle altre persone, ma non quella pazienza che concediamo a quelli che ci stanno vicini, quella di cui abbiamo bisogno per poter amare, occuparsi degli altri e crescere insieme- Quella pazienza arriva solo quando sentiamo che le altre persone sono davvero uguali a noi e che possiamo dedicare loro la stessa quantità di tempo e spazio che concediamo a quelli che amiamo. I
social media ci hanno portato nei salotti di chiunque su questo pianeta, ma hanno anche avvicinato i cuori oppure li hanno ulteriormente allontanati?
Forse è proprio questa l’importanza delle parole di Hillel: non solo essere gentile con gli altri, ma anche esserlo perché li consideriamo come uguali a noi e perché non vogliamo far soffrire quelli come noi. Una volta che vediamo ciascuno in questo mondo come nostro pari e parte di noi, al punto che ci fa male fisicamente se qualcun altro li ferisce, allora il mondo sarà un posto migliore.

Su questa riflessione e sulla possibilità di riconciliazione che questa parte dell’anno ci porta (dopo tutto Trump e Kim Jong Un sono diventati amici!) auguro a noi tutta la fortuna di trattare gli altri come vogliamo essere trattati.

Ronni Gurwicz
Collaboratore

Ronni Gurwicz is a Public Speaking Coach and Ecosystem Sciences Student at Lund University, Sweden. He grew up in the UK and has lived and worked in various countries including Israel and the USA in the teaching, religious and environmental fields.


Ronni Gurwicz è un Public Speaking Coach e studente di Ecosystem Sciences all’Università di Lund in Svezia. È cresciuto nel Regno Unito e ha vissuto e lavorato in diversi paesi, tra cui Israele e USA nei campi dell’educazione, della religione e dell’ambiente.


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