L'agenda di Joi
Voci Strano ma ebreo!
Israele e i maiali: storia di un rapporto difficile

Ci sono maiali in Israele? Come viene percepito l’animale impuro per eccellenza nello Stato Ebraico? Marina Morpurgo ci racconta una realtà “Strana, ma Ebrea!”

Ricordo ancora quella foto in bianco e nero, il trafiletto sulla Gazzetta di Parma.
“Delegazione israeliana in visita nell’azienda Pincopallo, per apprendere i segreti della produzione del culatello”. Delegazione ISRAELIANA che impara a fare il CULATELLO?
Mi imbattevo così, anni fa, nella classica notizia sensazionale, l’uomo che morde il cane. Anima fino a quel momento innocente, finalmente avevo capito che cosa provano i bambini cattolici quando gli dicono che Babbo Natale non esiste.

Pur essendo cresciuta in una famiglia dove mia madre era capace di gridare davanti a un’arista di maiale come se avesse visto Satana in persona, ma poi mangiava con serenità prosciutti e salami – evidentemente la lavorazione gli faceva perdere la suinità, rendendo il maiale un essere più puro, migliore – avevo sempre avuto la convinzione che in Eretz Israel i maiali non ci fossero. Che alla fondazione dello Stato si fossero guardati in faccia dicendo: “Qui maiali niente, vero?” e che la risposta corale fosse stata una risatina tipo che certe cose non bisognerebbe nemmeno pensarle.

Lì però era finita la mia innocenza, e per la prima volta scoprivo che sì, c’erano dei maiali in Israele, in certi kibbutzim, solo che viaggiavano sopraelevati rispetto al suolo di Eretz, e che i loro zoccoli non fessi non potevano scavare nella terra, perché impediti da pedane di legno; un escamotage mica male.

In seguito ho saputo che la legge che impediva l’allevamento dei maiali fu approvata solo nel 1961, ai tempi di Ben Gurion, e che fu oggetto di un dibattito politico furibondo, perché qualcuno vedeva nel prosciutto libero una ribellione contro le imposizioni della religione e un riconoscimento della natura laica di Israele. Nel 1963 la legge fu in piccola parte attenuata, perché venne riconosciuta una zona franca nel nord, dove vivevano numerosi arabi di religione cristiana. I kibbutzim fuori da quella zona avrebbero potuto continuare ad allevare maiali solo per scopi di ricerca.
Il centro della perdizione – leggi Mizra delicatessen di maiale – era e rimase il kibbutz Mizra, fondato nel 1923 in Galilea, e noto anche per qualcosa di meno controverso, ovvero per l’aver ospitato il quartiere generale del Palmach ai tempi del Mandato Britannico.

Oggi la popolazione suina si aggira (sono dati forniti dal governo) sulle 120.000 unità. In rete si trovano documenti dal titolo “Guidelines for Pigs Welfare in Israel”, ed esiste dal 2012 un Pig Health Department. Un documentario dal titoloPraise the Lard” – che tratta appunto dell’allevamento di suini in Israele – ha fatto nel 2017 il giro di diversi film festival ebraici di tutto il mondo.

È un fatto curioso, e al tempo stesso rappresentativo – al di là delle battute – di quanto possa essere complicato e fertile il rapporto con la realtà. Uno dei grandi centri di allevamento è diventato il kibbutz Lahav, nel Negev, dove buona parte dei maiali viene utilizzata per la ricerca – come è noto i maiali per loro grandissima sfortuna e nostra fortuna hanno una fisiologia e una morfologia simili a quella dell’uomo – ma un abbondante surplus viene venduto come carne per il consumo alimentare. A Lahav lavorano scienziati religiosi, che mai si mangerebbero una costoletta e portano la kippah, ma toccano tranquillamente e accarezzano l’animale considerato talmente impuro che ai tempi dell’influenza suina del 2009, in Israele qualcuno insisté per chiamarla “influenza messicana”, dal luogo in cui aveva avuto origine.

 

Marina Morpurgo
Redazione JOI Mag

È nata a Milano nel 1958 e da allora ha deluso quasi tutte le aspettative, specie quelle relative a peso e altezza. Manca di senso del tragico, in compenso riesce a far ridere – purtroppo anche quando non è nelle sue intenzioni. Ex giornalista (“l’Unità”, “Diario”), ora traduttrice, ha scritto sette libri per ragazzi e alcuni manuali scolastici. E quattro libri per adulti, di cui l’ultimo è “È solo un cane (dicono)”, pubblicato da Astoria, e in cui racconta come la sua famiglia si salvò dal nazifascismo.


3 Commenti:

  1. I miei compagni di scuola ebrei, mille anni fa (a parte uno o due), mangiavano bei panini col prosciutto e sostenevano che il prosciutto è kosher !!!


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