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Viaggio a Manchester

Un percorso nella storia della città ebraica

La via più semplice per conoscere la Manchester ebraica è recarsi presso la sua sinagoga più antica. La scelta non è tanto giustificata da ragioni religiose, anche considerando che il tempio non è più in funzione dal 1981, quanto da motivi storici, sociali e artistici. È in questa magnifica costruzione in mattoni rossi dallo stile eclettico che ha sede infatti il Manchester Jewish Museum, il secondo museo ebraico del Regno Unito dopo quello di Londra e l’unico a trovar sede in una ex sinagoga.
Uscito recentemente da una ristrutturazione costata oltre sei milioni di sterline e durata due anni, quello che un tempo era uno spazio espositivo senza dubbio dignitoso, ma giudicato po’ polveroso e antiquato dai suoi stessi responsabili, dal luglio scorso è rinato in una smagliante veste moderna. Accanto agli spazi dell’antico luogo di culto di fine Ottocento, che è stato a sua volta restaurato e restituito allo splendore originario dei suoi velluti rossi, panche e matroneo in legno scuro e vetrate colorate, a integrare l’edificio storico è stato costruito ex novo un padiglione in metallo color ruggine dalle discrete decorazioni moresche.
Al suo interno oggi si tengono periodici incontri culturali, presentazioni, concerti e corsi, mentre il percorso espositivo è stato letteralmente rivoluzionato, dagli oggetti conservati nelle teche ai pannelli illustrativi. Nel rinnovamento si è voluto superare il tono impersonale che caratterizzava le mostre precedenti alla ristrutturazione, raccontando l’evoluzione della comunità mancuniana in maniera più coinvolgente e presentandone le vicende attraverso manufatti e oggetti personali corredati dalla storia dei loro antichi proprietari. In una atmosfera che si è scelto di mantenere calda e familiare, evitando anche certi eccessi di high tech che avrebbero potuto rendere il tutto troppo asettico, si ripercorre così una storia iniziata alla fine del Settecento.
Era infatti il 1786 quando 14 famiglie di ebrei si insediarono in città, in un’epoca in cui Manchester era solo un grande borgo che stava però imponendosi sulla scena economica e sociale inglese grazie alle attività manifatturiere, in particolare la lavorazione del cotone. Prima di accedere alle sale del museo, che comprende tra i nuovi spazi anche un caffè vegetariano kosher style che offre anche la possibilità di imparare la preparazione dei piatti ebraici, sul pavimento dell’atrio di ingresso i visitatori possono consultare anche una enorme mappa della zona dove sorge la sinagoga-museo.
A differenza dell’epoca attuale, che vede l’ex tempio sefardita circondato da capannoni e magazzini, fino a tutto l’Ottocento e per buona parte del Novecento il quartiere di Cheetham Hill era stato uno dei principali quartieri ebraici di Manchester, tanto da conservare poco lontano dalla sinagoga l’unica Torah Street del Regno Unito. Oggi la zona è caratterizzata dalla presenza di diverse comunità, che insieme a quella ebraica ogni anno a settembre danno vita al Cheetham Cultural Festival nel corso del quale aprono le loro case e attività in uno scambio di cibo, musica e attività ricreative. La maggior parte degli ebrei mancuniani si è però spostata a Cheshire, a sud del centro, e nei sobborghi a nord di Salford, Prestwich e Whitefield.

A conferma dell’importante presenza ebraica nell’area settentrionale della città, all’inizio del 2014 si sono qui conclusi anche i lavori di installazione del più grande e complesso eruv del Regno Unito. L’intera zona, densamente abitata da osservanti ortodossi, è stata delimitata dal filo sospeso che consente di compiere durante lo Shabbat alcune delle azioni altrimenti non consentite come lo spingere il passeggino di un bambino o spingere la carrozzina di un infermo o anche solo portare con sé gli occhiali per partecipare alle funzioni in sinagoga. Leggerissimo e quasi impercettibile, il cavo che abbraccia l’area superando strade e abitazioni attraverso un complesso sistema di pali che impattano minimamente sull’ambiente, viene regolarmente controllato nella sua integrità ogni venerdì e costa alla congregazione circa 30mila sterline all’anno.
Un’altra prova dell’importanza della comunità mancuniana, che come si scopre nelle sale del Jewish Museum ha contribuito in modo massiccio allo sviluppo industriale, culturale ed economico della città e che oggi conta circa 30mila anime, è il fatto che presso il Manchester Jewish Community Centre in Bury Old Road a Salford abbia sede il Manchester Beis Din, il tribunale rabbinico il cui servizio di certificazione kosher si occupa dei più grandi produttori di alimenti venduti nei supermercati di tutto il mondo. E a proposito di negozi, va ricordato che Manchester è stata anche il luogo in cui grazie all’intraprendenza di un immigrato ebreo bielorusso, Michael Marks, a fine Ottocento sono stati aperti i primi negozi e magazzini di uno dei più importanti marchi di vendita al dettaglio britannici, la Marks and Spencer.

Passando dalle vicende dai singoli a quelle della comunità le cose si fanno più difficili, visto che nel corso degli anni le congregazioni locali sono state protagoniste di scismi, riconciliazioni e dispersioni in diversi luoghi della città. E anche volendo concentrarsi sulle sinagoghe, la faccenda è davvero intricata. La storia racconta di un primo luogo di culto istituito al primo piano di una casa di Long Millgate dai fratelli Lemon e Jacob Nathan, provenienti da Liverpool. Questa prima congregazione porterà alla costruzione nel 1858 della Great Synagogue su Cheetham Hill, mentre alla fine dello stesso secolo si assisterà all’istituzione di nuove sale di preghiera sulla spinta dei nuovi arrivi sia dal Nord Africa e dal Medio Oriente, sia dall’Europa dell’Est. Tra i tantissimi templi, che ai primi del Novecento toccheranno la settantina, si ricorda uno su Oxford Road per gli ebrei che vivevano nel sud della città e uno in York Street per i sefarditi. Molte delle antiche sinagoghe oggi non sono più in funzione, trasformate in centri culturali, abitazioni o, come si è visto per quella spagnola e portoghese di Cheetam, in musei, ma i circa 30mila membri della seconda comunità ebraica inglese dopo Londra non sono certo rimasti senza luoghi di preghiera.
Guardando alle sinagoghe più importanti va ricordata la storia della Bowdon Shul che raccoglie i fedeli della più antica comunità ortodossa nel sud di Manchester. Fondata nel 1872, questa congregazione è conosciuta anche come South Manchester Synagogue, nome che indica anche il suo precedente luogo di culto, oggi trasformato in un centro studentesco. Sito in 19 Wilbraham Road, nel distretto di Fallowfield, l’ex tempio era stato costruito nel 1913 su progetto dell’allora ventiseienne architetto ebreo di origini bielorusse Joseph Sunlight. Destinato ad accogliere la popolosa comunità ashkenazita, l’edificio interpretava in chiave modernista gli stili di una moschea turca, con tanto di cupola e minareto, con richiami, almeno nelle intenzioni del suo ideatore, alla torre della cattedrale di Westminister. Diventata nei decenni poca adatta alle esigenze della comunità, nel 2002 la sinagoga è stata abbandonata e la comunità si è trasferita in una ben più moderna e luminosissima sede di Bodwon, nel sobborgo di Altricham. Degna di nota è anche la Meade Hill Shul, fondata nel 1904 a Prestwich e posta all’angolo tra Meade Hill Road e Middleton Road; circondata da un lussureggiante giardino, si trova a un passo dal vasto Heaton Park. Non troppo lontana, e intitolata allo stesso parco, ha sede la congregazione ortodossa di Heaton Park, attiva dal 1935, mentre al 198 di Altrincham Road troviamo il tempio della congregazione riformata Menorah.

Concludendo questa panoramica della Manchester ebraica, non si possono infine dimenticare i diversi cimiteri che testimoniano l’espansione della comunità attraverso i secoli. Tra sezioni dedicate e luoghi di sepoltura esclusivamente ebraici, la città conta 17 indirizzi, alcuni dei quali sono stati purtroppo teatro anche in anni recenti di profanazioni di carattere antisemita. Uno di questi ha visto nel 2014 la distruzione di decine di lapidi presso il North Cemetery di Blackley, fondato nel 1897 in Rochdale Road. Ancora più antico è il cimitero di Prestiwich, nel cuore dell’omonimo villaggio. Ufficialmente in uso dal 1841 al 1884, sebbene l’ultima sepoltura sia avvenuta nel 1914, è considerato il secondo più antico di Manchester dopo quello piccolissimo di Pendleton, a Salford. Fondato nel 1794 in un terreno che all’epoca si trovava appena fuori dalla città e attivo fino al 1840, questo piccolissimo cimitero di cui oggi si vedono solo cinque lapidi resta una delle prime testimonianze della presenza degli ebrei a Manchester.

 

Camilla Marini
collaboratrice

Camilla Marini è nata a Gemona del Friuli (UD) nel 1973, vive a Milano dove lavora da vent’anni come giornalista freelance, scrivendo prevalentemente di cucina, alimentazione e viaggi. Nel 2016 ha pubblicato la guida Parigi (Oltre Edizioni), dove racconta la città attraverso la vita di otto donne che ne hanno segnato la storia.


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