Cultura
Gaga sbarca a Roma

Racconto esperienziale di un workshop di Gaga Dance in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica

«Il tema del rinnovamento è molto presente nella cultura e nella tradizione ebraica ma spesso con aspetti contraddittori. Nella preghiera del mattino benediciamo, con una formula molto antica, il Signore che crea la luce e le tenebre, che illumina la terra e coloro che la abitano, che “rinnova [con] la sua bontà ogni giorno l’opera della creazione”. La creazione si rinnova ogni giorno per mano divina. Ma che vuol dire? Sono due le possibili risposte: che vi sia una novità, una nuova creazione quotidiana, o che vi sia la garanzia che la creazione originaria non venga mai meno, che il sole sorga ogni giorno, grazie alla costante vigilanza divina. Il rinnovamento c’è sempre, ma non è chiaro se sia novità o resistenza al logorio». Così ha detto Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma in occasione delle manifestazioni promosse per la Giornata Europea della Cultura Ebraica di quest’anno (e da poco conclusa), che aveva come tema e filo conduttore appunto quello del “Rinnovamento”. Le parole del rabbino smuovono molti interrogativi sui quali ognuno può darsi una risposta di natura interiore e individuale; tuttavia essi fanno parte di un sentire comune e di un bisogno collettivo e universale. Tra le varie iniziative che cercavano di rispondere alla questione Roma ha proposto anche la danza, intesa come il libero movimento del corpo nello spazio, bisogno primordiale dell’uomo, ma anche linguaggio universale. Il “sole che sorge ogni giorno”  vissuto in una danza libera e rinnovatrice è così giunto presso il palazzo della Cultura ebraica, non lontano dallo storico Portico d’Ottavia, dove si è svolto un workshop aperto a tutti (danzatori e non) di danza Gaga.

Gaga dance è un’espressione corporea inventata dall’israeliano Ohad Naharin, linguaggio diventato negli anni una tecnica di grande rilevanza e interesse sulle scene mondiali. Il movimento della tecnica Gaga si propone di andare oltre la tecnica tradizionale o canonica della danza, per rivelare qualcosa di personale, di intimamente connesso con la gioia e con il piacere. E questo non vale solo per i ballerini professionisti, infatti il Gaga ha due direzioni: da un lato lo stile “Gaga dancers” e dall’altro “Gaga people”. Il primo è un training quotidiano vero e proprio a cui si sottopongono i danzatori della “Batsheva dance Company” e riguarda i danzatori della compagnia, selezionati dallo stesso Ohad Naharin (adesso la tecnica Gaga è insegnata anche fuori dalla Batsheva, sia in Israele che all’estero). Il secondo è rivolto a tutti gli appassionati della danza, per cui non è necessario avere esperienza per partecipare ai workshop che si svolgono in Israele e, talvolta, nel resto del mondo.

La grande intuizione di Naharin è che con il metodo Gaga è possibile far vivere profonde emozioni non solo ai danzatori, ma anche a pubblico che li guarda. Perché questa danza viene praticata da individui di qualsiasi età, che non hanno nessuna nozione tecnica della danza e anche da persone con problemi motori, ma soprattutto perché la tecnica Gaga si basa sulla connessione mente-corpo. Il laboratorio romano è stato presentato e tenuto da Elena Bolelli, danzatrice italiana, diplomata come insegnante Gaga a Tel Aviv nel settembre 2021 sotto la direzione artistica di Bosmat Nossan e Ohad Naharin. Qui l’applicazione della tecnica Gaga si è concretizzata in una sequenza di movimenti corporei suggeriti dall’insegnante: a partire da una semplice camminata nello spazio, fino ad arrivare a muovere ogni parte del proprio corpo, sempre alla ricerca di sensazioni particolari da provare e vivere nello stesso spazio. Gli interpreti della lezione, adulti e ragazzi di diversa età e solo in pochi casi vicini alla danza e al movimento in generale (tra cui chi scrive), si sono sentiti a proprio agio nello sperimentare in maniera libera e spontanea le possibilità del proprio corpo, in costante connessione con lo spazio circostante, con se stessi e con gli altri. Dando luogo ad una continua interazione, questo tipo di approccio alla danza ha consentito di esprimere parte di se stessi in un processo di conoscenza continua del proprio movimento in costante connessione con gli altri partecipanti, in un clima di assoluta distensione e di piacevole abbandono al movimento e ai suggerimenti dell’insegnante.

Quest’esperienza, vissuta in prima persona, consente di mettere in discussione i ruoli di coreografo, insegnante, danzatore e fruitore della danza, concependo quest’ultima come un collante, una sorta di fil rouge tra l’arte della danza e i movimenti della vita quotidiana, fino a rappresentare una delle più originali versioni del senso di rinnovamento che rimane l’obiettivo principale della manifestazione romana, ma anche un interessante punto di partenza, che, dando un taglio particolare all’evento, ha invitato e invita il pubblico a conoscere il proprio corpo in movimento come possibile strada da percorrere per raggiungere tale obiettivo.

Il senso di piacere e di gioia vissuto nello spazio del palazzo della cultura ebraica ci avvicina naturalmente alla filosofia di Ohad Naharin, il fondatore della Batsheva Dance Company, di cui è stato direttore e coreografo per tanti anni. Il “linguaggio di movimento” è ciò che identifica questo particolare modo di educare, ascoltare, riscoprire e indagare il movimento del corpo. Gaga infatti è una tecnica che si basa necessariamente sul verbo, cioè sull’utilizzo della parola da parte del teacher (il maestro) per stimolare la creatività del mover (danzatore o più correttamente colui che si muove) attraverso la descrizione verbale di immagini da visualizzare nella mente per tradurle in movimento; il mover, dunque, rielabora queste immagini visualizzate in modo soggettivo affidandosi completamente alla sua creatività e alle sue possibilità fisiche, dando origine al libero movimento corporeo. Per concludere, è bene sottolineare che secondo Ohad, concepire l’essere danzante in questi termini significa considerare danzatore chiunque voglia mettersi in gioco, per esplorare il piacere corporeo scaturito dal movimento, indipendentemente dalle abilità e dalle possibilità fisiche di ciascun individuo. Come abbiamo avuto modo di vedere a Roma, in base alla propria esperienza, ognuno può connettersi alle sensazioni fisiche, interpretare soggettivamente le indicazioni dettate dal teacher durante la lezione, trasformando l’idea elaborata dalla psiche in puro movimento corporeo.

Eirene Campagna
collaboratrice

Classe 1991, è PhD Candidate dello IULM di Milano in Visual and Media Studies, cultrice della materia in Sistema e Cultura dei Musei. Studiosa della Shoah e delle sue forme di rappresentazione, in particolare legate alla museologia, è socia dell’Associazione Italiana Studi Giudaici.


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