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Cultura
Pesach, Pasqua e Ramadan

Di calendari, di deserti, di rivelazioni, di resurrezioni e di liberazioni. Perché quest’anno le tre festività coincidono e quali significati hanno?

Sabato 16 aprile, intorno alle ore 21.00, gli ebrei che vivono sul fuso orario dell’Europa centrale siedono a tavola per celebrare il secondo Seder di Pesach; più o meno nello stesso momento i cristiani di confessione cattolica e riformata celebrano la veglia di Pasqua e, negli stessi minuti, i musulmani interrompono il digiuno alla fine del 14° giorno di Ramadan.
Quest’anno Pesach, Pasqua (con l’eccezione di quella ortodossa) e Ramadan coincidono, per una corrispondenza dei calendari delle tre religioni monoteiste. La festa di Pesach, che commemora l’uscita degli ebrei dall’Egitto e la loro costituzione come popolo libero, dura otto giorni (sette in Israele) dal 14 al 22 (21 in Israele) di Nissan, secondo quanto è scritto in Esodo: «Nel primo mese, al quattordici del mese, di notte, mangerete pani azzimi; sino al ventuno del mese, di notte» (Es 12,18). La festa di Pesach inizia quindi nella notte di plenilunio di Nissan che, di solito ma non ogni anno, corrisponde alla prima luna piena di primavera. I mesi ebraici sono infatti mesi lunari, che iniziano con la luna nuova, culminano il 14 del mese con la luna piena e terminano con l’avvistamento di un’altra luna nuova. La Pasqua cristiana cade, a partire dal Concilio di Nicea del 325, la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera, perciò tra il 22 marzo ed il 25 aprile inclusi. Questo significa che molto spesso la Pasqua cristiana viene festeggiata durante la domenica di Pesach (tranne in quelle chiese ortodosse che seguono il calendario giuliano anziché quello gregoriano) e questo non accade per caso: negli ultimi giorni della propria vita, infatti, Gesù di Nazareth celebrò come ogni anno Pesach in compagnia dei suoi discepoli. Secondo il Vangelo di Marco: «Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?”. Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”» (Mc 14,12-14). Secondo questo racconto il sacrificio pasquale venne immolato e consumato quell’anno di giovedì, lo stesso giorno in cui Gesù istituì l’Eucarestia, morì di venerdì e risorse la domenica. Anche tale coincidenza temporale tra Pesach e gli eventi fondativi del cristianesimo non è accidentale: tra i significati di Pesach vi è infatti quello messianico, che è testimoniato soprattutto dal riferimento al profeta Elia, il più zelante dei profeti ebrei. Pesach infatti è anche definita festa di redenzione e poiché di Elia si dice «Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore» (Ml 3,23), vari sono i richiami al profeta ed al suo ruolo messianico, dal calice che viene preparato per lui alla porta che viene aperta. L’attribuzione a Gesù di una funzione messianica, passa quindi necessariamente attraverso la collocazione degli eventi più importanti della sua vita (istituzione dell’Eucarestia, passione, morte e resurrezione) durante i giorni di Pesach, in cui la tradizione ebraica insegna che Elia potrebbe tornare per annunciare la redenzione finale. I cristiani inoltre rileggono l’uscita dall’Egitto ed il passaggio dalla schiavitù alla libertà in termini spirituali, attraverso il passaggio di Gesù di Nazareth dalla morte alla (nuova) vita. Infine, sempre con riferimento alla yetziat mitzraim, l’uscita dall’Egitto, la figura di Gesù «l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo» viene accostata all’agnello con il cui sangue gli ebrei segnarono gli stipiti delle porte per tenere lontano l’Angelo della morte, nonché all’agnello che veniva sacrificato per Pesach al Tempio di Gerusalemme fino al 70 e.v. In generale e fin dalle sue origini infatti il cristianesimo rilegge moltissimi episodi della storia di Israele, e diversi aspetti delle feste ebraiche, in una chiave (parzialmente) differente e riferita alla figura di Gesù, che aggiungerebbe un nuovo significato all’interpretazione ebraica di tali episodi e feste.

Quest’anno però alla piuttosto consueta coincidenza di Pesach e Pasqua si aggiunge la concomitanza con il Ramadan, mese islamico del digiuno. Anche il calendario islamico, come quello ebraico, è costituito da mesi lunari che iniziano con l’avvistamento della luna nuova, culminano il 14 del mese con la luna piena e terminano con l’avvistamento di un’altra luna nuova. A differenza del calendario ebraico che è luni-solare, cioè aggiunge un 13° mese (Adar sheni) 7 volte ogni 19 anni per garantire che le feste cadano sempre nella stessa stagione e non ci si trovi, ad esempio, a festeggiare Pesach in inverno o Chanukkah in estate, il calendario islamico non ha questo correttivo. Ciò vuol dire che le feste islamiche non sono legate ad una stagione particolare e il mese di Ramadan può cadere in qualsiasi momento dell’anno: quest’anno, per l’appunto, in coincidenza con il mese di Nissan.
Ma qual è esattamente il significato di questa lunga festa celebrata dai musulmani?
Il Ramadan è l’unico mese citato nominalmente nel Corano, poiché in esso vennero rivelati i primi versetti del libro sacro: «È nel mese di Ramadan che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione. Chi di voi ne testimoni [l’inizio] digiuni. E chiunque è malato o in viaggio assolva [in seguito] altrettanti giorni. Allah vi vuole facilitare e non procurarvi disagio, affinché completiate il numero dei giorni e proclamiate la grandezza di Allah Che vi ha guidato. Forse sarete riconoscenti!» (Corano 2,185). Il digiuno di Ramadan è il quarto pilastro dell’Islam e consiste in un’astensione da cibo, bevande, fumo e rapporti sessuali per 29 o 30 giorni (a seconda di quanto duri il mese) dall’alba al tramonto. In tale mese, inoltre, si intensifica l’attiva di preghiera, si compie l’intera lettura del Corano, si praticano ritiri spirituali e si pratica la carità. Il Ramadan sembra quindi più assimilabile alla ricorrenza di Yom kippur o al periodo cristiano della Quaresima. Dal punto di vista storico, tra l’altro, è noto che fino alla rivelazione dei versetti coranici che prescrivono il digiuno di Ramadan (avvenuta probabilmente nel 624), i primi musulmani digiunassero nel decimo giorno del mese di Muharram (primo mese del calendario lunare islamico), coincidente con il 10 di Tishri, cioè col digiuno di Kippur.

 


2 Commenti:

  1. La Conoscenza,il Sapere,la Storia sono fondamentali per conoscere e dedurre quanto le tradizioni,le culture,ci permettano di cogliere il senso della vita che non è surreale,visto che l’Umanità,l’Humanitas ha il cardine della Pace della Libertà ,del Diritto ,della Dignità della Persona,dei Popoli,delle Nazioni ad essere,senza l’orrido della Guerra ,della soppressione fisica degli altri che sono ,individualmente e tutti insieme, uguali ,liberi come la Bibbia quanto la Ragione hanno ribadito e testimoniano ,lottano laddove c’è sopraffazione ,armi e armi letali quanto genocidi ,violenza criminale per una blasfema superiorità di razza rispetto ad un’altra.La Vita è Bene e Male non come scopo ma come scelta nel libero arbitro,essendo l’Umanità nel dovere di aiutare chi muore di sete e di fame,chi è solo nella guerra e nella pace .Buona Pasqua!Buon passaggio verso una vita evoluta,affrancata dalla schiavitù e dalla sopraffazione.Buona Vita nel senso della Virtù che è primariamente Pace e Bene dentro di noi e per tutti quelli che ci vivono accanto.Chiara Sinopoli


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